{"id":307,"date":"2024-08-12T15:32:26","date_gmt":"2024-08-12T14:32:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=307"},"modified":"2026-01-06T11:35:03","modified_gmt":"2026-01-06T10:35:03","slug":"la-via-tiburtina-ad-alatri-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=307","title":{"rendered":"Escape TIburtina II"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">L\u2019orizzonte complessivo che si osserva a Pelonga mostra evidenti due dati fondamentali:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">1. la eccezionale densit\u00e0 e la variet\u00e0 dei frammenti ceramici, che sono distribuiti lungo un arco di tempo molto ampio; si tratta soprattutto di materiali minuti perch\u00e9 i pezzi di maggior interesse \u201ccollezionistico\u201d sono stati aportati e vengono custoditi da privati;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">2. la densit\u00e0 e la numerosit\u00e0 delle fattorie e, perci\u00f2, del popolamento d\u2019et\u00e0 romana;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Sul terreno, sparsi un poco dovunque, ci sono anche frammenti di tegoloni e di doli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">I doli (in latino <i>dolium, &#8211;<\/i><i>ii<\/i>) erano contenitori approssimativamente sferici, come sorta di cisterne, o botti, di terracotta assai spessa. Avevano un diametro variabile tra un metro e mezzo e due metri ed una capacit\u00e0 tra 1500 e 2000 litri. Erano muniti di una bella imboccatura, ampia abbastanza per il passaggio di una persona. Se riempi un dolio di grano, prima o dopo ci devi entrare dentro: come quando eravamo bambini e la nonna ci calava nella madia per raccogliere con la scopetta gli ultimi chicchi sul fondo. Venivano interrati ed adibiti alla conservazione dei prodotti dell\u2019agricoltura, aridi e granaglie soprattutto, o alla fermentazione del mosto e all&#8217;invecchiamento del vino. La naturale porosit\u00e0 della terracotta e l\u2019isolamento assicurato dal terreno garantivano condizioni di temperatura e di umidit\u00e0 ragionevolmente costanti con un consumo energetico ed una impronta ambientale prossima a zero. I doli erano una tecnologia di conservazione degli alimenti molto efficiente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">I doli pesano quintali e sono difficili da trasportare. Erano costruiti con le mani, per sovrapposizione, lisciatura e levigatura di successivi cordoni di argilla. Il forno per la cottura veniva realizzato, sul posto, intorno al dolio in argilla cruda, e veniva smontato quando la lavorazione era stata completata. La fabbricazione di un dolio richiede molta perizia e molto lavoro. Ne ho visto costruire uno in Turchia orientale. Sono stati necessari, cottura compresa, dieci giorni del lavoro di cinque artigiani provetti, dalla depurazione della argilla grezza al prodotto finito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Dove, come a Pelonga, ci sono frammenti di doli sparsi in giro: ci debbono essere state anche attivit\u00e0 agricole significative e, dunque, propriet\u00e0 agricole produttive e organizzate. Fattorie, o <i>villae<\/i>, o <i>praedia<\/i>, o <i>fundi<\/i>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Insieme ai frammenti di doli e di tegoloni romani, sparpagliati sul terreno ci sono pezzi di ceramica comune romana di ogni dimensione e spessore. Dai fondi, dai bordi, dagli spessori e dai manici si riconoscono senza difficolt\u00e0 tazze, coppe, bicchieri, contenitori di varia misura lavorati, naturalmente, al tornio. Testimoniano la vita quotidiana. Le attivit\u00e0 produttive. La presenza di un numero consistente di persone impegnate nella lavorazione dei terreni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Qua e l\u00e0, capita di imbattersi in grossi frammenti di cocciopesto, che \u00e8 un impasto di calce e tritume di terracotta e, occasionalmente, pietrame minuto. In spessori variabili da dieci a quindici centimetri, almeno a Pelonga, serviva per pavimentare gli ambienti rustici delle abitazioni: locali seminterrati o a piano terreno, di servizio o destinati alla vita quotidiana. Soltanto gli ambienti padronali delle fattorie pi\u00f9 grandi erano pavimentati a mosaico. Il cocciopesto