{"id":93,"date":"2020-07-11T12:30:59","date_gmt":"2020-07-11T11:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=93"},"modified":"2020-07-31T16:24:56","modified_gmt":"2020-07-31T15:24:56","slug":"luigi-ceci-e-la-scuola-di-latino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=93","title":{"rendered":"Luigi Ceci e la scuola di latino"},"content":{"rendered":"\r\n<div class=\"wp-block-group\">\r\n<div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Laudabatur enim hoc a maioribus,<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>et multi ante nos vitam istam agentes<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>praestruxerant aerumnosas vias,<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>per quas transire cogebamur<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>multiplicato labore et dolore<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>filiis Adam.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Aug. Conf.<\/em> I ix,14<\/p>\r\n<\/div>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Hinc satis elucet maiorem habere vim<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>ad discenda ista liberam curiositatem<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>quam meticulosam necessitatem.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Aug. Conf.<\/em> I xiv,23<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1. Ceci e il latino<\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luigi Ceci ha insegnato per dieci anni nei licei le lingue e le letterature di Grecia e di Roma; per molti anni ancora, ha retto l\u2019incarico dell&#8217;insegnamento delle grammatiche greca e latina nella scuola di magistero annessa alla facolt\u00e0 di lettere della sua universit\u00e0; sicch\u00e9, conosceva molto bene il complesso sistema normativo che per antica consuetudine, ma non del tutto propriamente, chiamiamo \u201cla grammatica latina\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riconosceva nella cultura di Roma le proprie radici. Era un eccellente <em>autorista<\/em>,<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup> un lettore accanito ed appassionato di scrittori latini.<sup><a href=\"#sdfootnote3sym\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup> Percorrendo la vigna di quei testi (<em>Plin. Sen. Nat. Hist<\/em>. 17, 169: <em>hoc est ut quinto quoque palo <\/em><em>singulae<\/em><em> iugo <\/em><em>paginae<\/em><em> includantur<\/em>, dove <em>pagina<\/em> \u00e8 il filare delle viti), gli capitava di cogliere un passo, una frase, un luogo specialmente significativi: sia che illustrassero questo o quel punto della riflessione sulla descrizione teorica del latino che lo accompagn\u00f2 per tutta la vita, quasi filo rosso e laboratorio privilegiato della pi\u00f9 generale meditazione sul linguaggio e sulla comunicazione, sia che gli valessero per illuminare e chiarire a se stesso i significati di un esistere e di un agire problematici sempre, tormentati spesso. Perch\u00e9 il frutto del lavoro non andasse perduto, di quei luoghi faceva copia, e li affidava alla pagina d&#8217;un quaderno, o d&#8217;un taccuino, o ad un foglio sciolto, o ad altra, minima c\u00e0rtula che avesse tra mano.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gran parte dei fasci di carte che ci ha lasciato \u00e8 formata da questi appunti veloci, curs\u00f2ri. Ben spesso, l&#8217;inchiostro finiva prima della necessit\u00e0 di scrivere, e allora schiacciava il pennino sulla pagina, s\u00ec che gli bastasse a tracciare le ultime lettere: pur incerte, sbiadite.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra tutti, amava specialmente Agostino, cui sempre ricorse nei momenti pi\u00f9 dolorosi dell&#8217;esistenza, e proprio un luogo di Agostino volle come epigrafe della <em>Morfologia<\/em> del 1905.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu lettore di latino dagli interessi straordinariamente ampi: dai primissimi testi epigrafici alla latinit\u00e0 pi\u00f9 tarda, fino agli scrittori dell&#8217;et\u00e0 di mezzo, nei quali sentiva una lingua ancora viva, calda d&#8217;umanit\u00e0 e di passione, che faceva carico al purismo umanistico di aver ucciso per sempre:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>[&#8230;] perch\u00e9 il latino \u00e8 una lingua che ha vissuto per secoli e secoli, e se \u00e8 morto come lingua viva fu per gli umanisti che volevano solo il latino di Cicerone, mentre anche quello del Medio Evo era latino.<sup><a href=\"#sdfootnote4sym\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggeva, ed esortava a leggere, ad alta voce, secondo la consuetudine antica ed ancora medievale:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Elementi extra-grammaticali (individuali) si aggrovigliano attorno al fattore grammaticale. Sono i movimenti della vita affettiva che accompagnano il pensiero. [&#8230;] Un canone \u2013 forse il pi\u00f9 importante \u2013 della nuova critica estetica sar\u00e0 questo: leggete ad alta voce, rendete la sua vita alla frase, ridate l&#8217;anima alla morta lettera.<sup><a href=\"#sdfootnote5sym\"><sup>4<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come lui<em>, <\/em>aveva insegnato a leggere<em> cum murmure, <\/em>\u201cborbottando\u201d, o pure <em>recto tono, <\/em>\u201cad alta voce\u201d, con riguardo aluoghi e circostanze,gi\u00e0 Ugo di S. Vittore,<sup><a href=\"#sdfootnote6sym\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup> per restituire forza e vita al testo mediante il rinnovamento, diceva Ceci, del \u201clegame vociale\u201d, in modo che la <em>manducatio<\/em> renda il testo carne e sangue del lettore e, cos\u00ec nutrito, egli conquisti la <em>sapientia<\/em>, che \u00e8 (<em>sapio<\/em>) la condizione della vita saporita.<sup><a href=\"#sdfootnote7sym\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Che differenza fra la lingua parlata e il libro! Il libro \u00e8 una mummia, la lingua parlata \u00e8 la vita perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;immagine auditiva in prevalenza su la visiva, della lingua letteraria; e non solo, perch\u00e9 c&#8217;entrano anche gli altri sensi. Il linguaggio non \u00e8 un monologo, ma un dialogo. Dunque c&#8217;\u00e8 una pi\u00f9 viva rappresentazione.<sup><a href=\"#sdfootnote8sym\"><sup>7<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci ebbe sempre presenti le complesse e difficili questioni connesse con l&#8217;insegnamento delle lingue classiche, che confront\u00f2 costantemente con la pietra di paragone degli studi glottologici che andava svolgendo, e presto di quell&#8217;insegnamento chiar\u00ec a se stesso le aporie, le insufficienze, gli errori di metodo e di fatto: gli parve che poco potesse essere condiviso, molto andasse rifatto da capo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sper\u00f2 di riuscire nell&#8217;opera della fondazione d&#8217;una nuova e migliore scuola di latino. Per una varia, complessa e maligna serie di ragioni e di vicende, le sue conclusioni, purtroppo, sono rimaste pressoch\u00e9 ignorate.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sicch\u00e9, la riconsiderazione del pensiero di Ceci, anche per il riguardo dell&#8217;insegnamento del latino nella scuola, e specialmente mentre l&#8217;insegnamento del latino sta conoscendo difficolt\u00e0 tali da far temere che questa nostra sia l&#8217;ultima generazione ad aver conosciuto la lingua di Roma, ci pu\u00f2 forse aiutare a comprendere meglio noi stessi, le difficolt\u00e0 del nostro quotidiano operare e, magari, consentirci di intravvedere la possibilit\u00e0 di un futuro pi\u00f9 luminoso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2. Ceci e l&#8217;insegnamento del latino nella scuola<\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla scuola di latino, Ceci ha lasciato due testi: la <em>Morfologia<\/em><sup><a href=\"#sdfootnote9sym\"><sup>8<\/sup><\/a><\/sup> del 1905 e la <em>Sintassi<\/em>, della quale annunci\u00f2 la pubblicazione nella primavera del 1905<sup><a href=\"#sdfootnote10sym\"><sup>9<\/sup><\/a><\/sup> e alla quale continu\u00f2 lavorare fino agli ultimi giorni di vita.<sup><a href=\"#sdfootnote11sym\"><sup>10<\/sup><\/a><\/sup> La morte gli imped\u00ec di far conoscere i risultati d&#8217;una ricerca durata quasi tre decenni che sono rimasti, manoscritti, tra le sue carte.<sup><a href=\"#sdfootnote12sym\"><sup>11<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per riferirsi alle grammatiche ed alle pratiche in uso nelle scuole, Ceci sentiva il bisogno di definirle complessivamente \u201cla tradizione grammaticale latina\u201d o pure \u201cil sistema grammaticale empirico\u201d:<sup><a href=\"#sdfootnote13sym\"><sup>12<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>[&#8230;] nelle scuole il fine ultimo \u00e8 di poter leggere la lingua letteraria. Col sistema grammaticale empirico questo non s&#8217;ottiene.<sup><a href=\"#sdfootnote14sym\"><sup>13<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Assai poco, di quel sistema assiomatico, \u00e8 mutato da allora nei manuali che vanno in mano ai nostri studenti ed nelle lezioni che vengono loro impartite. Codesta \u201ctradizione grammaticale latina\u201d ripete le definizioni e fa propri gli strumenti concettuali della filosofia greca, aristotelica prima e stoica poi soprattutto, che si occupavano del linguaggio come strumento e segmento necessario di pi\u00f9 ampi e complessi sistemi dialettici, e non come mezzo generale della comunicazione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dai filosofi e dai grammatici greci mutu\u00f2 metodo e criteri Prisciano di Cesarea, attivo tra il 491 e il 518 ca.: proprio il signore che Dante, per motivi suoi che gli studenti di latino pare intendano, e condividano, meglio dei dantisti, ha capofittato, insieme ad un paio di professori, all&#8217;inferno.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<em>Institutio de arte grammatica<\/em> di Prisciano \u00e8 l&#8217;opera pi\u00f9 vasta e sistematica che l&#8217;antichit\u00e0 ci abbia lasciato intorno alla lingua latina e per questo, senza eccezioni, rappresenta il capostipite di tutte le grammatiche scolastiche successive le quali, a loro volta, ne rielaborano, ma non mutano, la struttura di complesso sistema logico-formale e normativo.<sup><a href=\"#sdfootnote15sym\"><sup>14<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dominio del grammaticalismo si \u00e8 imposto definitivamente con la grammatica \u201clogica\u201d di Port-Royal (1660), un manuale prescrittivo e paradigmatico secondo le suggestioni del logicismo e del matematismo di Cartesio. Con la grammatica generale di Port-Royal, il libro di grammatica ha sconfitto la parola viva, detta e scritta; per il mezzo di quella grammatica, la tradizione dogmatica, che guarda ad Aristotele, percorrendo all&#8217;indietro il corso della storia, ha cancellato, negli studi di latino almeno, la lezione di Galileo.<sup><a href=\"#sdfootnote16sym\"><sup>15<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. le grammatiche latine in uso nella scuola riproducono con impressionante continuit\u00e0 criteri e metodi della <em>Institutio<\/em> di Prisciano;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. Le grammatiche latine in uso nella scuola sono l&#8217;estrema roccaforte, l&#8217;ultimo <em>saldo e forte arnese<\/em> d&#8217;un aristotelismo dogmatico e formalistico che non solo ha resistito alla rivoluzione galileiana, ma \u00e8 rimasto sordo alle suggestioni ed alle conquiste della linguistica dell&#8217;Ottocento e del Novecento.<sup><a href=\"#sdfootnote17sym\"><sup>16<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa tradizione grammaticale \u00e8 stata, ed \u00e8 ancora, capace di straordinarie resistenze e sbalorditive fedelt\u00e0. Tiene fermo alle proprie definizioni anche quando l&#8217;evidenza dei fatti, l&#8217;uso vivo e concreto, la lettura degli autori e perfino la logica comune indurrebbero a stabilire diversamente.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3. Alcuni casi \u201cdi scuola\u201d.<\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se chiedi ad un Simplicio, che a quella tradizione appartenga, la definizione dell&#8217;ablativo assoluto, ti risponde come niente fosse che \u201c\u00e8 sciolto da ogni legame grammaticale rispetto alla proposizione in cui si trova\u201d o, in alternativa, \u201crispetto alla proposizione principale\u201d, e ancor peggio, perch\u00e9 se si d\u00e0 un rapporto da \u201cprincipale\u201d a \u201cdipendente\u201d allora un rapporto, evidentemente, c&#8217;\u00e8: e chi ne dubiterebbe, del resto? I docenti \u201cpi\u00f9 severi e preparati\u201d arrivano a dire \u201c sciolto da ogni legame logico e grammaticale\u201d. Che entrambe le definizioni non abbiano alcun senso \u00e8 evidente a chiunque, e tuttavia questa formula \u00e8 stata ed \u00e8 tramandata <em>per li rami<\/em> delle generazioni, e i secoli dei secoli.<sup><a href=\"#sdfootnote18sym\"><sup>17<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo a non dare ascolto alle ragioni della logica, e perfino del latino, e facciamo pure finta di non sapere che <em>textum, <\/em>da <em>texere<\/em>, significa \u201ctessuto\u201d, \u201cintreccio\u201d, e che da <em>texere<\/em> c&#8217;\u00e8 anche il deverbale <em>textus<\/em> (gi\u00e0 nel senso di \u201cintreccio delle parole\u201d in <em>Quint. Inst.<\/em> 9, 4, 13), e allora non si vede come possa accadere che quel che \u00e8 intrecciato non sia parte dell&#8217;intreccio; consideriamo, semplicemente, questi luoghi di Cicerone, e solo per qualche esempio:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Cato Maior<\/em> 42: <em>Hic Tito fratre suo cens<\/em>ore [&#8230;] elapsus est.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Brutus<\/em> 281: <em>Qui [&#8230;] invitis suis civib<\/em>us nactus est imperium.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ad Att.<\/em> X, 4, 4: <em>Quis potest deserta per se patria beatus esse.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Phil.<\/em> II, 107: <em>Qua re tibi nuntiata, [&#8230;] concidisti.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pro Sulla<\/em> 26: <em>Ego tantis a me beneficiis in repubblica positis si [&#8230;] postularem [&#8230;].<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per riscontro, prendiamo in mano anche il buon Nepote:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Hann.<\/em> 5, 2: <em>Quo repentino obiecto visu tantum terrorem iniecit.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il che, come vede chiunque, andrebbe completamente rifatta la categoria grammaticale; e invece, per secolare consuetudine, si preferisce far finta di niente, chiudere i libri di Cicerone, e di tutti i latini, e tirare avanti a colpi di grammatica \u201cpretendendo dagli studenti la definizione esatta\u201d: perch\u00e9, in fondo, cos\u00ec \u00e8 molto pi\u00f9 semplice. Almeno, per chi studente non \u00e8.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora: Prisciano, probabilmente per fraintendimento dei propri modelli greci, male intese l&#8217;etichetta \u03b1\u03b9\u03c4\u03b9\u03b1\u03c4\u03b9\u03ba\u03ae \u03c0\u03c4\u03c9\u03c3\u03b9\u03c2 della grammatica greca che aveva preso a modello sicch\u00e9, supponendo \u03b1\u03b9\u03c4\u03af\u03b1 in senso giudiziario, e non eziologico come ovvio, e necessario, fece un <em>casus accusativus<\/em> dove avrebbe dovuto essere <em>casus causativus <\/em>o, meglio ancora, <em>effectivus<\/em>,perch\u00e9, nei termini della rappresentazione grammaticalista, il complemento diretto \u00e8 trasformato dalla azione originata dal verbo transitivo: ebbene, anche se non ha alcun senso, diciamo ed insegnamo a dire da quindici secoli \u201caccusativo\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;anomalia apparente di <em>domi<\/em>, <em>Romae<\/em> ecc. fu risolta da Prisciano nel senso del genitivo (II 66) con la eccezione di <em>vesperi<\/em> e <em>ruri<\/em>, che sarebbero viceversa dativi (II 64). Due comparatisti, Bopp (1816) e Rosen (1826), hanno mostrato che l&#8217;antico latino aveva, come il sanscrito, otto casi; tra questi, il locativo (continuato in tanti e tanti toponimi italiani: Firenze, Chiusi, Assisi, Alatri, Rimini&#8230;), che al singolare aveva desinenza in &#8211;<em>i<\/em> per tutte le declinazioni.