{"id":335,"date":"2026-01-06T11:01:19","date_gmt":"2026-01-06T10:01:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=335"},"modified":"2026-01-06T11:33:54","modified_gmt":"2026-01-06T10:33:54","slug":"escape-tiburtina-iv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=335","title":{"rendered":"Escape Tiburtina IV"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver segnato o evidenziato sulla mappa IGM al 25000 chiese, cappelle ed edicole di strada, ho unito i punti con una bella matita rossa e ottenuto una indicazione, una direzione, per quanto ipotetica, un vettore orientato, che avrei potuto verificare sul terreno. Non molto, ma meglio di niente.<\/p>\n<p>A proposito di chiese e cappelle: che ci fanno a Pelonga una chiesa e un monastero?<\/p>\n<p>La chiesa, che ha conosciuto tempi migliori, sta finendo di crollare. Mani ignote, come da tradizione consolidata, hanno sottratto anche le pietre d\u2019angolo per adibirle alla edificazione di qualche manufatto, del quale ora qualcuno si compiace e lo chiama, con orgoglio, \u201cmio\u201d. Senza riflettere che sconficcare pietre di luoghi sacri o turbare sonno di morti guastando lor sepolture: \u00e8 gesto che scatena, senza possibilit\u00e0 di scampo o espiazione, una malasorte di mille secoli, che si abbatte implacabile, per generazioni e generazioni, su figli, nipoti, affini, collaterali e discendenti: almeno fino al settantasettesimo grado. E comunque, nemmanco l\u2019incombenza d\u2019una nera sventura potrebbe costituire un limite, o porre un freno, a codesta follia di bulimici determinati ad ingurgitare l\u2019universo mondo, e chiamarlo \u201cmio\u201d, che una divinit\u00e0 impietosa ma giusta ha abbattuto su di noi, perch\u00e9 ci perdessimo.<\/p>\n<p>Ma lasciamo costoro nelle mani d\u2019un destino che, prima o dopo, sparger\u00e0 sventura a piene mani su lor vite avide e predaci.<\/p>\n<p>A met\u00e0 del lato lungo orientale della chiesa di Pelonga, al livello del terreno c\u2019\u00e8 un bacino, o vasca, in forma d\u2019ellissi, ricavato scavando la sommit\u00e0 superiore di un grosso masso. L\u2019asse maggiore misura circa sessanta centimetri. \u00c8 lavoro di buon mastro. Sul fondo dell\u2019invaso, una mano pi\u00f9 incerta ha inciso una croce.<\/p>\n<p>Chi abbia letto i lavori di Catherine Nixey e, particolarmente, <i>The Darkening Age<\/i>: sa che, nella transizione dalla religione classica alla cristiana, si incidevano croci, quando non era possibile disfare e distruggere, per \u201cbattezzare\u201d statue e oggetti di culto antichi e neutralizzare, cos\u00ec, i demoni e le forze magiche che si credeva li abitassero e ne emanassero.<\/p>\n<p>Dunque quel bacino, a livello del terreno, \u00e8 relitto di un antico luogo di culto. Sar\u00e0 servito a raccogliere il sangue di vittime sacrificate ad una divinit\u00e0. Durante la transizione all\u2019et\u00e0 cristiana, una mano inesperta ma pia ha scolpito quella croce per esorcizzare uno strumento di culto che non poteva avere alcun significato o funzione nei riti della religione nuova.<\/p>\n<p>Per correttezza di prospettiva storica \u2013 tanto questa inchiesta sta diventando un vagabondaggio senza speranza e senza una meta che si capisca \u2013 permettetemi di aggiungere, mentre andiamo camminando, che la rappresentazione tradizionale d\u2019una civilt\u00e0 romana lorda del sangue, versato a fiumi, di animali sacrificati agli dei \u00e8 totalmente falsa. Meglio: \u00e8 un artefatto costruito nei secoli del conflitto culturale tra la civilt\u00e0 di Roma e la civilt\u00e0 latino-cristiana. Niente di male e tutto di umano. Ci piaccia o no, per edificare dobbiamo distruggere. O, almeno, da noi facciamo cos\u00ec.