poteva essere realizzato con materie prime locali. Non richiedeva componenti che arrivassero da lontano. Consentiva il rempiego d\u2019una parte almeno del cocciame che risultava, in grandi quantit\u00e0, dalle vicende ordinarie della vita e del lavoro. La calce veniva prodotta sul posto \u2013 c\u2019\u00e8 calcare in abbondanza &#8211; e i cocci stavano in giro dappertutto. Ha eccellenti caratteristiche di traspirabilit\u00e0 ed igrometria. Protegge gli ambienti dalla umidit\u00e0 del terreno e li mantiene asciutti. \u00c8 un isolante termico molto efficace. Veniva adoperato anche come sottofondo isolante e livellante per pavimentazioni di pregio. Ha dimostrato di reggere ai millenni anche se esposto agli agenti atmosferici. Una variet\u00e0 di questa malta, per completezza di catalogo, veniva impiegata per intonacare le cisterne, in sostituzione delle malte pozzolaniche, che hanno caratteristiche di impermeabilit\u00e0 migliori ma erano pi\u00f9 costose. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Se c\u2019\u00e8 tanto cocciopesto, ci debbono essere stati tanti cocci: che significano la presenza e l\u2019attivit\u00e0 di tante persone. C\u2019\u00e8 un pezzone di cocciopesto a valle della cos\u00ec detta \u201ccisterna\u201d di Monte Capraro che misura quasi un metro quadrato. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">La quantit\u00e0 e la distribuzione ampia sui versanti di questi materiali, dunque: testimoniano un popolamento denso e di lungo periodo in et\u00e0 romana. Se si preferisce: una messa a coltura del territorio intensa e una attivit\u00e0 umana di notevole rilievo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Il che, alla fine, non \u00e8 una novit\u00e0. Era arrivato alla medesima conclusione il prof. Gasperini per la strada, del tutto diversa, e meno insidiosa, dell\u2019esame dei materiali epigrafici cittadini e dei toponimi prediali, cos\u00ec frequenti nel nostro territorio. Cassiano da una <i>gens Cassia<\/i> o da un <i>Cassius<\/i>, Cosciano da una <i>gens<\/i> <i>Cossia<\/i> o da un <i>Cossius<\/i>, Magliano da una <i>gens<\/i> <i>Manlia<\/i> o da un <i>Manlius<\/i>, Pignano da un <i>Plinius<\/i> o <i>Pinius<\/i> o da una <i>gens<\/i> <i>Plinia<\/i> o <i>Pinia<\/i>, e continui da s\u00e9 l\u2019accorto lettore nella ascrizione a rubrica. Una magistrale, accuratissima ricognizione dei dati epigrafici e toponomastici ha condotto il prof. Gasperini ad affermare \u201cin palmare evidenza la grande, capillare romanizzazione dell\u2019agro aletrinate\u201d (Gasperini, 1964, p. 90).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Quel che si osserva sul terreno a Pelonga punta nella medesima direzione. Peccato che la questione sia sfuggita del tutto ai redattori della guida archeologica cittadina. In ogni caso, se c\u2019\u00e8 il nome del luogo, ci deve essere stato anche il luogo. Se una zona viene denominata con un nome di propriet\u00e0 prediale, ci deve essere stata la propriet\u00e0 e, perci\u00f2, la villa rustica, la fattoria che ne era il centro funzionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Associati ai frammenti di doli, tegoloni ed altra minutaglia d\u2019uso quotidiano, a Pelonga sono evidenti affioramenti superstiti di muri, pavimenti ed altre strutture certamente romani che resistono ai malestri del tempo e delle attivit\u00e0 umane. Sono distribuiti lungo tutto l\u2019ampio anfiteatro naturale esteso da Colle Drago a Monte Capraro e, ancora, sul versante occidentale di Monte Reo. Sulla sommit\u00e0 del quale, un pianoro mostra evidenti i segni d\u2019una antica centuriazione. Quando i terreni circostanti vengono arati, o scavati per l\u2019impianto di un uliveto, li si trova dissodati in profondit\u00e0. Pressoch\u00e9 privi di pietrame. Affiorano invece altri frammenti ceramici, di ogni dimensione e tipo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Dove sopravvivono le murature pi\u00f9 significative, il terreno non pu\u00f2 essere coltivato ed ha consentito, nel tempo, la crescita d\u2019una varia vegetazione spontanea. Ho imparato che, se vedi una macchia di quercioli, di sommacchi, di alberi di Giuda in mezzo ad un oliveto e, intorno, noti sul terreno pezzi di tegoloni e