<sup><a href=\"#sdfootnote19sym\"><sup>18<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per la tendenza alla semplificazione del sistema della flessione propria del latino e di tutte le lingue sorelle, il numero dei casi si \u00e8 andato riducendo fino ai sei della et\u00e0 storica (ed \u00e8 scomparso del tutto negli esiti contemporanei); di modo che, l&#8217;antico locativo \u00e8 stato sostituito dall&#8217;ablativo con <em>in<\/em> (Ceci diceva che la preposizione \u00e8 la morte dei casi), tranne per i toponimi ad alta frequenza e disponibilit\u00e0, che sono rimasti come forme fossili ad alta disponibilit\u00e0 e frequenza d&#8217;una fase precedente perch\u00e9 la gente era abituata a dire a quel modo e cos\u00ec ha continuato a dire anche quando il locativo non si usava pi\u00f9 come una volta:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201dDove sta Gaio, di grazia?\u201d<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIn casa sua di citt\u00e0, <em>domi<\/em>, o nel podere, in campagna, a lavorar la terra da bravo concittadino di Cincinnato, <em>ruri<\/em>, o sottoterra, <em>humi<\/em>: e <em>parce sepulto<\/em>.\u201d<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo due secoli quasi dai libri di Bopp e Rosen, la tradizione grammaticale si tiene stretta a Prisciano e non cede d&#8217;un passo. Ad accettare l&#8217;idea di forma fossile, o forma relitta, proprio non ce la fa: di genitivo trattasi, e non si discute; al massimo, \u00e8 disposta a concedere il locativo con la lineetta: genitivo-locativo, appunto. Mah&#8230;<sup><a href=\"#sdfootnote20sym\"><sup>19<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 di peggio: la sconsiderata brama di sistematicit\u00e0 puntigliosa della quale la tradizione grammaticale si nutre \u00e8 giunta a distinguere, tra gli appartenti alla categoria del \u201cgenitivo-locativo\u201d, i nomi di citt\u00e0 da quelli di piccole isole: tanto per complicarsi la vita, e soprattutto per complicarla agli studenti, ma senza fermarsi neppure un attimo a riflettere che, al limite, nelle piccole isole ci sta una citt\u00e0 sola, altrimenti non sono piccole, e la citt\u00e0 si chiama come l&#8217;isola, e dunque, eventualmente, basterebbe dire nomi di citt\u00e0: difatti, Ceci scrive proprio cos\u00ec. Ma vuoi mettere la suggestione d&#8217;una formula complessa ben scandita davanti alla classe? Pi\u00f9 il giro di frase \u00e8 convoluto, ed ostico, meglio \u00e8. E si capisce: se fai lo studente e chiedi di essere ammesso agli <em>arcana status,<\/em> devi pagare pedaggio.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora: la grammatica di Prisciano conteneva liste di eccezioni ed anomalie. Nessuno pu\u00f2 incasellare tutta una lingua dentro le scatole di rigidi schemi geometrici, ma sono gli schemi che non vanno bene, non la lingua, che \u00e8, diceva Ceci, organismo, non sistema matematico o meccanismo, e come ogni organismo mutevole, cio\u00e8 storicamente determinato. Ora, tutti voi che leggete avete trascorso, o state trascorrendo, o si suppone che abbiate trascorso, o trascorriate, una parte non esigua del tempo della vostra giovinezza ad imparare liste di eccezioni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbene, questa morfologia e sintassi latina di Ceci \u00e8 l&#8217;unico manuale per la scuola di latino che non faccia mai ricorso al comodo, ingombrante e stupido espediente della eccezione: se la lingua \u00e8 convenzione, nulla pu\u00f2 in essa darsi d&#8217;eccezionale, perch\u00e9 non verrebbe compreso, e perci\u00f2 sarebbe non-lingua.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci ripeteva spesso, citando l&#8217;autorit\u00e0 di Ascoli:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>\u201cL&#8217;anomalia e l&#8217;eccezione &#8211; scriveva l&#8217;Ascoli nel \u201cPolitecnico\u201d del 1867 &#8211; sono fantasmi del raziocinio; e veramente si riducono a problemi storici, che la scienza odierna viene rapidamente risolvendo per poi affrontare nuove serie di pi\u00f9 ardui problemi, che scaturiscono dalle sue risoluzioni stesse\u201d<em>.<\/em><sup><em><a href=\"#sdfootnote21sym\"><sup>20<\/sup><\/a><\/em><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il guaio \u00e8 che la tradizione grammaticale immagina il latino come i cieli del sistema tolemaico: immutabile, senza storia, sempre uguale a se stesso. Per lei, \u00e8 fatica grossa riconoscere che il latino \u00e8 una lingua come le altre, dispiegata nella diacronia e nella sincronia, disponibile alla libert\u00e0 creativa di chi lo parla e lo scrive. \u00c8 disposta, come Tolomeo con le comete, ad ammettere l&#8217;anomalia, l&#8217;eccezione, purch\u00e9 sia compresa all&#8217;interno d&#8217;un sistema concettuale perfettamente sferico che, perci\u00f2, non pu\u00f2 conoscere storia e non pu\u00f2 divenire; e per\u00f2,<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>fare una lingua fissa vuol dire creare il pensiero morto.<sup><a href=\"#sdfootnote22sym\"><sup>21<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Difatti, a questa maniera il latino non lo si sa, non lo si insegna, non lo si impara. Ceci a questa tradizione rimproverava d&#8217;averlo ammazzato, il latino:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Il latino ha perduto omai ogni chance. Il colpo mortale gli \u00e8 venuto dai signori puristi, dai ciceronianisti&#8230; senza clausula!<sup><a href=\"#sdfootnote23sym\"><sup>22<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Dalle cure lunghe, pazienti, affettuose spese intorno a questa Grammatica un solo premio io chieggio:- richiamare l&#8217;attenzione dei docenti italiani sul triste frutto dell&#8217;insegnamento grammaticale monco ed empirico, sul grave danno che alla scuola classica rec\u00f2 la cos\u00ec detta grammatica normale dell&#8217;uso ciceroniano.<sup><a href=\"#sdfootnote24sym\"><sup>23<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La situazione attuale \u00e8, purtroppo, ancora peggiore di quanto gi\u00e0 fosse ai tempi di Ceci. L&#8217;insegnamento della grammatica latina \u00e8 una landa desolata che nessuno presidia. Gli studiosi professionisti se ne tengono lontani con ogni cura perch\u00e9 hanno di meglio da fare e temono di dare forte del capo, ove ci mettessero piede, in qualche roccione specialmente spigoloso e pi\u00f9 tignoso del solito. Sicch\u00e9, vi soffiano i gelidi venti e impazzano le procelle rovinose delle politiche commerciali delle case editrici le quali, per le opere di volenterosi, e interessati, \u201cfacitori di grammatiche\u201d, come li chiamava Ceci (e gi\u00e0 in <em>Aug. Conf.<\/em> I xiii, 22: <em>non clament adversus me venditores grammaticae vel emptores)<\/em>, ne cavano minacciosissimi arnesi di cinque, sei tomi, oltre si capisce agli eserciziari, ai materiali di corredo, ai ciddir\u00f2m dei quali proprio non si pu\u00f2 fare a meno (e che nessuno per\u00f2 adopera): a venti euro per tomo; senza trascurare, s&#8217;intende, l&#8217;indispensabile libro delle versioni.<sup><a href=\"#sdfootnote25sym\"><sup>24<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Codesti manuali, pi\u00f9 merci che libri, o libri soltanto perch\u00e9 sono stampati, ed hanno pagine e copertina, vengono compilati sulla base delle grammatiche precedenti, ed appartengono tutti a quella tradizione grammaticalista cui Ceci imputava la reponsabilit\u00e0 di aver ammazzato la scuola di latino ed il latino. Si distinguono tra loro pi\u00f9 per la necessit\u00e0 della specificazione commerciale che per ragioni sostanziali, e vengono progettati da \u201cesperti di marketing\u201d soprattutto perch\u00e9 \u201cpiacciano\u201d ai professori che li debbono adottare. Cos\u00ec, hai le grammatiche che \u201cambiscono alla completezza\u201d ed elencano diciotto modi diversi per \u201cesprimere la proposizione finale\u201d, compreso il participio presente: i redattori pensano alle strutture del tipo <em>Et studiose audiebam disputantem in populo, non intentione qua debui, sed quasi<\/em> <em>explorans<\/em><em> eius facundiam <\/em>(<em>Aug. Conf. <\/em>V xiii, 23)<em>, <\/em>dove il participio presente (e si avverta intanto che il participio presente con valore verbale \u00e8 una delle grandi innovazioni del latino cristiano), pu\u00f2 essere assunto in senso finale, o circostanziale, e meglio circostanziale che finale. Ma, siccome \u00e8 articolo di fede che il participio futuro sia usato soltanto nella perifrastica attiva, negli elenchi delle dipendenti finali di solito non ce lo trovi anche se, tutto al contrario, lo incontri cos\u00ec spesso con valore prospettico:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>aut haec in nostros fabricatast machina muros<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>inspectura<\/em><em> domos <\/em><em>ventura<\/em><em>que<\/em><em> desuper urbi<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(<em>Verg. Aen. <\/em>II, 46-47).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oppure, ci sono le grammatiche che, dati i tempi, grami assai, \u201cmirano ad essere agili ed essenziali\u201d, e difatti si limitano a tre tomi soltanto, e perfino le grammatiche che recano sistematica comparazione del latino col sanscrito, e per\u00f2 continuano a raccontare la favolella del genitivo-locativo, e quelle simpatiche, coi fumetti; proprio per non farci mancar nulla, per via dei tentativi di fordizzazione dell&#8217;insegnamento che, ogni tanto, tornano di moda, esistono anche sorprendenti grammatiche latine secondo le ricette della didattica breve;<sup><a href=\"#sdfootnote26sym\"><sup>25<\/sup><\/a><\/sup> ma tutte si corrispondono, dipendono le une dalle altre e riproducono la stessa tradizione e gli stessi errori d&#8217;impostazione e di fatto; e lasciamo stare gli errori materiali, di stampa, o trascurataggine, che \u00e8 lo stesso, le indicazioni di quantit\u00e0 errate, i testi degli autori tagliati alla buona qua e l\u00e0 come capita levando via tutto il latino \u201cnon problematico\u201d, o non pertinente all&#8217;eccezione ed all&#8217;esercitarsi, e dunque tale che non possa essere riferito ad un regola speciale, ad una particolarit\u00e0, ad una anomalia: di modo che, c\u00e0pita pure che i testi degli esercizi, sforbiciati all&#8217;ingrosso, diventino incomprensibili. Ma insomma, se fai di mestiere il redattore di manuali, e in un anno devi scrivere un corso di latino, uno di storia antica, una introduzione alla composizione scritta italiana e magari mettere insieme l&#8217;ennesimo, irrenunciabile, libro di versioni, allora vai di fretta e non puoi badare a certa minutaglia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;elenco degli <em>id\u014dla,<\/em> o dei ritrovati logici (per modo di dire) e funzionali, oltre che del formulario retorico per mezzo del quale vanno proferiti, pazientemente congesto in quindici secoli di tradizione grammaticalista, riuscirebbe lungo assai, e magari a perderci ancora un poco di tempo uno ci si potrebbe anche divertire: a cominciare magari da \u201cIl participio futuro attivo \u00e8 <em>laudaturum esse<\/em>\u201d, e guai a chi pensa e dice diversamente, anche se nove volte su dieci trovi scritto <em>laudaturum<\/em> e basta, sicch\u00e9 nove volte su dieci agli alunni tocca la chiosa:\u201d<em>Esse<\/em> \u00e8 evidentemente sottinteso\u201d, e continuando con: \u201cIl soggetto dell&#8217;oggettiva \u00e8 sempre (questo \u201csempre\u201d si intenda ribadito, a dire certezza di verit\u00e0, da enfasi vocale forte, accompagnata dall&#8217; <em>actio <\/em>che secondo circostanze riesca meglio opportuna) espresso\u201d, salvo che a leggere magari anche solo Cesare chiunque vede che le robe non stanno esattamente cos\u00ec, ma pazienza, ad <em>alter<\/em>, che si userebbe sempre in serie di due membri, ed avrebbe indefettibilmente al dativo singolare <em>alteri<\/em>, e allora c\u00e0pita che Cesare (<em>Bell. Gall.<\/em> VII, 25, 4 nel testo dato dal Klotz, invece \u201canomalizzato\u201d altrove per scrupolo di conformit\u00e0 alla tradizione grammaticale) in<em> altero successit<\/em> <em>tertius et tertio quartus<\/em> faccia non uno ma due \u201cerrori di grammatica\u201d in sei parole, ad <em>uterque<\/em> che si adopererebbe soltanto al singolare <em>uterque consul<\/em> mentre nel solo <em>Bellum Iugurthinum<\/em> lo leggi cinque volte al plurale \u2013 cfr. per un esempio 3 15: <em>utrique ad urbem imperatores erant<\/em> &#8211; ad <em>idem <\/em>che significa \u201cmedesimo\u201d, mentre <em>ipse<\/em> significa \u201cstesso\u201d, mentre \u00e8 palese a chiunque che in italiano stesso e medesimo hanno lo stesso, o il medesimo, valore: eccetera.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci l&#8217;ha messa cos\u00ec: a scuola non puoi non insegnare la grammatica; ma questo insegnamento \u00e8 puro mezzo per la lettura e l&#8217;intelligenza degli scrittori; quando \u00e8 altro, per ossequio ad una tradizione grammaticale accettata acriticamente, o per amore di tranquillit\u00e0 ottusa e per pigra ricerca d&#8217;un rifugio comodo dai marosi del pensiero analitico, pesa e fa ingombro. Specialmente se la tradizione dell\u2019insegnamento grammaticalista ha perso di vista da tempo sia lo scopo della intelligenza degli scrittori sia la lingua comune e la lingua della letteratura, e si \u00e8 fabbricata un latino suo speciale, che serve soltanto alla costruzione di un riposante sistema logico-formale, il quale poggia sopra il congiunto disposto d&#8217;un formulario retorico assai poco sensato, ma di effetto sicuro quando lo si scandisca davanti agli alunni. <em>Et nemo miseratur pueros vel illos vel utrosque<\/em> (<em>Aug. <\/em><em>Conf.<\/em> I ix, 15). Ascoltiamo ancora Ceci:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Quanto al materiale linguistico, una considerazione \u00e8 necessaria. Le grammatiche che si avvicendano nelle nostre scuole mirano a circoscrivere la sintassi latina nell&#8217;\u00e0mbito dell&#8217;uso ciceroniano; ma nella morfologia esse accozzano, con mirabile inconseguenza, il materiale linguistico delle et\u00e0 pi\u00f9 diverse \u2013 parole di uso plautino, forme di Apuleio, voci poetiche. L&#8217;uso di <em>reor, ratus sum, reri<\/em> \u00e8 sopratutto poetico e postclassico. Cesare ignora codesto verbo, all&#8217;infuori del part. <em>ratus<\/em> (<em>pro rata parte<\/em>). Cicerone (<em>de orat.<\/em> 3, 38, 153) pone <em>reri<\/em> insieme con <em>fari<\/em> e <em>nuncupare<\/em>, tra le parole \u201c<em>quibus loco<\/em> (= <em>suo loco<\/em>) <em>positis grandior atque antiquior oratio saepe videri solet<\/em>\u201d; Quintiliano (8, 3, 26) scrive \u201c<em>reor tolerabile<\/em>\u201d. Non si pu\u00f2 quindi mettere nella stessa linea <em>reor<\/em> e <em>arbitror.<\/em><sup><em><a href=\"#sdfootnote27sym\"><sup>26<\/sup><\/a><\/em><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Ma vi ha di peggio; ch\u00e9 bene spesso il ciceronianismo imperante insegna un Cicerone immaginario! L&#8217;uso degli scrittori e sopratutto l&#8217;uso di Cicerone ci apprende essere una strana esagerazione la ormai universale affermazione che il latino manchi di astratti, che il latino non adoperi l&#8217;astratto per il concreto, che il latino non usi il nome di paesi e di citt\u00e0 per gli abitanti e per i cittadini. Giungono persino ad arzigogolare i signori grammatici sulla mentalit\u00e0 dei Romani \u2013 mentalit\u00e0 tutta rivolta alla vita pratica e non avvezza alle astrazioni! Ma Cicerone usa, a prescindere da ogni figura retorica, tre o quattro centinaia di sostantivi astratti con significazione concreta!!