<\/p>\n<p>I Romani sono rimasti, per tutti i mille anni della loro storia classica, dei contadini. Ben consapevoli del valore degli animali. Nessun contadino sacrifica un magnifico toro bianco, senza difetti di manto, di corna, di membra: con animo leggero. Il sacrificio rituale era, in realt\u00e0, l\u2019unica forma di macellazione animale praticata nel mondo romano. Si espiava il gesto di prendere una vita consacrando la bestia alla divinit\u00e0. Qualche poco di carne veniva bruciato sull\u2019ara, in offerta. Il resto veniva consumato da coloro che partecipavano al sacrificio. Se ce n\u2019era d\u2019avanzo, si vendeva al mercato cittadino, che in latino si chiama <i>macellum<\/i>, come si legge anche in una lettera di <i>Plinius Iunior<\/i> a <i>Traianus<\/i>. Non c\u2019\u00e8 una parola specifica per indicare un posto dove si ammazzassero animali destinati alla alimentazione umana perch\u00e9 non c\u2019era neppure il posto. Gli unici animali macellati erano quelli offerti alla divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Adesso che abbiamo fatto anche merenda, ci sediamo sotto quell\u2019ulivo laggi\u00f9, che \u00e8 antico di secoli, e ti racconto una storia. Tanto, senza una strada, non andiamo da nessuna parte e allora non corriamo pericolo di perdere tempo.<\/p>\n<p>Quando ho cominciato a parlare della singolarit\u00e0 chiamata \u201cPelonga\u201d, un intenditore della materia mi ha fatto sapere che quel bacino, o coppella, vicino ai poveri resti d\u2019una chiesa derelitta e saccheggiata, s\u2019era prodotto per via che i pastori danno alle pecore il sale e lo posano sempre nello stesso posto, infallibilmente. Sul medesimo sasso. Le bestiole lambiscono via con le linguette il cloruro di sodio, tanto essenziale per chi si nutra esclusivamente d\u2019erbuzze di campo, che ne sono assolutamente prive, e tiran via anche un poco di carbonato di calcio, forse per scopo di integrazione ulteriore della dieta. Un secolo via l\u2019altro, <i>gutta cavat lapidem<\/i> e lingua di pecora pure, si forma l\u2019invaso. Una cavit\u00e0 in figura di perfetto ellissoide il cui maggior asse misura sessanta centimetri e trenta la profondit\u00e0. Vabb\u00e8.<\/p>\n<p>Per\u00f2 aspetta un attimo perch\u00e9 vale la pena di ragionare il suggerimento e cavarne un insegnamento, e non solo un balocco, dacch\u00e9 lo schema tassonomico che soggiace l\u2019apologhetto \u00e8 istruttivo assai. Sarebbe che fuori dell\u2019abitato, e fuori dalle mura cittadine soprattutto, non pu\u00f2 accadere null\u2019altro che pecore, caciotte, ricotte, ciocie e villani. La cultura, la civilt\u00e0, la religione, il rito possono esistere ed essere autentici soltanto all\u2019interno dello spazio, delimitato da mura, ordinato ed urbanizzato, in cui ci troviamo noi. Fuori ci sono terre selvatiche e caotiche, in cui non pu\u00f2 capitare nulla che abbia valore e costituisca significato. \u00c8 un modello mentale di organizzazione dello spazio che si rinviene in culture e civilt\u00e0 antiche e moderne, e fra loro remote. Forse, antico quanto l\u2019umanit\u00e0. Meriterebbe di essere studiato in se stesso. Nello spazio interno c\u2019\u00e8 la civilt\u00e0, che siamo noi, i cittadini, fieri delle nostre mura. Fuori, all\u2019esterno, c\u2019\u00e8 il mondo selvaggio, che non conosce centri abitati organizzati, non governi, non leggi, non religioni, ed \u00e8 segnato dalla presenza di <i>pagi<\/i>, abitazioni rurali, in cui i <i>pagani<\/i>, i villani, gli zotici, i burini campano le loro rozze e miserabili e bestiali esistenze. L\u2019affermazione della inumanit\u00e0 del diverso da s\u00e9 \u00e8 un artefatto mentale rozzissimo e pure un attrezzo efficacissimo d\u2019ogni politica di sfruttamento coloniale.<\/p>\n<p>Questo singolare aggeggio concettuale, che contraddice impavido gli articoli 2 e 3 della Costituzione: ha prodotto infinite catastrofi e cataste di morti. Soprattutto, ci ha reso e ci rende stupidi. Incapaci di vedere e di avvertire che l\u2019esperienza della diversit\u00e0 \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 di comprendere noi stessi e di progredire in civilt\u00e0. Come aveva, invece, capito benissimo <i>Tacitus<\/i> quando ha scritto <i>Agricola<\/i> e <i>Germania<\/i>.