altre terracotte romane, devi guardare bene in mezzo alle piante e agli arbusti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">A Pelonga, per un esempio, si distingue ancora bene l\u2019impianto, ben conservato, d\u2019una fattoria, che \u00e8 stato tagliato da una strada moderna, lungo i margini della quale ci sono accumuli di cocciopesto e frammenti di varie terracotte romane, tegoloni compresi. A destra della strada, per chi dia le spalle ad Alatri, sopravvive il piano seminterrato con soffitto a volta di una <i>villa rustica<\/i>, al quale non si pu\u00f2 accedere perch\u00e9 il passaggio \u00e8 stato ostruito. Introducendo una macchina fotografica in un foro della volta prodotto da un crollo parziale, s\u2019\u00e8 ottenuta una immagine nella quale si osserva un ambiente ampio, che comunica con un secondo mediante un passaggio sormontato da un arco in pietra. Restino per\u00f2 avvertiti i curiosi che l\u00ec sotto c\u2019\u00e8 una tana di selvatici, di cui si percepisce forte il lezzo. Si tratta, probabilmente, di cinghiali, sicch\u00e9 \u00e8 necessaria molta attenzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Di solito, questi spazi erano destinati a rimessa e ad alloggio per schiavi. In questo secondo caso, in latino si chiamano <i>ergastulum<\/i>. Catone Seniore, <i>de re rustica<\/i>, consiglia di incatenare bene gli schiavi nell\u2019<i>ergastulum<\/i> durante la notte perch\u00e9 non si pu\u00f2 mai sapere cosa potrebbe passare loro per il capo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Sul lato sinistro della medesima strada, a una ventina di metri di distanza dalla carreggiata e pressoch\u00e9 alla stessa quota altimetrica del solaio dei locali seminterrati, durante lavori di aratura sono affiorate tessere bianche e nere d\u2019un mosaico poi adoperate, a quel che dicono, per decorare un camino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Si delinea, dunque, una struttura complessa e di grandi dimensioni: a destra della strada attuale locali di servizio pavimentati a cocciopesto; a sinistra, una zona padronale pavimentata a mosaico. La distanza tra i due affioramenti \u00e8 di quaranta metri circa. Una struttura di queste dimensioni rinvia ad un propriet\u00e0 di grande estensione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Sul terreno, da entrambi i lati della carreggiata, c\u2019\u00e8 una quantit\u00e0 notevole di frammenti minuti di terracotta, tra i quali alcuni pezzi di tegoloni. I reperti pi\u00f9 significativi pare siano stati asportati da un appassionato locale che portava avanti certe sue indagini. Non mi risulta ne sia arrivata nemmanco la notizia al museo comunale. Spero di sbagliarmi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Capisco di essere noioso, con questa lagna dei reperti che scompaiono e diventano irreperibili ma \u00e8 una faccenda che mi d\u00e0 sui nervi perch\u00e9 \u00e8 un furto di memoria e, perci\u00f2, di identit\u00e0. Sommati insieme, tanti piccoli gesti di sequestro della memoria compiuti da cittadini privati creano un vuoto, dentro il quale altri appassionati locali trovano ampio agio di fabbricare teorie delle origini a dir poco imbarazzanti. Le quali rappresentano un ulteriore e, forse, pi\u00f9 grave sequestro di identit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Non pu\u00f2 essere che un tizio renda visibili, in un noto ambiente di pettegolezzo che, per quanto telematico, sempre pettegolezzo \u00e8: le fotografie di una ciotola del tardo bronzo o del primo ferro, che gli \u00e8 stata mostrata da un altro tale, il quale l\u2019ha trovata, in compagnia di altre simili, che non ci \u00e8 dato di considerare neppure in immagine, \u201cdentro un anfratto\u201d, e adesso le custodisce tutte insieme al sicuro, cio\u00e8 a casa sua: e non succeda niente. Quell\u2019anfratto \u00e8 indizio sicuro di un\u2019area di altissimo significato storico ed archeologico perch\u00e9 le sepolture non sono mai isolate. Perci\u00f2, rinvia ad un insediamento stabile e di lungo periodo che racconta la storia dei nostri avi. In questi casi, chi ne ha capacit\u00e0 e responsabilit\u00e0 si deve alzare immediatamente dalla sedia e deve andare a parlare con entrambi i signori: e, soprattutto, deve vedere un poco bene di che anfratto stiamo parlando.