<sup><a href=\"#sdfootnote28sym\"><sup>27<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Agli alunni chiediamo di impegnarsi nella traduzione dei medesimi passi, da una grammatica all&#8217;altra, perch\u00e9 esiste anche una tradizione grammaticale dei testi da tradurre, dalle fanciulle che si recano nel bosco a raccoglier viole onde ornare gli altari delle dee, in appresso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tende, ormai, a rinviare il pi\u00f9 possibile il contatto dello studente con il latino \u201cvero\u201d. Sicch\u00e9, ci sono \u201ccorsi di latino\u201d in cui, per gran parte del primo volume, gli esercizi sono scritti in un latino geneticamente modificato che fa venire in mente, al massimo, una parodia del <em>Baldus<\/em>. \u00c8 un latino pensato in italiano, e un poco truccato da latino alterando la giacitura delle parole nella proposizione. In compenso, \u00e8 inzeppato dal maggior numero di \u201ceccezioni\u201d possibile. Quando, dopo cinque o sei mesi di \u201clatino\u201d cos\u00ec, gli studenti si trovano davanti ai testi di Cesare, \u00e8 come se pigliassero una randellata nel capo: difatti, rimangono le mezz\u2019ore a guardare basiti il vocabolario.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne risulta l\u2019immagine d\u2019un latino assai strambo, una lingua-Frankenstein, l&#8217;<em>homunculus<\/em> di una <em>lingua humana<\/em>, diceva Ceci, fatto tutto di \u201canomalie e particolarit\u00e0\u201d, pi\u00f9 ritrovato di rivista d&#8217;enigmistica che strumento di comunicazione, e davvero ti domandi perch\u00e9 caspita uno lo deve studiare, un latino cos\u00ec, e se i Romani proprio non avessero niente di pi\u00f9 intelligente da dirsi, dalla mattina alla sera, o per quale bizzarra ragione s&#8217;ostinassero ad adoperare, per comunicare tra di loro, un attrezzo cos\u00ec complicato che, per essere compreso, richiede di sciogliere intricate matasse di convolute analisi preliminari: morfologica, logica, del periodo: \u201cnecessariamente precedenti la successiva costruzione\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Si parla d&#8217;analisi logica della lingua, come se la lingua fosse logica. La lingua \u00e8 il deposito di tutte le manifestazioni dello spirito umano; la psiche \u00e8 un complesso di intelletto, fantasia, sentimento, e tutto ci\u00f2 si rispecchia nel linguaggio, e dire quindi che il linguaggio \u00e8 un&#8217;espressione logica \u00e8 cosa errata. Ma questa idea s&#8217;\u00e8 perpetuata, perch\u00e9 l&#8217;indagine linguistica sorse in Grecia per opera de&#8217; filosofi, Aristotele la consider\u00f2 sotto quest&#8217;aspetto e noi l&#8217;abbiamo segu\u00ecto.[&#8230;] Per\u00f2 l&#8217;uomo, che apprende il linguaggio, non apprende pappagallescamente, poich\u00e9 la lingua non s&#8217;impara ma si educa.<sup><a href=\"#sdfootnote29sym\"><sup>28<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Ma la lingua non \u00e8 tutta questa; soltanto una lingua filosofica potrebbe essere interamente logica, ma la lingua \u00e8 creazione popolare, e quando diciamo \u201clogica\u201d intendiamo attivit\u00e0 psichiche, mentre la lingua non soltanto \u00e8 pensiero, ma anche sentimento e volont\u00e0.<sup><a href=\"#sdfootnote30sym\"><sup>29<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Tutte le lingue storiche hanno delle grandi illogicit\u00e0.<sup><a href=\"#sdfootnote31sym\"><sup>30<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Meno male che gli studenti, i quali sciocchi non sono, s&#8217;organizzano per tirare a campare in qualche maniera: che i passi da tradurre siano sempre gli stessi l\u2019hanno capito da un pezzo e, con un poco di pratica, trafficando con i motori di ricerca, su Internet le versioni le trovano tutte: tradotte, e pure corrette da qualche professore.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo che in questi deserti della significazione e della comunicazione tanti ragazzi trascorrono, in una sorta d\u2019inane rito di passaggio, gli anni pi\u00f9 tormentosi di lor giovinezza: sbatacchiati qua e l\u00e0 tra un\u2019eccezione, un\u2019anomalia, una singolarit\u00e0, un congiuntivo: naturalmente\uf02c obliquo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, tra <em>sospiri, pianti e alti guai<\/em> di affranti insegnanti, la tradizione grammaticalista sta celebrando, come Ceci aveva previsto, i riti funerari propri, e quelli della conoscenza della letteratura di Roma. In tante, troppe scuole il latino, ormai, lo si legge soltanto in traduzione, mentre gli studenti pi\u00f9 bravi arrivano, <em>rari nantes in gurgite vasto, <\/em>dopo cinque anni di fatiche e di studio, a tradurre, che non significa intendere, venti righe di Seneca quando va bene.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4. La Morfologia<\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1905, Ceci pubblic\u00f2 il primo volume, dedicato alla morfologia, d&#8217;un corso di grammatica latina per le scuole. La sede editoriale era assai poco usuale: la tipografia del Senato. Un libro, dunque, che deliberatamente si poneva al di fuori della tradizione scolastica anche per il riguardo dello stampatore.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intento di Ceci, chiaro ed esplicito quanto spaventevole per la mole di lavoro da svolgere, era di rifar da capo la tradizione grammaticale delle scuole ponendo a frutto l&#8217;imponente mole di materiali e di dati accumulati dagli studi glottologici d&#8217;Ottocento intorno alla fonologia ed alla morfologia soprattutto, oltre che le esperienze d\u2019insegnamento e la viva sensibilit\u00e0 di lettore di testi latini che aveva maturato negli anni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro \u00e8 aperto al dialogo, alla discussione, alla verifica, al miglioramento. Non afferma di contenere verit\u00e0 assolute e chiare ed evidenti tanto, da non necessitare di una dimostrazione o da non poter essere revocate in dubbio, n\u00e9 \u00e8 costruito sull&#8217;entimema d&#8217;uso corrente, in forza del quale se \u00e8 possibile citare in calce all&#8217;enunciato normativo due \u201cesempi\u201d d&#8217;autore, la \u201cregola\u201d s&#8217;intende vera senz&#8217;altro.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Che altri venga a far meglio di me, io desidero con tutta l&#8217;anima. Ma che il rinnovamento della scuola latina si debba compiere battendo la via da me percorsa, questo non negher\u00e0 chi sia devoto alla scienza ed alla scuola.<sup><a href=\"#sdfootnote32sym\"><sup>31<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa morfologia di Ceci \u00e8 un libro senza storia: nessuno l&#8217;ha mai adottato, nemmeno nel nostro istituto, che di Ceci ha sempre tenuto alto il ricordo, pochissimi l&#8217;hanno letto, non si trova da nessuna parte e non sta neppure nella biblioteca del dipartimento di filologia greca e latina della Sapienza; una delle copie personali di Ceci \u00e8 conservata nella Biblioteca Alessandrina, e reca parte le correzioni ed aggiunte manoscritte che vi and\u00f2 apponendo in vista d&#8217;una seconda edizione, che non c&#8217;\u00e8 mai stata.<sup><a href=\"#sdfootnote33sym\"><sup>32<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, si tratta d\u2019uno dei libri pi\u00f9 rari e misteriosi della cultura italiana di primo Novecento. Non viene mai citato se non, malamente e malignamente, per imputare a Ceci la reponsabilit\u00e0 della formazione suppletivistica <em>vis<\/em>, <em>roboris<\/em>, <em>robori.<\/em><sup><a href=\"#sdfootnote34sym\"><sup>33<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci ha avuto il gran merito di sporcarsi, da par suo, le mani, diciamo cos\u00ec, con la redazione d&#8217;una grammatica latina che \u00e8 il risultato di una lunga ed originale rimeditazione della descrizione teorica della lingua di Roma; la tradizione grammaticalista, con mirabile concordia, ha rifiutato il suo lavoro senza batter ciglio perch\u00e9 dal libro di Ceci essa \u00e8 radicalmente revocata in dubbio, o negata di fatto.<sup><a href=\"#sdfootnote35sym\"><sup>34<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perfino nel nostro istituto \u00e8 capitato che, mentre gli insegnanti migliori, stati allievi di Ceci, spendessero lunghi anni nel tentativo di rielaborare il manoscritto della <em>Sintassi<\/em> nella direzione d&#8217;un testo banalmente normativo, la <em>Morfologia<\/em> non l&#8217;abbia mai studiata nessuno perch\u00e9, diversamente, ne sarebbe rimasta qualche traccia nella pratica dell&#8217;insegnamento.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <em>Morfologia<\/em> di Ceci, \u201cpoggiata sui fatti, non sulle dottrine\u201d, si sostiene ad un robusto empirismo, e non innova radicalmente la tradizione grammaticalista della scuola classica. Ne corregge con grande fermezza molte delle aporie e degli errori di fatto, ma non la ridisegna da capo per evitare cambiamenti violenti di impostazione e di prospettive dello studio.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci muove da un punto ben fermo:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;insegnamento della grammatica latina \u00e8, innanzi tutto, preparazione alla lettura degli scrittori, non fine a se stesso.<sup><a href=\"#sdfootnote36sym\"><sup>35<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sicch\u00e9, se non si leggono distesamente gli scrittori, il latino sarebbe meglio non studiarlo. Lo studio della grammatica deve essere funzionale alla lettura: lettura, non traduzione. La traduzione \u00e8 soltanto un esercizio strumentale, intermedio, preparatorio.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora: se un punto di grammatica non \u00e8 utile per l&#8217;intelligenza degli autori che si leggono effettivamente, \u00e8 ragionevole non pretendere sia anche appreso dagli studenti. Recita l&#8217;antico adagio che quel che non giova ingombra, e vale anche per il latino.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poniamo un caso ben noto: afferma la tradizione grammaticale che il vocativo di <em>deus<\/em> sia <em>deus: <\/em>punto e basta. Come fosse un teorema, una verit\u00e0 rivelata della quale, per tutti gli anni del liceo, gli insegnanti interrogano con meravigliosa perseveranza alunni, i quali incontrano codesto <em>deus<\/em> una volta o due, al massimo, nell&#8217;esercizio sulle eccezioni della seconda declinazione: poi, mai pi\u00f9. Ceci scrive:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Deus<\/em> ha il voc. sing. <em>deus<\/em>. Ma avverti che un voc. <em>deus<\/em> si trova soltanto negli scrittori cristiani. Tertulliano usa anche <em>dee<\/em>.<sup><a href=\"#sdfootnote37sym\"><sup>36<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci conosce certamente l&#8217;ipotesi Wackernagel: il vocativo di <em>deus<\/em> non \u00e8 mai usato nella et\u00e0 cos\u00ec detta \u201cclassica\u201d perch\u00e9 i Romani, attentissimi a certe faccende, si rivolgevano sempre alla divinit\u00e0 col vocativo del nome proprio o, per meglio dire, dei nomi propri, dei quali si allestivano liste complesse ed accuratissime; entra nell&#8217;uso in et\u00e0 cristiana, quando <em>Deus<\/em> diventa nome proprio ed \u00e8, come in greco, formazione analogica dell&#8217;uso ebraico; sa che Tertulliano (<em>adv. Marc.<\/em> 1, 29: <em>gratus esses, o dee haeretice, si esses<\/em>) adopera <em>dee<\/em> come vocativo inesistente per una divinit\u00e0 che non c&#8217;\u00e8; gli sfugge invece Prudenzio, <em>Hamart<\/em>. 931: <em>O Dee cunctiparens, animae dator, o Dee Christe!.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma siccome scrive per gli studenti soprattutto, non per \u201cpiacere agli insegnanti\u201d, n\u00e9 per compiacere se stesso mediante l\u2019esibizione delle proprie competenze, registra il fatto linguistico e lo determina storicamente, lasciando al docente di decidere se questo punto vada appreso adesso o soltanto se e quando, poniamo, si leggessero con gli alunni testi d&#8217;autori cristiani.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella <em>Morfologia <\/em>di Ceci la dottrina glottologica \u00e8 accurata, puntuale; non ingombra, n\u00e9 confonde, ma \u00e8 sempre presente:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Noi ci ispirammo al concetto scientifico, senza per questo dimenticare che la grammatica scolastica \u00e8 scritta per gli scolari, non per i filologi. Il concetto scientifico deve&#8217;esser, diciamo cos\u00ec, nel sottosuolo; e tanto pi\u00f9 nascosto quanto pi\u00f9 profondo.<sup><a href=\"#sdfootnote38sym\"><sup>37<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci continua, per un esempio ancora, ad adoperare l&#8217;etichetta \u201caccusativo\u201d perch\u00e9 sa che, diversamente, precederebbe tanto da non poter essere pi\u00f9 riconosciuto e, probabilmente, compreso. Avverte tuttavia lo studente, dalle primissime pagine, pensando proprio a Prisciano:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Accusativus<\/em> = <em>causativus<\/em> (<em>ad rationem causae dictus<\/em>). \u00c8 il caso che indica l&#8217;effetto di un&#8217;azione, e perci\u00f2 si direbbe meglio <em>effectivus<\/em>.<sup><a href=\"#sdfootnote39sym\"><sup>38<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studente non viene distratto da una lunga discussione; Ceci enuncia il concetto e apre la possibilit\u00e0 della sua elaborazione, affidando al docente che ne avesse la forza e le competenze, e ne ravvisasse l&#8217;opportunit\u00e0, la possibilit\u00e0 di una spiegazione di maggior dettaglio. L&#8217;etichetta grammaticale viene comunque ragionata e diviene, di assioma, lucido ed esplicabile concetto.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo di Ceci, per quel che ne so (e di grammatiche latine, purtroppo, per ragioni di mestiere, ne leggo un bel po&#8217;), rimane l&#8217;unico manuale che non utilizza mai l&#8217;etichetta \u201cgenitivo-locativo\u201d, ma dice sempre e soltanto \u201clocativo\u201d:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Ad indicare lo stato in luogo si usa per i nomi propri di citt\u00e0 questo caso, che la tradizione scolastica confuse col genitivo: es. <em>Romae<\/em>, in Roma.<sup><a href=\"#sdfootnote40sym\"><sup>39<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Locativo sing. &#8211; La seconda declinazione aveva il locativo in \u2013 <em>\u012b <\/em>(<em>-i\u012b <\/em>nei sostantivi in &#8211;<em>ium<\/em>), che la tradizione scolastica confuse col genitivo.<sup><a href=\"#sdfootnote41sym\"><sup>40<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Nell&#8217;et\u00e0 preclassica si usava l&#8217;ablativo in &#8211;<em>\u012b<\/em> dei nomi di citt\u00e0 per indicare lo stato in luogo: <em>Carthagin\u012b<\/em>, in Cartagine, ma <em>Carthagine<\/em>, da Cartagine; <em>Tibur\u012b<\/em>, in Tivoli, ma <em>Tibure<\/em>, da Tivoli.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Nell&#8217;et\u00e0 classica invece lo stesso ablativo in &#8211;<em>e<\/em> si usava tanto per esprimere lo stato in luogo, quanto il modo da luogo (<em>Cartagine<\/em> = in Cartagine e da Cartagine). Rimane peraltro anche negli scrittori classici qualche esempio di ablativo in &#8211;<em>\u012b<\/em> = locativo [&#8230;]. E rimane d&#8217;uso universale <em>rur\u012b<\/em>, in campagna, certo per influenza di <em>dom\u012b<\/em>, in casa.<sup><a href=\"#sdfootnote42sym\"><sup>41<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse, Ceci qui si complica un poco la vita senza motivo: si pu\u00f2 anche supporre che la desinenza del locativo fosse sempre in &#8211;<em>\u012d<\/em>, sicch\u00e8 per agglutinazione con la vocale del tema si ha <em>Roma-\u012d &gt; Romai <\/em>(bisillabo) &gt; <em>Romae, <\/em>e naturalmente <em>Tarente-\u012d &gt; Tarent\u012b<\/em>, e non c&#8217;\u00e8 perci\u00f2 alcuna necessit\u00e0 di spiegare <em>Carthagin\u012b <\/em>come ablativo con valore locale e <em>rur\u012b<\/em> come formazione analogica; \u00e8 tuttavia anche vero che, per noi, rimane aperto il problema della quantit\u00e0, lunga, in <em>Carthagin\u012b<\/em> e nei temi in consonante in genere, che spieghiamo ricorrendo a nostra volta al criterio della formazione analogica. Interessa qui che questa di Ceci sia l&#8217;unica grammatica scolastica a porre in termini corretti la questione, ed a collocarsi fuori della tradizione che discende dalle <em>Institutiones<\/em> di Prisciano.