<\/p>\n<p>Comunque: che ci sta a fare, su a Pelonga, in mezzo agli sterpi, agli ulivi, ai cinghiali e alle serpi una chiesa edificata su un luogo di culto precedente e precristiano, che era ancora riconoscibile come sacro agli dei degli antichi nel quinto o sesto o settimo secolo dell\u2019et\u00e0 cristiana, quando \u00e8 stata incisa quella croce? E il monastero, poco lontano, che ha continuato ad essere abitato ed \u00e8 diventato una casa privata, ma \u00e8 ancora ben riconoscibile nei caratteri essenziali? A chi \u00e8 servito?<\/p>\n<p>Un luogo di culto, una chiesa: in se stessi non hanno senso, ove manchi una comunit\u00e0 di fedeli. I monasteri sono spesso associati ai grandi vettori di comunicazione. Il sistema della viabilit\u00e0 \u00e8 cambiato radicalmente da quando s\u2019\u00e8 diffusa l\u2019automobile e le relazioni antiche tra luoghi di culto e flussi di traffico non si vedono pi\u00f9 bene ma Trisulti, per un esempio, controllava un asse viario assai importante tra i due versanti dell\u2019Appennino e presidiava il confine del Patrimonio di Pietro. San Nicola, sul versante di fronte, \u00e8 un toponimo bizantino e l\u00ec c\u2019\u00e8 stato, per secoli, un monastero ortodosso.<\/p>\n<p>Chi controllava Subiaco dominava il passaggio lungo la via Tiburtina e, soprattutto, i principali acquedotti di Roma. Da Montecassino si presidia la via Latina e, perci\u00f2, uno dei due maggiori accessi a Roma da Meridione. Le chiese e i monasteri sono anche posti di presidio e di controllo del territorio.<\/p>\n<p>Ma a Pelonga che funzione avevano? Se c\u2019era una chiesa, che continua un luogo di culto precedente e pare edificata con qualche impegno di mastri scalpellini, c\u2019era anche chi la frequentava, l\u2019aveva costruita o finanziata o aveva contribuito in qualche modo alla costruzione. Non \u00e8 che le chiese si edifichino in spazi economici e sociali vuoti.<\/p>\n<p>Se assumo che il popolamento di quei pendii, che era stato intenso e capillare nell\u2019et\u00e0 classica di Roma, tale era rimasto durante i primi secoli della et\u00e0 latino-cristiana, e fino almeno al quinto o al sesto o al settimo, e che a tutta questa gente sar\u00e0 servita una strada: credo di appormi, o non errare di molto.<\/p>\n<p>Avevamo detto una sosta di cinque minuti ma, chiacchiera chiacchiera, \u00e8 passata un\u2019ora. Tutti in piedi. Ci rimettiamo a camminare. In che direzione, dite? Boh. Abbiamo un unico riferimento, ma tenue, malfido: una riga rossa su una vecchia carta degli anni Cinquanta. Pare, per\u00f2, che non corrisponda a niente che si osservi sul terreno. Sulla carta il segno c\u2019\u00e8. Sul terreno, pare proprio di no.<\/p>\n<p>Ci sono carte pi\u00f9 antiche? Certo che s\u00ec. Ho provato a guardare la cartografia pontificia dalla fine del quindicesimo secolo in poi ma, per quanto abbia cercato, non ho trovato nulla che fosse utile per la nostra ricerca. Questa strada che ci deve essere, ma non si sa dove sta, non \u00e8 segnata in nessuna mappa papale che mi sia capitata tra mani. Si tratta d\u2019una cartografia soprattutto simbolica, d\u2019accordo. Utile a scopi di governo e controllo del territorio. Meno per spostarsi nello spazio, se non si conoscono gi\u00e0 i luoghi e i vettori di traffico. In ogni caso, la nostra strada non c\u2019\u00e8 oppure, per quanta diligenza ci abbia messo, m\u2019\u00e8 sfuggito qualcosa. Ho imparato, di passaggio, che nelle carte d\u2019et\u00e0 papale le strade, di solito, non venivano segnate. Per ragioni che non \u00e8 difficile immaginare.<\/p>\n<p>Sulla carta nostra, quella con la riga a matita rossa, intanto ho segnato anche i rinvenimenti archeologici. Magari sono utili. Potrebbero avere qualche significato per la nostra ricerca se viene fuori che sono in relazione con la riga. \u00c8 poca roba e, per di peggio, restituita alla luce per caso.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9, data la natura accidentale degli affioramenti, la loro disposizione complessiva nello spazio non consente alcuna conclusione certa. Forse, per\u00f2, pu\u00f2 offrire qualche indizio. Se estrapoliamo i dati riferibili, in qualche modo, al vettore originato dall\u2019allineamento dei luoghi di culto, e ai suoi prolungamenti ideali verso Oriente e verso Occidente, magari riusciamo a recuperare qualche indicazione.