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Non pu\u00f2 essere che un terzo signore tenga in casa un\u2019ascia in selce bionda del neolitico finale, la mostri in giro anche a funzionari e competenti, e la fotografia gironzoli da un telefono all\u2019altro, e non succeda nulla. Dove \u00e8 stata trovata questa ascia? Quella \u00e8 un\u2019area di grandissimo interesse antiquario. Va tutelata. La lasciamo cos\u00ec? Non ce ne occupiamo?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Le fattorie romane di Pelonga non sono mai state studiate in modo sistematico. Anche riguardo i pochi dati acquisiti, si sono sedimentati errori e sviste che, consolidati dalla tradizioni degli studi, sono finiti nella mappatura digitale di lazioantico.it . Il manufatto identificato come \u201ccisterna\u201d di Monte Capraro \u00e8, in realt\u00e0, il piano seminterrato di una grande fattoria, della quale si pu\u00f2 ricostruire abbastanza bene l\u2019impianto, esteso per almeno trentacinque metri. Non \u00e8 una cisterna perch\u00e9, banalmente, non c\u2019\u00e8 malta idraulica. Sopra questa struttura \u00e8 rimasto, ragionevolmente conservato, un ambiente al piano terreno con pavimento a cocciopesto. Negli uliveti sottostanti sono dispersi grandi pezzi di cocciopesto. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">La volta di quell\u2019ambiente che, di nuovo, \u00e8 piuttosto il piano seminterrato o, se si preferisce, il criptoportico di una struttura assai grande, sta crollando. \u00c8 un posto pericoloso. Da quando \u00e8 uscito <i>Pelonga<\/i>, l\u00e0 sopra c\u2019\u00e8 una varia attivit\u00e0 di turisti e curiosi. C\u2019\u00e8 una associazione che organizza visite e passeggiate. Bisogna provvedere a mettere in sicurezza l\u2019area perch\u00e9 la muratura periclita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Quel sito specifico almeno meriterebbe di essere studiato meglio. Magari prima che finisca di crollare. Si trova vicino ad un lungo muro in pietra poligonale. Un poco pi\u00f9 in alto del quale c\u2019\u00e8 un <i>lacus<\/i> in muratura e malta idraulica. Adesso ci crescono dentro alcune belle piante di bosso. Secondo Columella, invece, in una fattoria romana serviva soprattutto da abbeveratoio. Nei pressi del <i>lacus<\/i>, mi dicono i locali, c\u2019era, attiva fino a trenta anni fa, una sorgente perenne.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Prima o dopo, a proposito, dovr\u00f2 sistemare le osservazioni e le fotografie che ho messo insieme, in questi anni, sulle opere di regimazione e prelievo delle acque a Pelonga e sulla relazione tra questa rete idraulica e le strutture edificate. In passato c\u2019era evidentemente pi\u00f9 acqua che ora e bisogna capire bene la relazione tra le fattorie romane, le acque superficiali e le falde freatiche. Anche solo se guardi un\u2019immagine da satellite, il colore verde intenso dell\u2019erba in ogni stagione dell\u2019anno ti consente di seguire l\u2019andamento di una falda di modesta profondit\u00e0 ma notevole ampiezza e vena abbondande che scende da Monte Capraro, proprio vicino alle strutture della \u201ccisterna\u201d, piega a sinistra, all\u2019altezza di Pelonga, nei pressi della fattoria che ha restituito tessere di mosaico, continua a valle delle rovine di una chiesa che rimonta, verosimilmente, all\u2019alto Medioevo, e segue il declivio fino a Canale. Appena passata la chiesa, verso Sud, lungo il pendio: c\u2019\u00e8 un pozzo moderno, che consente di verificare la presenza di acqua nella falda in ogni periodo dell\u2019anno. Nei periodi di pioggia, anzi, la falda affiora in superficie. Si formano grosse pozzanghere che rimangono l\u00ec per giorni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Insomma: nel territorio che stiamo considerando sopravvivono gli impianti d\u2019una decina di <i>villae<\/i> <i>rusticae<\/i>, come vengono definite, non del tutto propriamente, nella tradizione degli studi. Un altro lavoro da fare, dunque, \u00e8 documentare, registrare su mappa e georeferenziare le strutture superstiti. Se ci riuscissimo, cominceremmo a capire un poco meglio le relazioni con il territorio, tra le fattorie in se stesse e con la strada che andiamo cercando. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Abbiamo familiari queste <em>villae<\/em> <em>rusticae<\/em> pi\u00f9 per come i Romani le avrebbero volute che per com\u2019erano veramente. Ci sono rimaste le prescrizioni di Vitruvio e le considerazioni dei tre trattati latini di agricoltura: il<i> liber de agri cultura<\/i> di <i>Marcus Porcius Cato<\/i>, il <i>de re rustica <\/i>di <i>Marcus Terentius Varro <\/i>e il <i>de re rustica <\/i>di<i> Lucius Iunius Moderatus Columella<\/i>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Si trattava di unit\u00e0 complesse con una corte, un\u2019aia, una stalla per le vacche, vicino alla quale secondo <em>Vitruvius<\/em> andava collocata la cucina. Sulla corte si affacciavano anche un ovile ed una stalla per cavalli ed asini. Ci potevano essere un frantoio, con annesso locale per la conservazione dell\u2019olio in giare e dolii, e una cantina per la pigiatura dell\u2019uva, la fermentazione del mosto e l\u2019invecchiamento del vino. Ancora secondo <i>Vitruvius, <\/i>il granaio andava collocato sul lato settentrionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Nel trattato di <i>Columella<\/i> sono menzionati una tettoia per il ricovero di carri e altri attrezzi, un locale per tener chiusi sotto chiave gli arnesi di ferro (<i>ferramenta<\/i>), un\u2019area padronale, un bagno, una cisterna, un <i>lacus, <\/i>una fossa per il letame, un pollaio, un porcile e un colombaio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Poi, nella realt\u00e0, ci saranno state notevoli variazioni dimensionali e tipologiche, in relazione alla estensione dei terreni ed alle capacit\u00e0 econoniche della propriet\u00e0. Ma insomma, stiamo considerando gli ambienti di insediamenti agricoli ragionevolmente autosufficiente e, perci\u00f2, di medie o di grandi dimensioni. Ne sono stati segnalati centinaia nel Lazio ed in Etruria ma mancano, per quel che ne so, studi e scavi sistematici perch\u00e9, con un terzo dell\u2019abitato di Pompei ancora da studiare, solo per un esempio, ed un patrimonio immenso gi\u00e0 acquisito da tutelare e porre in valore, i pochi funzionari che se ne occupano con mezzi economici non sempre larghissimi: \u00e8 chiaro che non ce la possono fare. Servirebbe un esercito di archeologi e la societ\u00e0 civile ha altre priorit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Conosciamo abbastanza bene, per\u00f2, un sistema di fattorie che si trovava tra il fianco meridionale del Vesuvio e la citt\u00e0 di Pompei, nell\u2019area di Boscoreale. \u00c8 stato sepolto dalle ceneri vulcaniche dell\u2019eruzione del 79. Se fate una ricerca, guardate qualche pianta e ci pensate un poco su: si comincia a capire di cosa stiamo parlando qua sopra a Pelonga.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019orizzonte complessivo che si osserva a Pelonga mostra evidenti due dati fondamentali: 1. la eccezionale densit\u00e0 e la variet\u00e0 dei frammenti ceramici, che sono distribuiti lungo un arco di tempo molto ampio; si tratta soprattutto di materiali minuti perch\u00e9 i pezzi di maggior interesse \u201ccollezionistico\u201d sono stati aportati e vengono custoditi da privati; 2. la &#8230; <a title=\"Escape TIburtina II\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=307\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Escape TIburtina II\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[63,14,9,64,65,66],"class_list":["post-307","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-latino","tag-alatri","tag-angelo-boezi","tag-latino","tag-pelonga","tag-via-tiburtina","tag-ville-rustiche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/307","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=307"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/307\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":343,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/307\/revisions\/343"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=307"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=307"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=307"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}