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla tradizione grammaticale, insomma, Ceci muove obiezioni capitali. Tra gli <em>id\u014dla<\/em> che la nostra scuola di latino ha pi\u00f9 cari, la distinzione tra complemento d&#8217;agente e complemento di causa efficiente. Passando al crivello dei fatti le proposizione dogmatiche della grammatica tradizionale, Ceci protesta che:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Non \u00e8 vero quello che tutte le grammatiche insegnano riguardo alla costruzione dei verbi passivi coi nomi di cose o di esseri inanimati. Persone ed animali sono, pi\u00f9 spesso degli esseri inanimati, considerati come agenti; e quindi pi\u00f9 spesso si ha l&#8217;ablativo con <em>a, ab<\/em> nei nomi di persone e di animali. Ma anche gli esseri inanimati possono esser considerati come agenti (ablativo con <em>a<\/em> o <em>ab<\/em>). \u00c8 pur Cicerone che scrive<em>:<\/em><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Utilitatis species <strong>ab<\/strong> honestatis <strong>actoritate<\/strong> superata est <\/em>(<em>de off.<\/em> 3, 30, 109).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Ab isdem<\/strong><\/em> (<em><strong>ventis<\/strong><\/em>) <em>maritimi cursus deriguntur<\/em> (<em>de nat. Deor.<\/em> 2, 53, 131).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nequedum satis <\/em><em><strong>ab<\/strong><\/em><em> his novellis <\/em><em><strong>arboribus<\/strong><\/em><em> omnis hic locus opacatur<\/em> (<em>Leg.<\/em> fr. 4).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>A consiliis<\/strong><\/em><em> malitiae deseruntur<\/em> (<em>pro Cluent.<\/em> 65, 183).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Quod efficitur <\/em><em><strong>ab<\/strong><\/em><em> ea <\/em><em><strong>causa<\/strong><\/em> (<em>Top.<\/em> 15, 60).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Omne tempus quod mihi <\/em><em><strong>ab<\/strong><\/em><em> amicorum <\/em><em><strong>negotiis<\/strong><\/em><em> datur<\/em> (<em>Div. <\/em><em>In Q. Caec.<\/em> 13, 41).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Id oneris <\/em><em><strong>ab<\/strong><\/em><em> horum adulescentium <\/em><em><strong>studiis<\/strong><\/em><em> imponitur<\/em> (<em>de orat.<\/em> 1, 47, 207).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>A<\/strong><\/em><em> ceteris <\/em><em><strong>oblectationibus<\/strong><\/em><em> deseror <\/em>(<em>ad Att.<\/em> 4, 10, 1).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>A beta<\/strong><\/em><em> et <\/em><em><strong>a malva<\/strong><\/em><em> deceptus sum<\/em> (<em>ad Fam.<\/em> 7, 26, 2).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Le grammatiche delle nostre scuole fanno anche peggio. Con una concordia non umana negano alle povere bestie il diritto della preposizione <em>a, ab<\/em>. Ma Cicerone scrive:<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>clipeos <\/em><em><strong>a muribus<\/strong><\/em><em> esse derosos<\/em> (<em>de divin.<\/em> 1, 44, 99);<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>ab aquila<\/strong><\/em><em> Tarquinio apicem impositum<\/em> (<em>de leg.<\/em> 1, 1, 4);<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>superamur <\/em><em><strong>a bestiis<\/strong><\/em> (<em>de Fin.<\/em> 2, 34, 111);<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>nisi<\/em> (<em>corpora<\/em>) <em><strong>a feris<\/strong><\/em><em> sint ante laniata<\/em> (<em>Tusc.<\/em> 1, 45, 108);<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>pulli aluntur <\/em><em><strong>ab iis<\/strong><\/em> (<em><strong>gallinis<\/strong><\/em>) (<em>de nat. deor.<\/em> 2, 48, 124).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 Giulio Cesare che scrive:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>naves <\/em><em><strong>ab aestu<\/strong><\/em><em> relictae<\/em> (<em>Bell. Gall.<\/em> 3, 13, 7).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>quum aquilifer <\/em><em><strong>a viribus<\/strong><\/em><em> deficeretur<\/em> (<em>Bell. Civ.<\/em> 3, 64, 3).<sup><a href=\"#sdfootnote43sym\"><sup>42<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pagina dopo pagina, Ceci disegna l&#8217;immagine d&#8217;una lingua viva, che diviene e si modifica nel tempo, ben scandita sugli assi della variabilit\u00e0 sincronica e diacronica, in cui la comunicazione umana agisce secondo vettori relazionali di circolarit\u00e0 concausale, o pluricausale, talch\u00e9 ne risulta chiara la complessit\u00e0 irredimibile, ed irriducibile alla mera descrizione grammaticale, dell&#8217;organismo glottico, e se ne affina la sensibilit\u00e0 del lettore verso il testo perch\u00e9 veramente il latino non si impara, ma ad esso ci si educa, e si educano gli studenti con noi:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>E non saria poeta, n\u00e9 grammatico<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Che lo sapesse a ponto ben descrivere<\/em>.<sup><a href=\"#sdfootnote44sym\"><sup>43<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Difatti,<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>col solo possesso di una somma pi\u00f9 o meno grande di regole, non si riesce ad intendere n\u00e9 la eleganza di Cesare, n\u00e9 l&#8217;austerit\u00e0 di Sallustio, non la magniloquenza di Cicerone, non la profondit\u00e0 di Tacito.<sup><a href=\"#sdfootnote45sym\"><sup>44<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa grammatica va, ancor oggi, raccomandata alla lettura ed alla riflessione degli insegnanti, degli studenti e, posto che ve ne siano, dei lettori di latino. Rimane strumento prezioso per chi si dedichi a letture distese dei vecchi libri che appartengono alla cultura romano-cristiana. Trover\u00e0 particolarmente interessanti le sezioni \u201csemasiologiche\u201d, o di storia del significato, riguardo i lemmi fondamentali della lingua.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il manuale di Ceci contiene, \u00e8 vero, alcuni errori di stampa, e un recensore di polso non farebbe fatica a trovarne uno perfino nell&#8217;indice degli argomenti. La tipografia del senato del regno, probabilmente, non era la sede editoriale pi\u00f9 adatta per un libro cos\u00ec tecnico. Andrebbe, oggi, rivisto in pi\u00f9 d&#8217;un punto, e Ceci stesso ne era ben consapevole. Tuttavia\uf02c anche di lui si pu\u00f2 ben dire:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Ma quando si pensi che tali uomini la rompeano contro tutte le tradizioni anteriori ed apr\u00ecano nuovi mondi non si pu\u00f2 pretendere di ritrovare nelle loro opere la perfezione.<sup><a href=\"#sdfootnote46sym\"><sup>45<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di Ceci ha il grande merito di porre in modo corretto moltissime questioni, e di individuare un eccellente punto di equilibrio tra la descrizione sincronica e quella diacronica della lingua: pur precedendo nel tempo, continua a precorrere i manuali che gli studenti hanno per le mani ancor oggi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 ben vero che la grammatica non \u00e8 che uno strumento, ma gli strumenti non sono tutti uguali, e ce ne sono di buoni e di cattivi, di pi\u00f9 o meno accurati. Soprattutto, ci sono strumenti pi\u00f9 o meno efficaci. Che la nostra scuola di latino e le sue grammatiche normative riescano efficaci, dubito assai. A me pare che, intricati tra eccezioni, particolarit\u00e0, anomalie da tenere a mente in modo sistemico gli studenti, in moltissimi, davvero troppi casi facciano fatica perfino ad apprendere un poco di latino comune e sinanche le tabelle della fondamentali delle flessioni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella <em>Morfologia<\/em> di Ceci i fatti linguistici sono sempre determinati storicamente e, perci\u00f2, stilisticamente; l&#8217;apprendimento pu\u00f2, dunque, non avvenire in modo sistemico: gli studenti possono concentrarsi sulle questioni fondamentali, e metter da parte tediose ed incomprensibili liste di anomalie che un cervello serenamente opinante riesce ad assimilare solo a costo d&#8217;una dolorosa serie di atti di fede.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si ponesse mano alla lettura di un particolare autore, la grammatica storica rimarrebbe disponibile per la dichiarazione del testo e per la coltivazione della sensibilit\u00e0, anche attraverso la misurazione dello scarto che quello scrittore realizza rispetto alla norma,<sup><a href=\"#sdfootnote47sym\"><sup>46<\/sup><\/a><\/sup> verso gli specifici elementi di lingua e di stile che lo caratterizzano: ma non per via di astrazione, e viceversa nel corpo vivo d&#8217;una sede altissima della umana significazione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Se si tratta di un&#8217;indagine di lingua non bisogna continuare a fare quello che si \u00e8 fatto, ma per esempio prendere il latino dalla prime origini all&#8217;ultime manifestazioni: l&#8217;indagine sar\u00e0 pi\u00f9 difficile ma s&#8217;arriver\u00e0 a conclusioni positive, e solo allora si potr\u00e0 dedurre quello che \u00e8 caratteristica d&#8217;uno scrittore.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Il prendere la lingua d&#8217;uno scrittore e considerarla in s\u00e9 e per s\u00e9 \u00e8 perfettamente animalesco.<sup><a href=\"#sdfootnote48sym\"><sup>47<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Gi\u00e0 si viene ad ammettere che il linguaggio letterario sia <em>toto corde<\/em> diverso da quello vivo \u2013 perch\u00e9 si diceva: la glottologia studia la lingua viva, e la filologia la letteraria \u2013 mentre ci\u00f2 non \u00e8 vero, che \u00e8 continuo il reciproco influsso: la corrente letteraria sta sopra come un ghiaccio, e sotto sta la corrente del linguaggio vivo; avanzano delle sgretolature e il materiale letterario penetra nel linguaggio vivo e viceversa.<sup><a href=\"#sdfootnote49sym\"><sup>48<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi pare in ci\u00f2 consista il maggior insegnamento di Ceci, che in questo modo si imparerebbe forse meno \u201cgrammatica\u201d, cio\u00e8 formulario grammaticalista, ma pi\u00f9 latino, e si leggerebbe e si intenderebbe quel che si legge molto di pi\u00f9.<sup><a href=\"#sdfootnote50sym\"><sup>49<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grammatica normativa tradizionale ha avuto, per secoli, il significato ed il valore d&#8217;uno strumento della discriminazione sociale: chi avesse desiderato accedere alle professioni liberali, aveva da sottoporsi ad alcuni riti iniziatici il cui superamento certificava l&#8217;abilit\u00e0 di portare a termine, in modo esatto, i compiti assegnati dalla autorit\u00e0.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima tra tutti, la disciplina dell&#8217;apprendimento, durissimo, d&#8217;un complesso quanto inesplicato, ed inesplicabile per natura sua, sistema logico-formale che aveva, tra l&#8217;altro, il pregio, diciamo cos\u00ec, di precludere, nei fatti, l&#8217;accesso agli scrittori latini non canonici e di azzerare, o quasi, la straordinaria capacit\u00e0 di significazione della letteratura di Roma.<sup><a href=\"#sdfootnote51sym\"><sup>50<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola di latino ha prodotto molti avvocati e funzionari, naturalmente \u201calti\u201d, che adoperavano le povere <em>disiecta membra<\/em> memoriali serbate dagli studi di liceo, in difetto di blasoni e di ritratti d&#8217;antenati, come l&#8217;antica aristocrazia aveva ostentato i propri simboli di stato: ma pochissimi lettori di latino. Tanto pochi che, paradossalmente, se ci domandassimo con quanti scrittori gli insegnanti di latino, che la tradizione della grammatica normativa ora rappresentano e continuano, abbiano familiarit\u00e0, e quanto siano in grado di leggere il latino, e quanto ne abbiano letto, e leggano tuttavia, temo che la risposta sarebbe poco confortevole.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una societ\u00e0 che, Costituzione alla mano, desideriamo meno autoritaria e nella quale, magari, gli adulti sappiano essere un poco pi\u00f9 autorevoli, \u00e8 certo desiderabile che al dogma ed all&#8217;aporia, almeno nell&#8217;insegnamento, si sostituiscano il ragionamento ed il concetto, e soprattutto sia liberata e torni disponibile la capacit\u00e0 di significazione della letteratura, e della letteratura di Roma prima di tutte; specie per noi, che ne siamo eredi diretti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E dunque: se adesso che, grazie a Dio, il latino non \u00e8 pi\u00f9 adoperato come arnese e crivello della discriminazione sociale, la quale si determina altrove, mettessimo un poco da parte le aporie ed i dogmi del grammaticalismo tradizionale magari proprio partendo dagli strumenti che Ceci ha reso disponibili e, cominciando a camminare per la strada che Ceci ci ha additato, tornassimo a occuparci di latino?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5. La varia vicenda del manoscritto della <em>Sintassi<\/em><\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando, ottanta anni fa, Ceci mor\u00ec, alla sorella Virginia, che non aveva il bene della lettura e della scrittura, rimase di lui un minacciosissimo monticello di carte, e altre ancora a quelle prime s&#8217;aggiunsero, in appresso, \u201ctrovate nella stanza del sig. Professore\u201d a Roma e restituite ai parenti. Ceci, per una vita intera di studio, aveva abbozzato molti lavori che restano, per noi, testimonianza d&#8217;una vastit\u00e0 di interessi straordinaria, e si proponeva, raggiunta la pensione, di condurli al livello della pubblicazione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste carte furono subito contese tra diversi scolari suoi, che arrivarono a disputarsele, fino alla lite in tribunale, \u201cin vista d&#8217;una eventuale pubblicazione\u201d.<sup><a href=\"#sdfootnote52sym\"><sup>51<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erano tempi un bel po&#8217; diversi dai nostri, e la grammatica latina era un luogo centrale della pedagogia e del conflitto sociale. Per un punto di grammatica ci si sfidava a duello: e senza scherzi. Tra i professori di liceo, la gerarchia veniva stabilita non dalla anzianit\u00e0, o resistenza, in servizio ma, poniamo, dal saper rispondere o no alla domanda: \u201cPerch\u00e9 <em>potior<\/em>, nella espressione <em>potiri rerum<\/em>, regge il genitivo e non l&#8217;ablativo, come di regola?\u201d. La risposta giusta, di chi la sapeva, e se la sapeva \u201cera bravo\u201d, era la suppletivistica: \u201cSi sottintende <em>potiri summa rerum<\/em>\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sicch\u00e8, un poco tutti attribuivano a quelle carte un valore immenso e, probabilmente, molto superiore a quello che Ceci stesso aveva ritenuto potessero avere.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un poco di carrucolamento avanti e indietro tra Alatri e Roma, tra una perizia e l&#8217;altra, tra un\u2019udienza ed un rinvio, le carte di Ceci trovarono pace nel porto sereno d&#8217;un armadio del nostro istituto: un poco malconce, effettivamente. Mancano con ogni evidenza alcuni fascicoli della <em>Sintassi<\/em>: s&#8217;\u00e8 perso tutto il nominativo, che doveva essere il primo della pila. Se altro sia andato perduto, non possiamo sapere. Nulla \u00e8 rimasto dell&#8217;epistolario.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due allievi di Ceci, Carlo Minnocci e Angelo Sacchetti Sassetti, confinato ad Alatri per motivi politici, e cio\u00e8 per il merito d&#8217;una cocciuta e fermissima renitenza all&#8217;ossequio verso il fascismo, hanno lavorato su questi fogli per almeno quindici anni. Per prossimit\u00e0 di interessi e di competenze, oltre che per attribuzione di valore, la loro attenzione si sofferm\u00f2, pi\u00f9 che altrove, sulla sintassi latina.