<\/p>\n<p>1. A Villa Magna, insieme a ruderi e frammenti ceramici di vario tipo ma, complessivamente, assimilabili a quelli dispersi sul terreno a Pelonga, e dunque soprattutto romani, si sono rinvenute tracce d\u2019una strada basolata, che ci interessa moltissimo e la segniamo sulla carta.<\/p>\n<p>2. A Monticchio, che i locali chiamano Colle del passero, sono stati ritrovati altri materiali ceramici di medesima tipologia. Prima che fosse interrata, si poteva ancora osservare una tomba a pozzetto, che abbiamo descritto in <i>Pelonga.<\/i><\/p>\n<p>3. Nel territorio di Fumone, in localit\u00e0 Vallecchie, sono affiorate tracce di una strada antica basolata insieme a vari frammenti ceramici e resti di tombe romane.<\/p>\n<p>4. All\u2019interno di Porta San Francesco, sotto il piano stradale attuale, alla profondit\u00e0 di un metro circa, \u00e8 stato rinvenuto un bel tratto di basolato stradale romano in pietra calcarea durante lavori di sistemazione della via moderna.<\/p>\n<p>5. Davanti Porta San Francesco, sono venute alla luce due tombe romane durante i lavori di costruzione del parcheggio. Pi\u00f9 propriamente, si tratta di <i>busta<\/i>. Un <i>bustum<\/i> \u00e8 un sepolcro edificato nel luogo d\u2019un rogo funebre. Contiene, al proprio interno, le ceneri.<\/p>\n<p>6. A Bitta sono state rinvenute tombe in muratura insieme a tracce di altre costruzioni di epoca romana. A proposito: Bitta \u00e8 un toponimo latino. Deriva da <i>fons picta<\/i>, \u201cfontana dipinta\u201d, ed identifica un fontanile in muratura sul quale sia stata dipinta, ad affresco, una immagine di qualche tipo. Per l\u2019attrito dell\u2019uso, caduto il sostantivo \u00e8 rimasto l\u2019attributo: <i>ad pictam (ire)<\/i>, \u201candare a quella dipinta\u201d. Per assimilazione regressiva della gutturale e sonorizzazione della labiale iniziale, che sono tratti caratteristici della transizione del latino antico alle parlate locali moderne, si \u00e8 originato il toponimo attuale.<\/p>\n<p>Se il toponimo, latino, consente di dedurre la presenza in et\u00e0 antica di una fontana in muratura, probabilmente con abbeveratoio di animali, rimane da capire come fosse alimentata.<\/p>\n<p>7. Adesso, cinquecento metri pi\u00f9 a valle, all\u2019inizio di Via del giardino, in terreno di propriet\u00e0 del dott. Giulio Rossi, affiora una linea di acquedotto interrato, rispetto al piano di campagna attuale, in muratura di malta romana e vario cocciame e tegolame romano insieme a pietra locale, che \u00e8 orientata esattamente nella direzione di Bitta. Evidente anche alla osservazione superficiale, per quanto piuttosto malconcia, ha restituito frammenti di lastre di piombo insieme a sfogliature e colaticci di risulta da fusioni e saldature. Tutto intorno, ci sono frammenti di ceramica romana, tra i quali pezzi di tegoloni che potrebbero essere appartenuti a tombe cos\u00ec dette \u201ca cappuccina\u201d.<\/p>\n<p>Con la malta dei Romani non ti puoi sbagliare. \u00c8 unica e inconfondibile perch\u00e9, anche se a base di calce, con il tempo, pure esposta agli agenti atmosferici, non si sfarina ma si consolida. Pare sia autoriaggregante. Se, per assestamento di terreni e strutture, nella muratura si producono microfessure, grazie un processo chimico-fisico non ancora del tutto chiarito la malta si riconsolida e si rinsalda da s\u00e9. Il pilone centrale del <i>Pons Fabricius<\/i>, all\u2019insula Tiberina, sta l\u00e0, in mezzo al fiume, da quasi ventuno secoli. Sappiamo che era composta da una base di calce, pozzolane, ceneri vulcaniche; forse era impastata a caldo; forse si adoperava la calce viva.<\/p>\n<p>Questo sifone d\u2019acquedotto, che sta lungo Via del giardino all\u2019altezza del Bocciodromo, punta dritto verso Bitta, dove c\u2019era un fontanile in et\u00e0 antica, come sappiamo, ed \u00e8 associato a varia ceramica romana, tra cui frammenti di tegoloni: costituisce pi\u00f9 che un indizio. Non lo dobbiamo perdere di vista.