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Confortati dall&#8217;assenso autorevole di Nicola Festa, decisero di dare alle stampe il volume. Sacchetti Sassetti trascriveva il manoscritto di e Minnocci lo rielaborava con l&#8217;idea di mettere insieme un manuale che, in qualche modo, realizzasse un punto di equilibrio tra le esigenze della scuola di latino, apodittica e normativa, e la descrizione storica della lingua che Ceci aveva cercato di comporre.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certo, per\u00f2, non si trattava di un compito semplice. Intanto, il manoscritto di Ceci \u00e8 formato soltanto dalle carte preparatorie d&#8217;un lavoro che, tra le mani, gli s&#8217;era accresciuto a dismisura, e del quale la sola sintassi dei casi possiamo considerare sia giunta a livello tale da poter essere stampata, mentre della sintassi del periodo ci sono soltanto i materiali preliminari.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci adoperava carta, pennino e calamaio dove chiunque, oggi, sentirebbe il bisogno di un consorzio di ricercatori e d&#8217;un discreto corredo di strumenti elettronici solo per tenere ordinate le schede e gli appunti. Lavorava d&#8217;impeto: segnava una citazione, un luogo latino, un pensiero dove gli capitava e come gli venivano. Qualche volta, in mancanza di meglio, scriveva su un angolo di pagina, o in un margine qualsiasi, perfino di verbale d&#8217;esami, che poi ritagliava ed inseriva nella cartelletta opportuna con l&#8217;idea di sistemare e rielaborare in seguito tutti i materiali raccolti. Si affidava ad un sistema suo di rinvii e segni d&#8217;inserimento basato sulla parentesi quadra ripetuta. Si vede bene che, in qualche caso, neppure lui riusciva poi a capire dove aveva inteso inserire un appunto o una nota. Aveva una grafia terribile: gli capitava rileggendo, di non riuscire pi\u00f9 a decifrare quel che aveva fermato un poco di tempo prima: allora, di lato, aggiungeva uno, due, tre iratissimi punti interrogativi: qua e l\u00e0, pure con qualche furibondo esclamativo di corredo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le trascrizioni di Sacchetti Sassetti sono, in ogni caso, accuratissime e di agevole lettura. Peccato che, nel grosso fascio di carte della <em>Sintassi <\/em>come lo abbiamo ora, se ne trovino soltanto pochissimi fogli; ci avr\u00e0 dedicato molto tempo e molte fatiche, e li avr\u00e0 portati con s\u00e9 quando, alla fine della guerra, torn\u00f2 alla sua Rieti. Sicch\u00e9, il lavoro andrebbe rifatto da capo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il peso che queste carte hanno avuto nell&#8217;insegnamento di latino del nostro istituto \u00e8 stato modestissimo. Uno dei ricordi di scuola che mio padre aveva pi\u00f9 nitido era di quando Minnocci, ormai preside, entrava in classe per rimbrottare un\u2019insegnante: \u201dBadi, professoressa, che quella costruzione, da lei corretta come errata, \u00e8 stata usata da pi\u00f9 di un autore latino\u201d. E certo: Minnocci s&#8217;era appena alzato dal tavolo su cui stava lavorando alle carte di Ceci.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi pare si possa dire, purtroppo, che queste interpunzioni pedagogiche, un poco estemporanee, rappresentino il massimo risultato che il lavoro di Ceci abbia, sino ad ora, conseguito.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di tante fatiche che Minnocci e Sacchetti Sassetti dedicarono al manoscritto della <em>Sintassi<\/em> \u00e8, purtroppo, rimasto ben poco. Sarebbe stato bello se quelle trascrizioni avessero circolato, ed animato la discussione ed il confronto, e magari seminato qualche dubbio nel compatto sistema di certezze grammaticali che, con tanto orgoglio, nella nostra scuola abbiamo continuato, e continuiamo, ad insegnare; sarebbe stato bello se il richiamo di Ceci alla centralit\u00e0 irrinunciabile della lettura e ad una migliore intelligenza del testo latino avesse fecondato ed animato la pratica dell&#8217;insegnamento. Ma il desiderio del libro stampato, dell&#8217;oggetto concluso e definitivo, sferico ed in tutto perfetto, e la difficolt\u00e0 del c\u00f2mpito costrinsero i due curatori a posare la penna. Evidentemente, la scuola di latino tradizionale non era ancora in grado di revocare in dubbio se stessa.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Virginia, intanto, aveva manifestato, poco prima di morire, la volont\u00e0 di lasciare tutti i beni ricevuti dal fratello al seminario vescovile di Alatri. Alla fine, ci si risolse per un saggio <em>iudicium Salomonis<\/em>, e venne consegnata al seminario quella che tutti consideravano la parte maggiore dell&#8217;eredit\u00e0 intellettuale di Ceci: i manoscritti del <em>Latium vetus<\/em>, della sintassi latina, della grammatica serbo-croata.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al nostro liceo \u00e8 rimasto un notevole fondo, costituito da un grosso fascio di carte e da numerose copie di ciascuno degli estratti di stampa delle pubblicazioni di Ceci. Tra altri materiali, va segnalato almeno il manoscritto del secondo volume delle <em>Etimologie dei giureconsulti romani<\/em>, del quale prima o poi qualcuno si dovrebbe occupare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cento anni dopo il termine che Ceci s&#8217;era assegnato per la pubblicazione del libro, l&#8217;abbiamo letto in quattro o cinque. Vediamo insieme se vale ancora la pena di occuparsene.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6. Le carte<\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il manoscritto della <em>Sintassi<\/em> riposa placidamente nella biblioteca del seminario di Alatri. Si tratta di notevole involto, distinto in due fasci di fogli, ciascuno stretto con ogni diligenza mediante pi\u00f9 giri di spago, ad evitare la fuga della minima cartula: un fascio per la sintassi dei casi, uno per la sintassi del periodo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al lettore che, allentati i lacci, vi soffermasse lo sguardo, subito risulterebbero evidenti quattro mani di scrittura: la perigliosissima di Luigi Ceci, l&#8217;arruffata di Angelo Ceci, il plagiario del <em>Latium Vetus<\/em>, che ha lasciato, benedetto uomo, qualche sbaglio marchiano anche l\u00ec, direttamente sui fogli del professore, la compostissima di Minnocci, la determinata e spigolosa di Sacchetti Sassetti. A noi, evidentemente, interessa la prima, e senza rimpianti rinunciamo alle altre tre.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le carte di Ceci, in gran parte mezzi fogli protocollo lineati, o variate porzioni frazionarie di essi, ma pure il retro d&#8217;un modulo di verbale d&#8217;esami dell&#8217;allora regia Universit\u00e0 di Roma, ed altri supporti scritt\u00f2ri d&#8217;occasione, sono raccolte in fascicoli all&#8217;interno di fogli protocollo bianchi. Codeste cartellette qualche volta recano una intestazione autografa, qualche volta di mano di Minnocci, qualche volta nessuna intestazione. Sono, a loro volta, contenute all&#8217;interno di fogli protocollo lineati su cui si legge, per mano di Minnocci, una sorta di rifacimento o rielaborazione del manoscritto di Ceci.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siccome Ceci numerava di rado i mezzi fogli protocollo su cui aveva l&#8217;abitudine di scrivere, non abbiamo alcuna idea di quale potesse essere, in molti fascicoli, l&#8217;ordinamento originale, che siamo costretti a ricostruire, ove volessimo leggere, con parecchia fatica, e qualche dubbio residuale. A rendere il lavoro d&#8217;un curatore ancora pi\u00f9 improbo (che non significa improbabile), qualche volta d&#8217;un medesimo luogo Ceci ha lasciato pi\u00f9 d&#8217;una redazione. Tuttavia, complessivamente, si tratta d&#8217;un manoscritto ben delineato almeno per il riguardo della sintassi dei casi: quanto, se non pi\u00f9, quello del <em>Latium vetus<\/em>. A chi volesse allestirne la stampa, assolto il compito della trascrizione, e del riscontro delle citazioni, possibilmente su edizioni che Ceci poteva avere tra le mani, e nelle quali per\u00f2 era accuratissimo, rimane la responsabilit\u00e0 di decidere, ove l&#8217;evidenza interna del testo non aiutasse, se collocare, poniamo, il dativo di possesso prima o dopo il dativo etico, e di scegliere tra una o un&#8217;altra formulazione d&#8217;un medesimo concetto.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si corre, comunque, il pericolo di travisare o di sconciare il pensiero dell&#8217;autore il quale, tuttavia, non ci ha mai autorizzato a leggere queste carte: del che, mentre le leggiamo, \u00e8 bene rimaniamo consapevoli. Soprattutto perch\u00e9 vale veramente la pena.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7. La <em>Sintassi<\/em><\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il manoscritto della <em>Sintassi<\/em>, come ci \u00e8 stato conservato, doveva essere gi\u00e0 in uno stato molto avanzato nel 1905 se, pubblicando la <em>Morfologia<\/em>, Ceci prevedeva di stampare il volume successivo entro uno o due mesi. La gelida accoglienze che la <em>Morfologia<\/em> aveva ricevuto e, soprattutto, le questioni teoriche che, in se stesso, egli non aveva ancora risolto, lo indussero a rinviare l&#8217;uscita del libro. Non poteva sostenersi, come nella <em>Morfologia<\/em>, con l&#8217;imponente mole di studi e materiali che la glottologia d&#8217;Ottocento aveva s\u00ec raccolto, ma nel campo degli studi fonologici e morfologici soprattutto: nei lavori dei grandi comparatisti, la sintassi \u00e8 questione assai poco determinata e del tutto indiziaria. Aveva disponibile soprattutto la <em>Historisches Syntax der lateinischen Sprache<\/em> di A. Dr\u00e4ger (Liepzig, 1878), che certamente conosceva, e la <em>Geschichte der Sprachwissenschaften bei dem Griechen und R\u00f6mern<\/em>, di H. Steinthal (Berlin, 1890-1891), cui si riferisce in uno degli appunti di lavoro del manoscritto, e poco altro, ma molto rimaneva da investigare e da chiarire:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Un campo, per altro, quasi del tutto inesplorato per lo innanzi, ha cominciato a percorrere la glottologia negli ultimi anni. Io accenno alla sintassi condotta col metodo fecondo della comparazione, col criterio storico voluto dalla critica moderna. [&#8230;] Il perch\u00e9 della difficolt\u00e0 degli studi sintattici \u00e8 evidente. La sintassi dipende in gran parte dalla teoria delle forme; e prima che queste non fossero ampiamente dichiarate, uno studio scientifico dei fatti sintattici non era possibile. Ed aggiungete che la sintassi deve studiare la parte formale della parola, non la parte materiale che \u00e8 soggetto della lessicografia. Non le basta, com&#8217;altri ben disse, l&#8217;esame della parola isolata, della \u03bb\u03ad\u03be\u03b9\u03c2, per usare la parola greca, ma vuol fare la storia, vuol trovare le cause delle funzioni della parola nel discorso, nel \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2. Indi la sintassi dev&#8217;essere anzi tutto storica e pi\u00f9 storica che comparativa. Giacch\u00e9 alla sintassi importa di pi\u00f9 raccogliere e mettere in luce ci\u00f2 che vi sia di pi\u00f9 particolare e di pi\u00f9 diverso in ciascuna delle lingue sorelle, anzich\u00e9 ci\u00f2 che esse abbiano in comune fra loro, quantunque al sistema comune delle forme debba assorgere per trovare le prime cause e ragioni del peculiare sistema sintattico al quale esso dette origine.<sup><a href=\"#sdfootnote53sym\"><sup>52<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto al di l\u00e0 dell&#8217;ambito e degli intenti propri del volume per la scuola, al quale continuava a lavorare, Ceci continu\u00f2 ad interrogarsi a lungo sulla opportunit\u00e0, e la necessit\u00e0, della distinzione tra sintassi e morfologia, sulla autonomia della sintassi rispetto al lessico e sui rapporti tra sintassi e pensiero e tra sintassi e stile, e cerc\u00f2 di chiarire a se stesso dove potessero essere tracciate le linee di demarcazione:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>La parola va indagata nel discorso, poich\u00e9 noi parliamo per proposizioni, perch\u00e9 la minima rappresentazione \u00e8 data dalla proposizione. [&#8230;] Il discorso \u00e8 una rappresentazione complessa, e perci\u00f2 indagando la parola come pensiero ci dobbiamo elevare non all&#8217;idea fondamentale, ma al suo ufficio nel discorso: ecco come la morfologia \u00e8 contesta con la sintassi. [&#8230;] Per esempio per le lingue indoeuropee la parola \u00e8 una specie di composto; \u00e8 scritta come un&#8217;unit\u00e0 dal parlante, ma la nostra idea \u00e8 complessa; e in <em>oratoris<\/em>, per esempio, non c&#8217;\u00e8 solo l&#8217;azione, ma anche una relazione\u201d.<sup><a href=\"#sdfootnote54sym\"><sup>53<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sollecitato dalle questioni poste dall&#8217;Estetica di Croce, Ceci rifletteva sulla relazione, nell&#8217;opera letteraria, tra sintassi e stile individuale, fino a risolversi ad accettare la possibilit\u00e0 della risoluzione della sintassi nello stile:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>L&#8217;azione dello spirito pu\u00f2 arrestare le leggi meccaniche per la ragione gi\u00e0 detta, che chiunque parla mira a conservare la piena chiarezza e intelligibilit\u00e0. Questa azione si fa meno sentire nella fonologia, e pi\u00f9 nella morfologia, e cresce l\u00e0 dove i rapporti ideologici sono pi\u00f9 complessi, e cio\u00e8 nella sintassi: gli scrittori, infatti, si differenziano specialmente in questa parte: nello stile.<sup><a href=\"#sdfootnote55sym\"><sup>54<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte, fermo nella posizione che il latino non vada considerato soltanto sotto la specie della lingua letteraria, cercava di definire le relazioni tra sintassi e cultura nel senso pi\u00f9 ampio di visione del mondo, e giungeva a prefigurare la risoluzione della filologia, della glottologia e delle scienze antichistiche in generale in una nuova scienza della cultura antica:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Quando faremo la sintassi storica vedranno come filologia e glottologia non sieno per nulla affatto scindibili; ed ecco quindi un nuovo orizzonte: l&#8217;unit\u00e0 del sapere. [&#8230;] La vita della lingua \u00e8 intimamente collegata con la vita del pensiero e la storia del popolo, ed allora quindi, si tratta di fare dell&#8217;alta linguistica, bisogna che tutta la storia della lingua sia indagata con la vita sociale e storica del popolo, ed allora ne viene l&#8217;unit\u00e0 del sapere determinata e non esister\u00e0 pi\u00f9 il frazionamento d&#8217;oggi, ma vi sar\u00e0 una cattedra di cultura antica.<sup><a href=\"#sdfootnote56sym\"><sup>55<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto a questo vario, e complesso, orizzonte epistemologico ed a questo poderoso piano di lavoro <em>in nuce<\/em>, il manoscritto della sintassi \u00e8 poco pi\u00f9 che un colpo di sonda per la prima verifica della consistenza e della tenuta delle categorie della tradizione grammaticale; riguardo la quale, un punto era gi\u00e0 chiaro: che confondeva la sintassi latina con la ciceroniana, e neppure di tutto Cicerone, e in pi\u00f9 d&#8217;un punto d&#8217;un Cicerone tutto di fantasia. Sicch\u00e9, il lavoro di Ceci combatte una battaglia di retroguardia: serve a scompaginare l&#8217;esistente e ad accumulare i materiali necessari a definire prospettive nuove e diverse, molte delle quali erano ancora (e, in certi casi, sono tuttavia) da chiarire dal punto di vista teorico, e da fare da quello, diciamo cos\u00ec, pratico.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di Ceci \u00e8 vivo perch\u00e9 vige tuttavia la tradizione grammaticale della quale egli ha indagato e posto in luce, la luce dei concreti e positivi fatti linguistici, le inconsistenze. Non apre orizzonti radicalmente nuovi, e tuttavia \u00e8 ancora necessario fare in modo sia letto e conosciuto perch\u00e9, nella pratica dell&#8217;insegnamento, questa sezione della grammatica \u00e8, perfino pi\u00f9 della morfologia, logicistica, aporetica ed assiomatica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci si \u00e8 proposto di dare alla scuola una sintassi che fosse di tutto il latino, e non solo delle opere oratorie e filosofiche di Cicerone: dalla lingua di Plauto, paradigma del latino popolare e parlato, a quella letteraria d&#8217;et\u00e0 repubblicana ed imperiale, qui robustamente distinguendo tra l\u2019indirizzo anomalista e l\u2019analogismo di gusto cesariano ed ulteriormente dettagliando, all&#8217;interno dello stesso Cicerone, tra epistolario, e prime orazioni, ed opere di maggior impegno stilistico, fino ai caratteri specifici della lingua poetica, ed ai giuristi tardi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diversamente che nella <em>Morfologia<\/em>, il latino d&#8217;et\u00e0 cristiana non \u00e8 oggetto d&#8217;analisi particolare, ma nei testi cristiani la sintassi ha conservato le forme classiche, salvo isolati, e pur ragguardevoli semitismi (il genitivo di qualit\u00e0 con funzione attributiva, il genitivo elativo, l&#8217;ablativo con <em>in <\/em>per la funzione strumentale), che Ceci non prende in considerazione per i limiti ed i destinatari, probabilmente, che si \u00e8 assegnato.<sup><a href=\"#sdfootnote57sym\"><sup>56<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si pone mente agli anni in cui questa sintassi fu scritta, appare sorprendente il ricorso sistematico a strumenti di analisi quantitativa e frequenziale.<sup><a href=\"#sdfootnote58sym\"><sup>57<\/sup><\/a><\/sup> Posto che il criterio determinante per l&#8217;accertamento della norma linguistica \u00e8 la concreta e materiale prevalenza nell&#8217;uso, \u00e8 necessario che una scrupolosa ricognizione computazionale delle occorrenze sia posta preliminare ad ogni definizione successiva. Con questi strumenti, e certo giovandosi dei materiali raccolti da Dr\u00e4ger, ma pure mediante analisi originali,<sup><a href=\"#sdfootnote59sym\"><sup>58<\/sup><\/a><\/sup> (57) capitolo dopo capitolo Ceci si impegna in un lavoro di attento, puntuale, appassionato riscontro delle categorie della sintassi tradizionale, con risultati, in qualche caso, sorprendenti per i suoi tempi e per noi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Restituiamo, allora, la parola a Ceci ed esaminiamo con lui un luogo esemplare: la casella grammaticale del dativo di possesso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ceci enuncia la norma tradizionale e inizia a stritolarla:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>A nome della buona prosa latina, si \u00e8 dato il bando al verbo <em>habere<\/em>, quando occorra significare il possesso. <em>Patri domus est<\/em>, <em>mihi libri sunt<\/em>, son queste le costruzioni che si raccomandano nelle nostre grammatiche.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Pater domum habet<\/em>, <em>agrum habeo<\/em> paion volgari ai nostri ciceroniani. Le grammatiche insegnano: <em>domus mihi est<\/em>, non <em>domum habeo<\/em>; <em>mihi libri sunt<\/em>, non <em>libros habeo<\/em>. Si \u00e8 dato il bando al verbo <em>habere<\/em> quando occorra esprimere il possesso. <em>Patri domus est<\/em>, non <em>pater domum habet<\/em>; <em>mihi libri sunt<\/em>, non <em>libros habeo<\/em>. Ora esaminiamo il bel capo! Il dativo possessivo con <em>esse<\/em> \u00e8 usato in ben 239 luoghi da Cicerone. Lo credereste? In solo 4 luoghi (1,7% di tutti gli esempi) Cicerone si vale di questa costruzione quando la cosa posseduta \u00e8 un nome concreto.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, la seppellisce sotto l&#8217;evidenza del latino vivo e concreto:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Il dativo possessivo con <em>esse<\/em> \u00e8 usato in Cicerone 239 volte. Ma in 212 volte la cosa posseduta \u00e8 rappresentata da un astratto; 12 volte da un concreto collettivo; 4 volte da un concreto individuo (1,7% di tutti gli esempi), 4 volte da una persona (1,7% di tutti gli esempi).<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, ulteriormente, dettaglia:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Codesto costrutto ricorre in Cicerone 239 volte. Ma in 212 luoghi la cosa posseduta \u00e8 rappresentata da un astratto: <em>potestas<\/em> (25 volte), <em>locus<\/em> (59 volte, di cui 53 in senso metaforico = <em>fieri potest<\/em>), <em>causa<\/em> (33 volte), <em>otium<\/em> (3 volte), <em>tempus<\/em> (1 volta), <em>aditus<\/em> (7 volte), <em>reditus<\/em> (4 volte), <em>facultas<\/em> (4 volte) ecc.; in 12 luoghi da concreti collettivi (come <em>pecunia<\/em>, <em>opes<\/em>). Solo 4 volte si ha il concreto individuale (come <em>domus<\/em>, <em>caput<\/em> ecc.), e solo 4 volte un nome di persona (come <em>pater<\/em>, <em>filius<\/em>). Altri astratti in Cicerone: <em>honos<\/em> (2 volte), <em>ops<\/em>, <em>ornamentum<\/em>, <em>delectatio<\/em>, <em>voluptas<\/em>, <em>fructus<\/em>, <em>vita<\/em> (2 volte), <em>occasus<\/em>, <em>exstinctio<\/em>, <em>quies<\/em>, <em>fons<\/em> (metaforico), <em>partitio<\/em>, <em>finis<\/em>, <em>ius<\/em> (3 volte), <em>commercium<\/em> (2 volte), <em>lex<\/em> (3 volte), <em>mos <\/em>(2 volte), <em>modus<\/em> (2 volte).<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, \u00e8 possibile una prima ricognizione del territorio:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Cicerone quindi non dice <em>liber mihi est<\/em> = ho un libro, ma <em>librum habeo<\/em>. Non dice <em>amici mihi sunt<\/em>, ma <em>amicorum copia mihi est<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, ancora nell&#8217;ambito dell&#8217;uso ciceroniano, precisa:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Cicerone ferma l\u2019uso puro, classico con <em>habeo<\/em>.<\/p>\r\n<p>Cicerone l\u2019usa negli astratti perch\u00e9 non si tratta di un vero possesso.<\/p>\r\n<p>La met\u00e0 dei 27 luoghi con nomi concreti si ha nelle lettere e nella <em>Oratio pro Quinctio<\/em>.<\/p>\r\n<p>Inoltre, ricorrono tre formole stereotipe che, prese insieme, danno la met\u00e0 (49%) degli esempi del dativo possessivo:<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<ol class=\"wp-block-list\">\r\n<li><em>locus mihi est<\/em> (59 volte, 6 in senso proprio, le altre volte in senso metaforico).<\/li>\r\n<li><em>potestas mihi est<\/em> (25 volte).<\/li>\r\n<li><em>causa mihi est<\/em> (33 volte).<\/li>\r\n<\/ol>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>In totale, 117 luoghi.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Nomi di condizioni o azioni dell\u2019animo in Cicerone 16 volte: <em>silentium<\/em>, <em>sanitas<\/em>, <em>suaviloquens iucunditas<\/em>, <em>quies vitae<\/em>, <em>religio<\/em>, <em>corruptela ac demutatio morum<\/em>, <em>nihil mali<\/em>, <em>nihil beatius<\/em>, <em>nihil certi<\/em>, <em>tantum offensionis<\/em>, <em>sensus<\/em> (2 volte), <em>acerbitas<\/em>, <em>quid<\/em> <em>animi<\/em>,<em> consilium<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Nomi di <em>actiones<\/em> in 16 esempi: <em>actio<\/em>, <em>contentio<\/em>, <em>consolatio<\/em>, <em>solacium<\/em>, <em>occupatio<\/em> (4 volte), <em>odium<\/em>, <em>respectus<\/em>, <em>spes<\/em> (3 volte), <em>studium<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E conclude:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Ma Cicerone non usa il dativo con <em>esse<\/em> per significare il possesso di beni materiali. Cicerone usa <em>habeo<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, ripete la misurazione con i testi di Plauto:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Plauto, che ha 315 volte la costruzione di <em>esse <\/em>col dativo, ha 187 volte il nome astratto, ma 36 volte il concreto collettivo (<em>divitiae<\/em>, <em>argentum<\/em>, <em>thesaurus<\/em>, <em>victus<\/em>), 42 volte i nomi di persona (<em>pater<\/em>, <em>parentes<\/em>, <em>filius<\/em>, <em>soror<\/em>, <em>amica<\/em>, <em>ancilla<\/em>, <em>servus<\/em>, <em>discipulus<\/em>) e 38 volte i concreti individuali (<em>aedes<\/em>, <em>cera<\/em> = <em>tabella cerata<\/em>, <em>domus<\/em>, <em>machaera<\/em>, <em>montes<\/em>, <em>pons<\/em>, <em>nummi<\/em>, <em>digiti<\/em>, <em>caput<\/em>, <em>lingua<\/em> ecc). Quindi <em>liber mihi est<\/em>, <em>amici mihi sunt<\/em> \u00e8 costruzione preferita in Plauto.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comincia a delineare un orizzonte e incrocia i dati:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Con <em>mihi est<\/em>:<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Si possiede la persona: in Plauto, 42 luoghi (<em>pater<\/em>, <em>parentes<\/em>, <em>filius<\/em>, <em>soror<\/em>, <em>amica<\/em>, <em>hospes<\/em>, <em>servus<\/em>, <em>ancilla<\/em>, <em>discipulus<\/em>). In Cicerone 4 luoghi; inoltre, lo unisce 5 volte coi nomi collettivi <em>copia<\/em> e <em>inopia<\/em>.<\/p>\r\n<p>Si possiede la persona e la cosa concreta: in Plauto, 2 luoghi (<em>liberi <\/em>e <em>divitiae<\/em>, <em>patria<\/em> e <em>parentes<\/em>). In Cicerone, 2 luoghi.<\/p>\r\n<p>Si possiedono cose concrete ed individue: in Plauto, 36 luoghi (<em>aedis<\/em>, <em>cera<\/em> nel senso di <em>tabella cerata<\/em>, <em>domus<\/em>, <em>machaera, montes<\/em>, <em>pons<\/em>, <em>nummi<\/em>, <em>digiti<\/em>, <em>caput<\/em>, <em>lingua<\/em> ecc.). In Cicerone, 4 luoghi.<\/p>\r\n<p>Si possiedono concreti collettivi indicanti soprattutto \u201c<em>pecunia<\/em>\u201d ed \u201c<em>opes<\/em>\u201d: in Plauto 41 luoghi (<em>divitiae<\/em>, <em>argentum<\/em>, <em>thensaurus<\/em>, <em>victus<\/em>). In Cicerone, 12 luoghi.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, definisce un criterio:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Dunque la locuzione <em>res est mihi<\/em> \u00e8 del linguaggio volgare (frequentissima in Plauto) e del discorso familiare, tanto che in Cicerone la met\u00e0 degli esempi con nomi di persona, concreti individui e concreti collettivi si ha nelle lettere e nella prima orazione<em> Pro Quinctio<\/em>. Le tre formule stereotipe <em>locus<\/em>, <em>potestas<\/em>, <em>causa<\/em> <em>mihi est <\/em>danno la met\u00e0 degli esempi.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E lo riscontra nei testi di Cesare e Nepote con un\u2019ampia ricognizione:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Esse <\/em>col dativo in Cesare, <em>Bell. Gall.<\/em> 1, 11, 5: <em>sibi praeter agri solum nihil esse reliqui<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> 6, 13, 2: <em>Nobilibus in hos eadem omnia sunt iura quae dominis in servos<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> 2, 6, 3: <em>in muro consistendi potestas erat nulli<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> 7, 37, 3: <em>locum consistendi Romanis in Gallia non fore<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> [7,] 5, 5: <em>quibus id consilii fuisse cognoverint<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> [7,] 48, 4: <em>Erat Romanis nec loco nec numero aequa contentio<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> [7,] 77, 8: <em>Quid enim\u2026 propinquis consanguineisque nostris animi fore existimatis\u2026?<\/em>; <em>Bell. Gall.<\/em> 2, 15, 4: <em>nullum esse aditum ad eos <\/em>mercatoribus e <em>Bell. Gall.<\/em> [2,] 16, 5: <em>propter<\/em> <em>paludes<\/em> <em>exercitui<\/em> <em>aditus<\/em> <em>non<\/em> <em>esset<\/em>; similmente <em>Bell. Gall.<\/em> 4, 2, 1: <em>Mercatoribus est aditus<\/em> e <em>Bell. Gall.<\/em> 5, 27, 4: <em>Civitati porro hanc fuisse belli causam<\/em>; Nep., <em>Lys<\/em>. 1, 4: <em>nam hanc causam\u2026 sibi esse belli<\/em>; Nep., <em>Dion<\/em> 2, 5: <em>ne agendi esset Dioni potestas<\/em> e 8, 5: <em>nihil\u2026 periculi fore Dioni<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, considera alcune locuzioni particolari:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Habere aliquid cum aliquo<\/em> in Cesare: <em>Bell. Gall.<\/em> 1, 44, 9 (<em>contentiones<\/em>); <em>Bell. Gall. <\/em>7, 67, 7 (<em>controversiam<\/em>); cfr. <em>Bell. civ.<\/em>, [3,] 16, 3).<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Mihi res est cum aliquo<\/em> \u00e8 una frase volgare (in Plauto). Tac., <em>Dial.<\/em>, 10: <em>tecum mihi, Materne, res est<\/em>. Cesare: <em>mihi est aliquid<\/em> (<em>amicitia<\/em>, <em>hospitium<\/em>, <em>res<\/em>\u2026) <em>cum aliquo<\/em> in <em>Bell. Gall.<\/em> 7, 39, 2 (<em>His erat inter se de principatu contentio<\/em>). Questa locuzione si trova 6 volte in Cesare, 5 volte in Nepote.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, esamina la casella dei composti di <em>sum:<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Cicerone ha sempre <em>inesse in<\/em> (sola eccezione <em>De<\/em> <em>off.<\/em> 1, 151). Invece Sallustio ha sempre <em>inesse alicui <\/em>(<em>rei<\/em>), frequente anche in Livio e Tacito, tranne <em>Cat.<\/em> 15, 5: <em>in facie voltuque vecordia inerat<\/em>, perch\u00e9 il dativo <em>vultui<\/em> non era usato, e cos\u00ec il dativo <em>faciei<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Inesse<\/em> col dativo \u00e8 la regola in Sallustio; frequente in Livio.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>I composti <em>absum<\/em>, <em>desum<\/em>, <em>supersum<\/em> hanno il dativo del possesso: Ces., <em>Bell. Gall.<\/em> 4, 26, 5: <em>hoc unum\u2026 Caesari defuit<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E determina il differenziale che intercorre tra genitivo e dativo del possesso:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Il dativo con <em>sum<\/em> indica, in modo sia pur vago, il fatto del possesso (il dativo \u00e8 la persona interessata). Ma il genitivo possessivo pone in rilievo il possessore, e il fatto del possesso \u00e8 solo una idea subordinata. Quindi il genitivo \u00e8 il possessore permanente, il dativo \u00e8 il possessore temporaneo. Liv. 8, 4, 5: (<em>Latini concedunt<\/em>)<em> Romam caput Latio esse <\/em>(<em>Romani concedunt\u2026 Romam caput Latii esse<\/em>).<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p>Il genitivo esprime il possessore, il dativo piuttosto la cosa posseduta.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un sondaggio virgiliano gli consente di misurare la maggiore capacit\u00e0 d&#8217;oscillazione della lingua poetica:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Esse <\/em>ed <em>habeo<\/em>: Virg., <em>Ecl<\/em>. 1, 80: <em>sunt<\/em> <em>nobis<\/em> <em>mitia<\/em> <em>poma<\/em>; Virg., <em>Aen<\/em>. 2, 584: <em>habet haec<\/em> <em>victoria<\/em> <em>laudem<\/em>; Virg., <em>Aen<\/em>. 11, 373-374: <em>si<\/em> <em>qua<\/em> <em>tibi<\/em> <em>vis<\/em>, <em>si patrii<\/em> <em>quid<\/em> <em>Martis<\/em> <em>habes<\/em>.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Mihi res est cum aliquo<\/em> \u00e8 una frase volgare (in Plauto). Tac., <em>Dial.<\/em> 10: <em>tecum mihi, Materne, res est<\/em>. Cesare: <em>mihi est aliquid<\/em> (<em>amicitia<\/em>, <em>hospitium<\/em>, <em>res<\/em>\u2026) <em>cum aliquo<\/em> in <em>Bell. Gall.<\/em> 7, 39, 2 (<em>His erat inter se de principatu contentio<\/em>). Questa locuzione si trova 6 volte in Cesare, 5 volte in Nepote.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 possibile, a questo punto, affinare e confermare l&#8217;ipotesi di lavoro:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>Esse<\/em> col dativo possessivo \u00e8 del linguaggio volgare e familiare. E\u2019 una costruzione non ben ferma: ha qualcosa d\u2019indeterminato. <em>Res est<\/em> si determina col dativo; con <em>habeo<\/em> la locuzione \u00e8 pi\u00f9 determinata e pi\u00f9 breve.