<\/p>\n<p>8. Sappiamo che il criterio costruttivo fondamentale delle strade romane \u00e8 la <i>linea<\/i>. Mettiamoci con i piedi ben saldi sul corrugamento del terreno originato dall\u2019acquedotto di Via del Giardino e diamo le spalle a Bitta. Oltre la collina, in linea retta, ci sta Chiappitto o, meglio, i Prati di San Quinziano. Nelle mappe antiche, \u00e8 segnata una Fontana Chiappitto, che \u00e8 scomparsa in tempi recenti ed ha lasciato il nome, di uso pi\u00f9 frequente, al luogo. Proprio come a Bitta.<\/p>\n<p>Se qualcuno ha notizie pi\u00f9 specifiche su questa Fontana Chiappitto e sulla sua storia, sarei grato se me le facesse arrivare. Nella roba che mi \u00e8 passata sotto gli occhi non ho trovato granch\u00e9.<\/p>\n<p>La generazione del padre di mio nonno diceva ancora \u201cSan Quinziano\u201d. Mio nonno diceva \u201cal tiro a segno\u201d perch\u00e9 l\u2019edificio in muratura vecchio che sta in mezzo al prato era una stazione d\u2019addestramento al tiro con il fucile e la pistola. Era la meta delle nostre passeggiate lunghe della domenica pomeriggio. Mi avr\u00e0 raccontato mille volte che, prima di partire, ragazzo del \u201898, per il fronte della grande guerra, era stato addestrato l\u00ec a sparare con il fucile Carcano \u201891.<\/p>\n<p>Comunque: a Chiappitto sono state rinvenute tombe romane a cappuccina, cui vanno associati vari frammenti di tegoloni ancora dispersi sul terreno, ed una iscrizione funeraria, scoperta nel 1869, che un<i> Marcus Allius<\/i>, figlio di <i>Marcus<\/i>, fece realizzare per <i>Lucius Allius Cicero<\/i>, figlio di <i>Marcus<\/i> \u2013 non \u00e8 chiaro se si tratti d\u2019un fratello o d\u2019un figlio di <i>Marcus Allius<\/i> -, per sua madre <i>Albia<\/i>, figlia di <i>Lucius<\/i>, e per il figlio <i>Marcus Allius<\/i>. C\u2019\u00e8 la linea d\u2019acquedotto e ci sono le tombe. Ci deve stare anche la strada.<\/p>\n<p>Intanto che la cerchiamo, ci risediamo da qualche parte e rileggiamo insieme una mezza pagina della<i> Storia di Alatri<\/i> di Angelo Sacchetti Sassetti.<\/p>\n<p>9. <i>\u201cDue anni dopo [il 1828], durante la costruzione della nuova strada di Guarcino, nella contrada di San Quinziano, sotto il colle dei Cappuccini, si rinvenne un antico sarcofago che conteneva tre urne cinerarie manomesse e alcune fialette di vetro. Nei pressi si trov\u00f2 anche un cippo sepolcrale con epigrafe incompleta. Sempre nella contrada di San Quinziano, nel 1835, molti sepolcri antichi \u201cmeravigliosamente formati di mattoni cotti, vennero alla luce in occasione che veniva resa rotabile la strada che conduce a Guarcino [\u2026]. Olle cinerarie, pezzi di colonne, frammenti d\u2019iscrizione, monete, tutto and\u00f2 disperso\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Di questa vasta area sepolcrale, estesa da Chiappitto a Monte Secco fino al Colle dei Cappuccini, sarebbe cancellata anche la memoria se non fosse per le poche righe si Sacchetti Sassetti. Non sono riuscito ancora a trovare un libro che pare se ne occupi con ampiezza di particolari: Vincenzo Quattrociocchi, <i>Gli Ernici e il loro territorio<\/i>, pubblicato a Veroli nel 1928. Sarei grato a chi mi segnalasse una copia che fosse accessibile. Forse m\u2019\u00e8 sfuggito qualcosa ma non ho trovato studi moderni che ne facciano menzione. Compresa la <i>Guida archeologica di Alatri<\/i>, che non finisce di sorprendere.<\/p>\n<p>Ho imparato, cammin facendo, che alla scarsit\u00e0 o alla pochezza degli studi \u00e8 associata un\u2019opera vasta, sistematica e capillare di distruzione dei reperti e della memoria che ha per scopo di soddisfare la bassa voglia di diventare, di possedere e di appropriarsi. Questi due congiunti disposti hanno prodotto il risultato di cancellare la consapevolezza di una imponente, capillare, diffusa presenza della cultura materiale romana, in et\u00e0 repubblicana ed imperiale, nel nostro territorio. Come \u00e8 possibile che il rinvenimento e la presenza di un\u2019area sepolcrale nella zona di Chiappitto, estesa fino ai piedi del colle dei Cappuccini, non sia parte del patrimonio culturale di una comunit\u00e0 tanto fiera del proprio passato? Perch\u00e9 non \u00e8 rimasto nulla e non \u00e8 stata posta alcuna tutela?