<\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La morte ha impedito a Ceci di condurre a compimento l\u2019opera monumentale cui s\u2019\u00e8 dedicato fino agli ultimi giorni della vita. A noi sono rimasti gli arnesi del mestiere ed una quantit\u00e0 imponente di materiali pi\u00f9 o meno sbozzati, pi\u00f9 o meno finiti. Se questi suoi appunti per una sintassi latina fossero resi disponibili, sarebbe impossibile non tenerne conto, la prossima volta che qualcuno si ponesse a scrivere una grammatica. La nostra rappresentazione del latino, comunque, ne sarebbe mutata in modo sostanziale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soprattutto, Ceci ci ha additato una strada, ed avvertito che il cammino \u00e8 malagevole: non si tratta, certo, d&#8217;una via <em>da vestito di cappa<\/em>. Per\u00f2, ha disposto per noi, proprio dove inizia il percorso, gli strumenti necessari. Certo, sono un poco impolverati; e, magari, ci accorgeremo che non abbiamo forze sufficienti a reggere il peso di alcuni di essi; altri non vanno pi\u00f9 bene ma, complessivamente, si tratta d&#8217;un lascito imponente. Sta a noi, adesso, raccoglierli ed incamminarci nella direzione che lui ha lasciato segnata sulle mappe che ha disegnato. Le coordinate generali sono chiare: dobbiamo risalire il corso del gran fiume che ha origine dall&#8217;Umanesimo e ritrovare, al di l\u00e0 della roccaforte, e delle secche, del ciceronianismo e del dogmatismo di sapore aristotelico, le sorgenti del latino vivo e forte, aperto, disponibile alla creativit\u00e0 ed alla comunicazione umana, ed imparare di nuovo a respirarne l&#8217;aria fresca e pulita, e camminare in spazi nuovamente aperti, liberando dalle stampelle del grammaticalismo, che ci impacciano solo e non ci sostengono veramente, noi stessi, e chi il latino studia con noi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">______________________________________________________________________________<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riproduco, senza sostanziali cambiamenti, il testo che ho esposto, in parte, nel convegno dedicato a Luigi Ceci ad ottanta anni dalla morte. La prospettiva \u00e8, volutamente, limitata all\u2019insegnamento della lingua latina nei licei: una questione piccola, ma di qualche significato per la salute pubblica. Il registro, piano e quasi familiare, tiene conto degli ascoltatori di allora, ma \u00e8 insieme tributo all\u2019idea, ceciana, che ogni pensiero \u00e8 dialogo, o non \u00e8 affatto. I rinvii bibliografici non pretendono di essere esaustivi; sono, semplicemente, come le conchiglie che, raccolte passeggiando lungo la riva d\u2019un mare (<em>Cogitanti mihi et cum animo meo [\u2026] memoriam recensenti<\/em>\u2026: appunto), sia bello ed interessante condividere. L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato nel volume collettivo <em>Per Ceci<\/em>, Bologna 2008.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote2anc\">1<\/a> Anonimo Romano, <em>Cronica<\/em>, a cura di Giuseppe Porta, Milano 1981, p.104.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote3anc\">2<\/a> N. Festa, <em>Commemorazione del socio Luigi Ceci<\/em>, in \u00abRendiconti Reale Accademia dei Lincei, Classe di scienze morali, storiche e filologiche\u00bb, serie VI, vol. III, fasc. 11-12 (1927), p. 642.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote4anc\">3<\/a> L. Ceci, <em>Lezioni di linguistica generale<\/em>, a cura di T. De Mauro e F. M. Dovetto, Roma 2005, p. 91.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote5anc\">4<\/a> Ceci, Lezioni\u2026, p. 115; cfr. G. R. Cardona, La modalit\u00e0 orale: funzioni e codici, in I linguaggi del sapere, Roma-Bari (1990) pp. 208 e segg.; ib., Testo interiore, testo orale e testo scritto, pp. 333 e segg.; P. Zumthor, La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale, Bologna 1984, particolarmente alle pp. 197 e segg.: \u201cIl desiderio della viva voce abita ogni poesia, in esilio nella scrittura. [&#8230;] Ogni poesia aspira a farsi voce; a farsi, un giorno, sentire; a cogliere l&#8217;individuale incomunicabile, in un&#8217;identificazione del messaggio con la situazione che lo genera, in modo che possa giocare un ruolo stimolatore, come un appello all&#8217;azione\u201d; M. Schneider, Il significato della voce, in Il significato della musica, Milano 1970; R. Barthes, Il piacere del testo, Torino 1975, pp. 65-66: \u201cLa scrittura ad alta voce non \u00e8 fonologica ma fonetica [&#8230;]; ci\u00f2 ch&#8217;essa cerca (in una prospettiva di godimento), sono gli incidenti pulsionali, \u00e8 il linguaggio tappezzato di pelle, un testo in cui si possa sentire la grana della gola, la patina delle consonanti, la volutt\u00e0 delle vocali, tutta una stereofonia della carne profonda: l&#8217;articolazione del corpo, della lingua, non quella del senso, del linguaggio\u201d; John Lyons, Il linguaggio umano, in R. Hinde (cur.), La natura della comunicazione, Roma-Bari 1977, pp. 88-91; trovo molto utile Joseph Balogh, Voces Paginarum, in \u00abPhilologus\u00bb, 82 (1926-1927), pp. 84-109 e 202-240; sul rapporto tra parola scritta e parola parlata, A. Plebe, Breve storia della retorica antica, Roma-Bari 1988, pp. 115-119.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote6anc\">5<\/a> cfr. Ivan Illich, <em>Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura<\/em>, Milano 1994, pp. 51 segg. e 87 segg.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote7anc\">6<\/a> E&#8217; circostanza assai nota che il testo latino sia concepito e scritto o, pi\u00f9 spesso, dettato dall&#8217;autore \u2013 che, difatti, in latino tardo \u00e8, semplicemente, il <em>dictator, <\/em>originato da <em>dictare<\/em>, frequentativo di <em>dicere<\/em> (per un esempio, cfr. in Migne, <em>Patrol. Lat.<\/em>, CXCVI 1195, il <em>Tractatus de laudibus charitatis<\/em> di Riccardo da San Vittore: <em>Solus proinde de ea digne loquitur qui secundum cor dictat verba componit<\/em>),da cui, in tedesco, le derivazioni <em>dichten<\/em>, \u201cpoetare\u201d, e <em>Gedicht<\/em>, \u201cpoema\u201d, e gi\u00e0 in antico francese <em>ditier<\/em> e <em>dicti\u00e9<\/em>: cfr. A Ernout, <em>Dictare, dicter, allem dichten<\/em>, in \u00abRevue des \u00e9tudes latines\u00bb 29 (1951), pp. 155-161; ancora in Dante, <em>Vn<\/em> XXV, 7: <em>prosaici dittatori<\/em>, e <em>Pg<\/em> XXIV, 59: <em>Io veggio ben come le vostre penne \/di retro al dittator sen vanno strette<\/em>, oltre che, per il verbo, <em>Pg<\/em> VIV, 12; <em>Pg<\/em> XXIV, 54; <em>Vn<\/em> XX, 3 2; &#8211; ad un segretario tachigrafo, in vista non della lettura privata e silenziosa, ma ad alta voce e pubblica, non di rado per gli uffici di esecutori professionisti, e comunque fissato sulla pagina in <em>scriptio continua.<\/em> Il <em>continuum <\/em>sillabico riproduce il flusso vocale, non l&#8217;organizzazione logica e formale del gesto comunicativo: cfr. T\u00f6nnes Kleberg, <em>Commercio librario ed editoria nel mondo antico<\/em>, in G. Cavallo <em>(cur.<\/em>), <em>Libri, editori e pubblico nel mondo antico<\/em>, Roma-Bari 1975, pp. 48-49<em>;<\/em> A. Salvatore, <em>Prosodia e metrica latina. Storia dei metri e della prosa metrica<\/em>, Roma 1983, pp. 17-18; R. Barthes \u2013 A. Compagnon, <em>Lettura<\/em>, in <em>Enciclopedia Einaudi<\/em> VIII, Torino 1979, pp. 176-199. La medicina romana annovera la lettura tra gli esercizi fisici utili a conservare, come il gioco con la palla, la buona salute: dunque, assume che sia ad alta voce senza necessit\u00e0 di altra specificazione; tutti ricordiamo la meraviglia di Agostino la volta che gli accadde di osservare Ambrogio mentre leggeva in silenzio \u2013 <em>Aug. Conf.<\/em> VI iii, 2: <em>Sed cum legebat, oculi ducebantur per paginas et cor intellectum rimabatur, vox autem et lingua quiescebant<\/em>. -, oppure la stizza di Plinio Seniore, la volta che fu interrotto mentre ascoltava leggere \u2013 <em>C. Plini Caecili Secundi Epistularum libri<\/em> III, 5: <em>Memini quendam ex amicis, cum lector quaedam perperam pronuntiasset, revocasse et repeti coegisse; hiuc avunculum meum dixisse:\u201dIntellexeras nempe?\u201d Cum ille adnuisset, \u201cCur ergo revocabas? Decem amplius versus hac tua interpellatione perdidimus<\/em> -; la <em>lectio tacita<\/em> si diffuse, soprattutto nei monasteri, e per le necessit\u00e0 della vita comunitaria, a partire dalla fine del VI secolo: per quel che risulta a me, la prima menzione \u00e8 in <em>Regula Sancti Benedicti<\/em>, cap. 48. Le testimonianze di letture e <em>recitationes<\/em> pubbliche sono frequenti fino al Medioevo tardo. Per un esempio\uf02c cfr. la <em>Cronica<\/em> di Rolandino \u2013 F. Fiorese <em>cur<\/em>.\uf02c Milano 2004\uf02c p. 570 -: <em>Perlectus est hic liber et recitatus coram infra scriptis doctoribus et magistris presente eciam societate laudabili bazallariorum et scollarium liberalium arcium de Studio paduano.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote8anc\">7<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, p.66.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote9anc\">8<\/a> L. Ceci, <em>Grammatica latina ad uso delle scuole, Parte I: Morfologia,<\/em> Roma, presso Forzani e C. Tipografi del Senato, 1905, pp. III-XVI e 1-391.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote10anc\">9<\/a> In quarta di copertina della <em>Morfologia<\/em>, si legge che la <em>Sintassi<\/em> sarebbe uscita \u201cnella primavera del 1905\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote11anc\">10<\/a> Festa, <em>Commemorazione\u2026<\/em>, p. 642.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote12anc\">11<\/a> I manoscritti di Luigi Ceci, il quale (diversamente da quanto c\u00e0pita in qualche caso) ha scritto molto pi\u00f9 di quanto abbia pubblicato, sono depositati in due fondi, presso il seminario vescovile ed il liceo-ginnasio Conti Gentili di Alatri, sua citt\u00e0 natale; il primo comprende le carte del <em>Latium vetus<\/em>, poi pubblicato nel 1984 per le cure amorevoli di W. Belardi, della sintassi latina, della grammatica serbo-croata; il secondo contiene carte personali, appunti di lettura, abbozzi, materiali preparatori, schede e note di lavoro.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote13anc\">12<\/a> Una storia minima, ma molto accurata, di tale tradizione grammaticalista in L. Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, pp. 32-35.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote14anc\">13<\/a> Ceci, <em>Lezioni<\/em>\u2026, p. 66.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote15anc\">14<\/a> C. Giarratano, <em>La storia della filologia classica<\/em>, in <em>Introduzione alla filologia classica<\/em>, Milano s.i.d., pp. 7-17; U. von Wilamowitz-Moellendorf, Storia della filologia classica, Torino (1967), pp. 27-28.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote16anc\">15<\/a> Cfr. E. Garin, <em>L&#8217;educazione in Europa 1400-1600<\/em>, Roma-Bari 1976, che \u00e8 lettura fondamentale per chiunque si occupi, a qualsiasi titolo, dell\u2019insegnamento del latino e del greco.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote17anc\">16<\/a> Ai fini d&#8217;un primo orientamento riguardo lo stato della riflessione sull&#8217;insegnamento del latino nella scuola ci si pu\u00f2 riferire a: E. Andreoni Fontecedro<em>, Progetto sequenziale per l&#8217;insegnamento della morfologia e della sintassi latina nel biennio secondo il modello Tesni\u00e8re &#8211; Sabatini<\/em>, in \u00abAufidus\u00bb, 5 (1988), pp. 83-99; E. Andreoni Fontecedro, <em>Indagine sull&#8217;insegnamento delle letterature greca e latina nella scuola secondaria superiore,<\/em>in \u00abAufidus\u00bb, 9 (1989), pp. 181-194;E. Andreoni Fontecedro, <em>Il modello Tesni\u00e8re &#8211; Sabatini e la sua applicazione al latino<\/em>, in \u00abAtene e Roma\u00bb, 31 (1997), pp. 81-88; G. Calboli, <em>La linguistica moderna e il latino. I casi<\/em>, Bologna 1975; G. Garbugino, <em>Analisi logica, linguistica moderna e didattica del latino<\/em>, in \u00abBollettino di studi latini\u00bb, 25 (1995), pp. 585-603; G. Garbugino, <em>Latino ed educazione linguistica<\/em>, Padova 1995; A. Ghiselli, <em>Grammatica moderna della lingua latina<\/em>, Bari 1987; A. Ghiselli, <em>Nuove metodologie didattiche per l&#8217;apprendimento delle strutture morfosintattiche fondamentali del latino<\/em>, in I. Lana (<em>cur.<\/em>), <em>Il latino nella scuola secondaria<\/em>, Brescia 1990, pp. 55-74; A. Ghiselli, <em>Il nuovo libro di latino, <\/em>Bari, 1995; H. Happ, <em>Grundfragen einer Dipendenz-Grammatik des Lateinischen<\/em>, G\u00f6ttingen 1976; H. Happ, <em>M\u00f6glichkeiten einer Dependenz-Grammatik des Lateinischen<\/em>, in \u00abGymnasium\u00bb, 83 (1976), pp. 35-58; H. Happ<em>, M\u00f6glichkeiten und Grenzen bei der unterrichtlichen Anwendung einer Dependenz-Grammatik des Lateinischen<\/em>, in \u00abGymnasium\u00bb, 84 (1977), pp. 35-87; H. Happ<em>, Syntaxe latine et th\u00e9orie de la valence. <\/em><em>Essai d&#8217;adaptation au latin des th\u00e9ories de Lucien Tesni\u00e8re<\/em>, in \u00abLes \u00c9tudes Classiques\u00bb, 45 (1977), pp. 337-366; R. Oniga, <em>I composti nominali latini. <\/em><em>Una morfologia generativa<\/em>, Bologna 1988; R. Oniga, <em>Grammatica generativa e insegnamento del latino<\/em>, in \u00abAufidus\u00bb, 14 (1991), pp. 83-108; G. Proverbio, <em>Lingue classiche alla prova. Note storiche e teoriche per una didattica<\/em>, Bologna 1981; G. Proverbio<em>, Lezioni di glottodidattica<\/em>, Torino 1984.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi pare tuttavia evidente che l&#8217;immagine del latino in base alla quale sono costruiti molti di questi contributi sia proprio quella della tradizione grammaticalista, e che molti di essi non riescano a sottrarsi agli eccessi del logicismo che tanti danni ha prodotto, e per il quale, ormai, l&#8217;insegnamento del latino nelle nostre scuole si sta riducendo allo sforzo dell&#8217;apprendimento degli schemi grammaticali: che si tratti di schemi grammaticali soltanto diversi, non rileva granch\u00e9. Importa, viceversa, che l&#8217;insegnamento sia fondato, e non se ne discosti mai, su una robusta ed appassionata pratica di lettura di testi accortamente trascelti dall&#8217;insegnante, anche uscendo dal canone classico: diversamente, ci si ritrova impantanati nelle secche del formalismo sterile e delle colate di chiacchiere introdotti dal modello di Port-Royal. La pedagogia degli Umanisti ha sempre insistito sulla necessit\u00e0 di mettere i testi latini in mano agli studenti prima possibile, ed \u00e8 un truismo banalissimo che la sensibilit\u00e0 linguistica si affini in modo direttamente proporzionale alla quantit\u00e0 della esposizione. Da quando il latino non \u00e8 pi\u00f9 linguaggio veicolare del culto, se accadesse che, dopo aver studiato qualche centinaio di pagine di grammatica ed aver letto poche decine di pagine di latino, qualcuno il latino cominciasse un poco a capirlo per davvero, potremmo con animo sereno gridare al miracolo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del tutto diverso da qualsiasi approccio normativo il metodo d\u2019insegnamento proposto da Hans H. \u00d8berg, <em>Lingua Latina secundum naturae rationem explicata<\/em>, Hauniae 1959, rivisto ed ampliato nel successivo <em>Lingua Latina per se illustrata<\/em>, Hauniae 1990. Ceci sarebbe stato, a riguardo, molto perplesso. Avrebbe osservato che \u201cil metodo Berlitz\u201d non pu\u00f2 essere applicato al latino (cfr. <em>Lezioni<\/em>\u2026, p. 109; identico punto di vista in A. Gramsci, <em>Per la storia degli intellettuali<\/em>, in <em>Quaderni dal carcere<\/em>, III, Torino 1977, pag. 1545; e queste pagine di Gramsci rimangono fondamentali). La proposta di \u00d8berg andrebbe tarata meglio rispetto all\u2019obiettivo essenziale dello studio del latino nel liceo e nell\u2019universit\u00e0: la comprensione dei testi letterari. Diversamente, rischia di disperdere molte energie. \u00c8 un vero peccato che sia come evaporato dalla memoria collettiva V. Fontoynont, <em>Commento al vocabolario greco<\/em>, Roma 1949, del quale non esiste tuttavia un corrispondente manuale latino: e invece, bisognerebbe lavorarci molto sul serio.