<\/p>\n<p>Ho imparato anche che questo vuoto di conoscenza \u00e8 l\u2019ecosistema in cui allignano e prosperano teorie delle origini sconsiderate. \u00c8 la ragione e la condizione necessaria e sufficiente perch\u00e9 possano essere elaborate, e riescano verosimili, teorie delle origini insulse e bizzarre. Cancellare il passato distruggendo la memoria consente di riempire con qualsiasi artefatto mentale il vuoto, che ne rimane. Invece, ci sarebbe tanto da osservare e da studiare, nel territorio e dentro vecchi libri. Sarebbe bello se il museo cittadino diventasse il luogo privilegiato dello studio e della costituzione della memoria e fosse reso disponibile l\u00ec, in originale o in copia, il materiale che pu\u00f2 servire a chi si volesse interessare, in modo non dilettantistico, della storia di Alatri: a modo di contravveleno e presidio sanitario e rimedio specifico contro l\u2019intossicazione e l\u2019obnubilazione delle menti.<\/p>\n<p>Nell\u2019Archivio delle Scuole Pie, che sta a Roma nella casa generalizia dell\u2019ordine, per un esempio, c\u2019\u00e8 una filza di documenti che registrano e testimoniano gli avvenimenti principali dell\u2019arrivo degli Scolopi ad Alatri e della costituzione del collegio. Nel terzo volume si legge questa annotazione:<\/p>\n<p>\u201d<em>Add\u00ec 31 maggio 1729 feci incominciare li fondamenti del Refettorio; e sono sotto 20 palmi dalla parte del cortile; ma parte del Vicolo non vanno tanto sotto et ebbi fortuna che trovai una strada sotterranea fatta simile alla Via Appia di gran sassi; ma bisogn\u00f2 molto faticar per cavarli, e furono inoltre a proposito per detto fondamento, e detta strada sotto terra da sei in sette palmi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, sotto l\u2019attuale via Luigi Ceci, ad una profondit\u00e0 variabile tra un metro e venti e un metro e quaranta centimetri, ci dovrebbe stare il resto di una strada romana, un tratto della quale \u00e8 stato demolito per edificare il refettorio del collegio.<\/p>\n<p>Per la nostra ricerca, intanto, rileva moltissimo che a Chiappitto, o San Quinziano, c\u2019era una vasta area sepolcrale. Un\u2019altra volta: dove c\u2019erano tante tombe ci deve essere stata anche una strada importante.<\/p>\n<p>La viabilit\u00e0 antica era molto diversa rispetto a quella attuale. Fino al 1828, la strada nostra per Guarcino era un tratturo che non poteva essere percorso neppure con i carri. Sicch\u00e9: come ci si andava a Guarcino prima del 1828? Impossibile supporre che i traffici e i commerci avvenissero soltanto a dorso d\u2019asino. Dove passavano i carri? Ci doveva essere una strada che, dopo il 1828, \u00e8 diventata \u201cvecchia\u201d. La via vecchia per Alatri. La via vecchia per Guarcino. Chi abita da quelle parti ha capito a cosa sto pensando. Gli altri: si dessero un poco da fare. Questo non \u00e8 un posto per gente pigra. Non trovate immagini o mappe e neppure pappe pronte o scioglimenti facili. Nessuna soluzione che si rispetti e serva a qualcosa \u00e8 banale.<\/p>\n<p>10. A Pelonga non ci sono resti d\u2019acquedotto ma nel territorio tra Alatri e Guarcino s\u00ec. E gli acquedotti romani, ancora una volta, camminano con le strade anche per la ragione che, per costruirli, \u00e8 necessaria una strada. Infatti, sono stati segnalati, in pi\u00f9 di un punto, tratti di basolato lungo il tracciato dell\u2019acquedotto antico. Perci\u00f2, il tracciato di questo acquedotto \u00e8 un indizio molto importante. Il prof. Gasperini, che scriveva prima che di queste strutture si facesse scempio, l\u2019ha descritto cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u201c<em>Aveva origine da alcune sorgenti sopra Guarcino e toccava le localit\u00e0 Mola del Comune e Vigiano, dove nell\u2019800 si vedevano ancora i resti di un serbatoio circolare. Da questo punto, passando sotto Vico e presso il bivio della Cona, scendeva entro \u201ctubature massicce\u201d fin presso la confluenza del fosso del Purp\u00f9ro col fiume Cosa, attraversando il fosso su alte e possenti \u201carcate\u201d, di cui restano ancor oggi cospicui avanzi; e superando un dislivello di 340 piedi (= m. 100, 64), risaliva quindi sempre entro condutture speciali, fino al grande bacino di distribuzione di porta S. Pietro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un acquedotto, un bivio e una <i>cona, <\/i>una edicola sacra di strada.<\/p>\n<p>11. La localt\u00e0 che noi chiamiamo <i>La Stazza<\/i> era un posto importante. Il toponimo \u00e8 dal latino <i>statio<\/i>, <i>illa statio<\/i>, che \u00e8 un luogo di ricovero e di sosta per animali. Il tempio etrusco testimoniato dalle antefisse rinvenute l\u00ec \u00e8 indizio certo d\u2019antichit\u00e0 dell\u2019insediamento e testimonia orizzonti culturali plurali, come sono propri dei luoghi di traffico e di passaggio. Un tempio, che non sar\u00e0 stato l\u2019unico luogo di culto, e un acquedotto: ci deve essere stata per forza, da qualche parte, anche una strada. Ci saranno stati spazi attrezzati per ricoverare gli animali: stalle, recinti, un fontanile, un fienile, un pagliaio, un letamaio. C\u2019era, certamente, una locanda di strada, una <i>mansio<\/i>. \u00c8 ragionevole immaginare che ci fosse anche un <i>forum boarium<\/i>, un mercato di animali, uno spazio dedicato al commercio delle bestie, che si sar\u00e0 svolto l\u00ec, e non in paese. Fuori dalle mura cittadine e associato a luoghi di culto specifici, come a Roma.<\/p>\n<p>12. Poco pi\u00f9 in alto, tra Collepardo e Vico, a Monte D\u2019Aielli sono state rinvenute alcune tombe a fossa, associate a frammenti di ceramica che testimoniano, tra l\u2019et\u00e0 del ferro e la tardo-imperiale romana, una frequentazione umana di lunghissima durata. Si osservano, inoltre, i resti dell\u2019acquedotto romano e di mura poligonali. Ci sono le tombe e c\u2019\u00e8 l\u2019acquedotto.<\/p>\n<p>13. Se prolunghiamo la <i>linea<\/i> che unisce La Stazza a Bitta, incontriamo due pievi rurali extraurbane: San Matteo e la chiesetta di Portadini. Non le dobbiamo perdere di vista. Per la nostra ricerca, sono importanti. Stanno in alto, una di fronte all\u2019altra, sui due crinali della valletta che scende da Porta San Francesco a Valle Carcara lungo la quale, a guardare bene, si rinviene sul terreno molto cocciame romano, tra cui qualche pezzo di qualit\u00e0 migliore che il solito ciotolame di uso quotidiano. \u00c8 ancora ben evidente un tracciato stradale antico. Ancora: le fondamenta della chiesa di S. Matteo poggiano su sostruzioni romane precedenti.<\/p>\n<p>14. Alla fine di questa valletta, in basso, c\u2019\u00e8 un fontanile antico con abbeveratoio, ora purtroppo dismesso, la Fontana del cavalluccio. Se chiedi a chi vive e frequenta quel luogo, ti dicono che si chiama cos\u00ec perch\u00e9 l\u00ec \u00e8 stata rinvenuta, in un tempo imprecisato ma lontano, una sepoltura di bambino con un corredo funerario. Tra altri materiali, ci sarebbe stato, tanto notevole da originare il toponimo, questo giocattolo d\u2019un piccolo cavallo d\u2019oro. Come al solito, tutta questa roba non si sa che fine abbia fatto. Neppure si riesce a capire quando s\u2019\u00e8 trovata la tomba. L\u00ec, per\u00f2, sono stati eseguiti importanti lavori di scavo per la costruzione della ferrovia vicinale Frosinone-Alatri-Roma nel 1917. La massiciata, dismessa, \u00e8 stata sostituita dalla strada moderna che sale verso Alatri all\u2019altezza del depuratore e dell\u2019isola ecologica e si chiama Via Valle Carcara.