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote18anc\">17<\/a> Nella nostra scuola, ai tempi di Ceci, si adoperava l&#8217;ovviamente \u201cgloriosa\u201d sintassi del prof. Giovanni Zenoni, che aveva almeno il vantaggio, in un unico volumetto di 566 pagine, di offrire \u201ctrecentosettantaquattro temi \u2013 centotrenta versioni continuate dall&#8217;italiano e dal latino \u2013 indice dei costrutti pi\u00f9 notevoli \u2013 vocabolario dal latino e dall&#8217;italiano\u201d: nientemeno; in terza di copertina della copia che ho tra le mani, uno studente di special diligenza ha annotato in bella grafia: \u201dAblativo assoluto significa: caso ablativo sciolto (<em>solutus<\/em>) da ogni nesso logico e grammaticale nei riguardi della proposizione principale. <em>Exempli gratia<\/em>: Morto Muma Pompilio, i Romani piansero amaramente: <em>Mortuo N. Pompilio, Romani fleverunt amare<\/em>\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote19anc\">18<\/a> Nell&#8217;esito italiano dei toponimi latini \u00e8 evidente questa costante\uf02c che non mi pare sia stata rilevata altrove: i luoghi in cui soprattutto si andava, e dei quali era prevalente l&#8217;uso all&#8217;\u201daccusativo\u201d della direzione, realizzano terminazioni in -a\/-o oltre che, per <em>Carthago<\/em>, in -e; i luoghi in cui soprattutto si stava, e dei quali era prevalente l&#8217;uso al locativo, realizzano terminazioni in -e\/-i.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote20anc\">19<\/a> Per l&#8217;intera questione, cfr. A. Traina \u2013 G. Bernardi Perini, <em>Propedeutica al latino universitario<\/em>, Bologna 1982, pp. 97-98 e, per l&#8217;ipotesi cos\u00ec detta \u201csuppletivistica, 161-165.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote21anc\">20<\/a> Ceci, <em>Lezioni<\/em>\u2026, p. 41.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote22anc\">21<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, p. 90.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote23anc\">22<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, pp. 105-106; mi par chiaro il riferimento al <em>Ciceronianus<\/em> di Erasmo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote24anc\">23<\/a> Ceci, <em>Grammatica latina<\/em>\u2026, p. XII. Una disamina attenta della varia polemica agitata, per lunghi secoli, contro il grammaticalismo non sarebbe priva di interesse: \u00e8 bella e tristissima l\u2019immagine, in Comenio, dei ragazzi che si fanno vecchi spendendo senza frutto la giovinezza nello studio del latino: <em>Consenescebant plerique, qui se dediderant litteris, circa vocabula: soli latinae linguae decem et plures anni tribuebantur; immo tota etas, tardissimo, eoque exili, et operae pretio non refundente profectu. Questi id sunt jam pridem Vives, Erasmus, Sturmius: querellae, non remedia<\/em> (<em>Janua linguarum<\/em> <em>reserata<\/em>, Lesnae 1631); tutti abbiamo in mente il grido di dolore levato dalla relazione pascoliana del 1893; Guido Calogero ha scritto con amara ironia:\u201dDi un simile classicismo si sono visti i successi. L\u2019Italia ha perso la guerra, e gli Italiani non sanno il latino\u201d. Concetto Marchesi ha instancabilmente ricordato che lo studio della grammatica deve condurre alla letteratura, e che lo studio di una lingua \u201cmorta\u201d deve consentire l\u2019accesso ad un mondo di vita non spenta, e perci\u00f2 ad una cultura \u201ccritica, disinteressata, umana\u201d, che sappia opporsi ad ogni modernismo falso, cristallizzante, retrogrado (cfr. C. Marchesi, <em>Il latino nella scuola<\/em>, in \u00abRiforma della scuola\u00bb, 11 (1956) pp. 345-348); impressiona un poco la consonanza tra le posizioni di Ceci e quelle di Gramsci: cfr. Gramsci, <em>Rinascimento<\/em>, in <em>Quaderni<\/em>\u2026, I, Torino 1975, pp. 640-653, oltre a Gramsci, <em>Note per una introduzione allo studio della grammatica<\/em>, in <em>Quaderni\u2026, <\/em>III, Torino 1975, pp. 2341-2351: \u201cPosto che la grammatica normativa \u00e8 un atto politico, e che solo partendo da questo punto di vista si pu\u00f2 giustificare \u201cscientificamente\u201d la sua esistenza, e l\u2019enorme lavoro di pazienza che il suo apprendimento richiede (quanto lavoro occorre fare per ottenere che da centinaia di migliaia di reclute della pi\u00f9 disparata origine e preparazione mentale risulti un esercito omogeneo e capace di muoversi e operare disciplinatamente e simultaneamente: quante \u201clezioni pratiche e teoriche\u201d, regolamenti, ecc.) \u00e8 da porre il suo rapporto con la grammatica storica\u201d. (p. 2347).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote25anc\">24<\/a> Fuori della scuola italiana, ove vengano meno le ragioni del profitto e dell&#8217;interesse, gli strumenti sono molto diversi. Senza andare troppo lontano, fino a qualche anno fa chi frequentasse il Pontificio Istituto Biblico poteva concedersi la delizia d&#8217;intelletto di assistere alle lezioni di padre Carolus Egger, che il latino lo conosceva bene ed in latino amava insegnare. Pur nell&#8217;ambito della tradizione grammaticale classica, di padre Egger abbiamo un prezioso, essenziale, accuratissimo manualetto di latino (<em>Latine Discere Iuvat<\/em>, Officina Libraria Vaticana, Romae 1982), che \u00e8 scritto, naturalmente, in latino, e sulle pagine del quale, esemplari per efficacia ed economia, gli insegnanti dovrebbero, a parer mio, un poco meditare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote26anc\">25<\/a> F. Piazzi (<em>cur.<\/em>), <em>La didattica breve del latino, <\/em>Bologna 1993; per la didattica breve, F. Ciampolini, <em>La didattica breve, <\/em>Bologna 1993.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote27anc\">26<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, pp. VII-VIII.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote28anc\">27<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, pag . X.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote29anc\">28<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, p. 86; enfasi mia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote30anc\">29<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, pp. 53-54.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote31anc\">30<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, p. 93.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote32anc\">31<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, pag . XII.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote33anc\">32<\/a>Tra le carte manoscritte depositate presso il liceo di Alatri c&#8217;\u00e8 una cartella di appunti per \u201ccorrezioni ed aggiunte alla morfologia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote34anc\">33<\/a> Cfr., ad esempio, Traina \u2013 Bernardi Perini, <em>Propedeutica\u2026<\/em>, p. 128: \u201cIl suppletivismo <em>uis roboris<\/em>, cos\u00ec diffuso nella nostra tradizione scolastica (ma solo in quella italiana), si deve, pare, a Luigi Ceci (<em>Grammatica latina<\/em>, Roma 1905). Fu infelice innovazione: <em>uis e robur<\/em> indicano due concetti che si toccano ma non si ricoprono\u201d. Ceci aveva, invece, scritto, molto meglio, pensando a studenti che si preparavano anche alla composizione latina, ed avendo in mente un latino aperto, vivo e disponibile alla libert\u00e0 della umana comunicazione, non affatto congelato in forme marmoree e immutabili:\u201d<em>v\u012bs<\/em> f., forza. \u00c8 difettivo nei casi del singolare e forma il plurale come se fosse da un tema in &#8211;<em>s<\/em>: nom. <em>vis<\/em>, acc. <em>v\u012bm<\/em>, abl. <em>v\u012b<\/em>; plur. <em>v\u012bres<\/em>, <em>virium<\/em>, <em>viribus<\/em>. Il gen. sing. <em>vis<\/em> non si trova prima del terzo secolo d.C. (<em>Digesto<\/em>: <em>vis privatae crimen<\/em>). Userai <em>roboris robori <\/em>per il gen. dat. sing. mancante di <em>vis<\/em>. Nota \u2013 Da <em>vis<\/em> si fece il plurale <em>vires<\/em> sull&#8217;analogia di <em>glis: glires<\/em>; <em>mos: mores. <\/em>L&#8217;antico nom. plur. <em>vis<\/em> si ha in Lucrezio (3, 265): <em>sed quasi multae vis unius corporis exstant\u201d<\/em>. (Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. 81; si avverta tuttavia che questo <em>vis<\/em> \u00e8 stato anche, e successivamente, considerato \u201cplurale singolativo\u201d). \u00c8 curioso che il volume di Traina e Bernardi Perini elenchi, tra le grammatiche scolastiche specialmente raccomandabili, il manuale di Tantucci, che \u00e8 la pi\u00f9 estrema e la pi\u00f9 compatta sistemazione della tradizione grammaticalista normativa, ma non il libro di Ceci che, secondo me, gli autori avevano guardato in modo assai frettoloso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote35anc\">34<\/a> Cfr. Festa, <em>Commemorazione\u2026<\/em>, p. 642: \u201dMa il volume non ebbe la fortuna che meritava. Dicono sia sembrato troppo grosso per i ragazzi del ginnasio. La verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra, e non \u00e8 questo il momento di dirla\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote36anc\">35<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. III.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote37anc\">36<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. 43.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote38anc\">37<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. V.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote39anc\">38<\/a> Ceci, <em>Grammatica<\/em>\u2026\uf02c p. 21.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote40anc\">39<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. 16.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote41anc\">40<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. 42.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote42anc\">41<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, pp. 66-67.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote43anc\">42<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, pp. XI-XII.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote44anc\">43<\/a> M. M. Boiardo, <em>Orlando Innamorato<\/em>, II 10, 27.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote45anc\">44<\/a> Ceci, <em>Grammatica\u2026<\/em>, p. III.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote46anc\">45<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, p. 37.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote47anc\">46<\/a> Cfr. G. B. Conte, <em>Mutamento di funzioni e conservazione del genere<\/em>, in <em>Memoria dei poeti e sistema letterario<\/em>, Torino 1974, pp. 77 segg.; M. Corti, <em>Principi della comunicazione letteraria<\/em>, Milano 1976, pp. 92-95.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote48anc\">47<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026,<\/em> p. 102.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote49anc\">48<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026,<\/em> p. 97.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote50anc\">49<\/a> Assai vicino a Ceci, V. Fontoyont, <em>Commento al vocabolario greco<\/em>, Citt\u00e0 di Castello 1949, che non deve mancare tra le letture dei docenti di lingue classiche.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote51anc\">50<\/a> Non sarebbe male fermarsi un poco a riflettere su tutta questa questione dal punto di vista della <em>ratio atque institutio studiorum societatis Jesu, <\/em>della quale abbiamo ora la comodissima ed in tutto eccellente edizione di Angelo Bianchi (Milano, 2002). All\u2019insegnante \u00e8 affidato il compito di precludere l\u2019accesso ai libri \u201csconvenienti\u201d (cfr., per un esempio, p. 324: <em>A quibus libris abstinendum. <\/em><em>A libris perniciosis et inutilibus legendis prorsus abstineant<\/em>). La maniera pi\u00f9 efficiente per garantire il risultato voluto \u00e8 procurare una immagine della lingua rigidamente normativa e limitata tanto, da rendere il pi\u00f9 possibile difficile e tormentata la lettura. Considerazioni fondamentali riguardo il testo letterario come oggetto d\u2019insegnamento da tutt\u2019altro punto di vista in R. Ceserani, <em>Raccontare la letteratura<\/em>, Torino 1990; fondamentale C. Castoriadis, <em>Fen\u00eatre sur le chaos<\/em>, Paris 2007 C. Castoriadis, <em>Fen\u00eatre sur le chaos<\/em>, Paris 2007; ovvio il rinvio a H. Bloom, <em>Come si legge un libro e perch\u00e9<\/em>, Milano 2001 e H. Bloom, <em>Il canone occidentale<\/em>, Milano 2005\uf03b R. Barthes, <em>Le plaisir du texte<\/em>, Paris 1973; R. Barthes, <em>Le degr\u00e9 z\u00e9ro de l&#8217;\u00e9criture<\/em>, Paris 1972; R. Barthes, <em>Critique et verit\u00e9<\/em>, Paris 1966.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote52anc\">51<\/a> Della questione si \u00e8 occupato con bella delicatezza, W. Belardi, <em>Latium Vetus<\/em>, Alatri 1987, p. 43.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote53anc\">52<\/a> Ceci, <em>Lezioni<\/em>\u2026, p. 47.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote54anc\">53<\/a> La questione della autonomia della sintassi rispetto alla morfologia \u00e8 tuttavia aperta: cfr. J. Ries, <em>Was ist Syntax?,<\/em> Praga 1927; N. Dr\u01ceganu, <em>Storia della sintassi generale<\/em>, Bologna 1970, e, particolarmente, S. Stati, <em>Teoria e metodo nella sintassi<\/em>, Bologna 1972, part. pp. 31 segg.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote55anc\">54<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, p. 79; cfr. L. Spitzer, <em>Critica stilistica e semantica storica<\/em>, Roma-Bari 1966, p. 37 particolarmente, dove \u00e8 enunciato il noto aforisma <em>nihil est in sintaxi quod prius non fuerit in stylo.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote56anc\">55<\/a> Ceci, <em>Lezioni\u2026<\/em>, pp. 97-98.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote57anc\">56<\/a> Obbligatorio, per noi, il rinvio a J. Schrijnen, <em>Charakteristik des Altchristlichen Latein<\/em>, Niemegen 1932; L. R. Palmer, <em>La lingua latina<\/em>, Torino 1977, pp. 224-253.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote58anc\">57<\/a> Per una riconsiderazione dell\u2019impiego di strumenti d\u2019analisi frequenziale nell\u2019analisi del testo, cfr. H.D. Laswell \u2013 N. Leites, <em>Language of Politics. Studies in Quantitative Semantics<\/em>, Cambridge (Mass.) 1965.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote59anc\">58<\/a> All&#8217;interno del manoscritto, ci sono i fogli d\u2019una esercitazione seminariale che elenca ed analizza tutte le occorrenze del dativo di possesso in Sallustio.<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Laudabatur enim hoc a maioribus, et multi ante nos vitam istam agentes praestruxerant aerumnosas vias, per quas transire cogebamur multiplicato labore et dolore filiis Adam. Aug. Conf. I ix,14 Hinc satis elucet maiorem habere vim ad discenda ista liberam curiositatem quam meticulosam necessitatem. Aug. Conf. I xiv,23 1. Ceci e il latino Luigi Ceci ha &#8230; <a title=\"Luigi Ceci e la scuola di latino\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=93\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Luigi Ceci e la scuola di latino\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[18],"class_list":["post-93","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-divagazioni","tag-luigi-ceci-angelo-boezi-latino"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=93"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":231,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93\/revisions\/231"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=93"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=93"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=93"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}