<\/p>\n<p>Cammin \u2013 strada no, perch\u00e9 non s\u2019\u00e8 ancora trovata \u2013 facendo: gli archeologi scientifici, che sono persone di notoria seriet\u00e0, non riconoscono alcun valore alle tradizioni ed alle storie che costituiscono, nella memoria di chi li vive, il significato degli spazi umanizzati. Famuli di Minerva, partoriti dalla mente di Giove, armati di parole complicate e di concetti difficili, oltre che di cucchiarella, che per\u00f2 la chiamano <i>trowel<\/i>, non si soffermano. <i>Glissons<\/i>. <i>N\u2019appuyon pas<\/i>. Sorridono, pietosi o beffardi. Deridono l\u2019insipienza sciocca dei contadini e degli zotici \u201clocali\u201d, come dicono tanto bene datosi che, quando si manifestano, costoro giungono dalla capitale, alla quale appartengono e sempre fanno ritorno. Agli occhi loro di scienziati muniti degli ordegni tecnici pi\u00f9 avanzati, sti quattro burini \u201clocali\u201d non sono in grado di elevare se stessi insino al cielo empireo della significazione autentica e del concetto vero. Sono disposti, tra molto buon umore di iniziati, spiriti magni e celicoli di vario grado adunati a convegno, con garenzia di pubblicazione degli atti e, nella ipotesi migliore, prospettiva di lauto simposio finale <i>gratis et amore:<\/i> ad intrattenersi secoloro cianciando di multivocalit\u00e0 \u2013 e scemenze consimili. Che sarebbe: hanno i locali diritto ad interpretare i manufatti \u201carcheologici\u201d rinvenuti l\u00e0 dove trascinano innanzi ignare esistenze? Meritano le loro, pur inconsapevoli, voci, di essere ammesse ad orecchio, se non ad attenzione, di archeologo? Oppure si dovr\u00e0 interdire al volgo profano l\u2019accesso al sacello? E rinnovare ancora, con la maggior Sibilla, il grido:\u201d<i>Proc<\/i><i>u<\/i><i>l o procul este profani totoque absistite luco<\/i>\u201d? E far risonare soltanto la <i>voce sola<\/i> degli <i>addicti, <\/i>che<i> fannosi onore, e di ci\u00f2 fanno bene<\/i>?<\/p>\n<p>Non sto scherzando. Questa brutta roba \u00e8 accaduta davvero.E comunque: affari loro.<\/p>\n<p>E per\u00f2: come te lo spieghi il toponimo <i>Fontana del cavalluccio<\/i>? A chi verrebbe in mente di inventare una storia cos\u00ec? Per quali motivi e con quali scopi? Manco esaurito il fiasco di cesanese.<\/p>\n<p>Mi dicono che la questione \u00e8 molto pi\u00f9 complicata. Che un archeologo scientifico, or sono alcuni anni, dopo accurata ricognizione dei dati ed esame dei luoghi, s\u2019\u00e8 risolto a vergare una sua relazione nella quale asserisce che, in quella zona, a Valle Carcara, non c\u2019\u00e8 traccia di sepolture romane \u2013 o d\u2019altra pertinenza culturale \u2013 n\u00e9, assolutamente, di manufatti antichi. E che, in forza di tale autorevole asserzione, posto il nessun significato archeologico dell\u2019area, siano state edificate case, case, case. Non ho visto la relazione, per\u00f2. Solo ascoltato il racconto, ma da persone degne di molta fede. E comunque non sono un archeologo. Dal che, anzi, mi guardo bene. Ne restino avvertiti i viandanti superstiti alla ciancia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver segnato o evidenziato sulla mappa IGM al 25000 chiese, cappelle ed edicole di strada, ho unito i punti con una bella matita rossa e ottenuto una indicazione, una direzione, per quanto ipotetica, un vettore orientato, che avrei potuto verificare sul terreno. Non molto, ma meglio di niente. A proposito di chiese e cappelle: &#8230; <a title=\"Escape Tiburtina IV\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=335\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Escape Tiburtina IV\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[14,9,64,65,66],"class_list":["post-335","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-latino","tag-angelo-boezi","tag-latino","tag-pelonga","tag-via-tiburtina","tag-ville-rustiche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/335","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=335"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/335\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":342,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/335\/revisions\/342"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}