{"id":285,"date":"2024-07-23T18:46:15","date_gmt":"2024-07-23T17:46:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=285"},"modified":"2026-01-06T11:35:44","modified_gmt":"2026-01-06T10:35:44","slug":"la-via-tiburtina-ad-alatri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=285","title":{"rendered":"Escape Tiburtina I"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0\u00a0 Due anni, fa alla biblioteca comunale di Alatri, ho presentato le conclusioni di una indagine cui avevo dedicato un poco di tempo libero. Mi pare ancora che quel lavoro abbia qualche senso e che, perci\u00f2, vada reso disponibile a chiunque si interessi di queste faccende. Ho un poco rielaborato l\u2019originale ma le idee di base sono le medesime. Chi volesse discuterne, mi pu\u00f2 scrivere: <a href=\"mailto:angelo@angeloboezi.net\">angelo@angeloboezi.net<\/a>. Oppure, pu\u00f2 commentare qui sotto. Avevo disattivato questa possibilit\u00e0 un anno fa. C\u2019erano in giro degli stupidissimi robot informatici con nomi russi che registravano in modo automatico centinaia di utenti fittizi per ora e, in questo modo, generavano un traffico di rete spaventoso. M\u2019hanno fatto perdere un mucchio di tempo. Meglio la posta. Adesso riprovo. Speriamo bene.<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Siamo qui per parlare di una strada romana che attraversa Pelonga e sale ad Alatri. \u00c8 stata, per millenni, la via principale di accesso al paese. Per venire ad Alatri, si passava da Pelonga. Per partire da Alatri, raggiungere la via Latina e andare a Roma oppure, verso Capua, a Sud, per arrivare all\u2019Appia, fino a <i>Br<\/i><i>u<\/i><i>ndisi<\/i><i>um<\/i> e di l\u00e0, per nave, fino a <i>Dyrrachium<\/i>, dove iniziava la via Egnatia, che si allungava fino in Tracia: si passava da Pelonga.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Lo studio di Pelonga \u00e8 appena agli inizi. Fino a qualche anno fa, i competenti, gli esperti e i professionisti supponevano che le testimonianze di presenze umane sul terreno fossero modeste. Ne concludevano che il popolamento antico non fosse stato significativo. In realt\u00e0, nessuno aveva mai guardato quell\u2019area con l\u2019attenzione necessaria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 I risultati dei saggi di scavo e delle ricognizioni del prof. Biddittu, che rimangono fondamentali, non hanno lasciato gran traccia negli studi. A leggere la guida archeologica di Alatri, anzi, si vede bene che i suoi lavori non sono stati compresi o, peggio ancora, neppure letti con un poco di cura. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Tutta questa storia, che parla di Monte Lungo, di Monte Capraro, degli appassionati locali e degli archeologi autentici e certificati, l\u2019ho raccontata in <i>Pelonga, <\/i>che si pu\u00f2 leggere anche in questo zibaldone digitale. Oppure, meglio ancora, comprando il libro. Tutti i soldini che si ricavano dal libro vanno alla associazione <i>Amici del cuore<\/i>, che li usa per acquistare ed installare defibrillatori ed organizzare iniziative di formazione e promozione d\u2019una maggiore sensibilit\u00e0 verso le malattie cardiovascolari. \u00c8 stata costituita in memoria d\u2019un caro amico mio, Guido Celani, che una brutta mattina si \u00e8 alzato, ha bevuto un caff\u00e8 ed \u00e8 morto cos\u00ec, perch\u00e9 gli si era fermato il cuore senza un motivo che si potesse capire. Con Guido siamo cresciuti insieme. Giocando a guerra, a sassate, a nascondino, a palline, a figurini e ad acchiappare le lucertole. E anche in memoria del figlio di un altro carissimo amico mio. Giacomo Dell\u2019Uomo era un ragazzo splendido, ed \u00e8 morto pure lui, come Guido, cos\u00ec, senza una ragione. Ci fosse stato un defibrillatore l\u00e0 vicino, e qualcuno in grado di eseguire la procedura di rianimazione, forse sarebbero ancora vivi. Perci\u00f2: meglio comprare il libro. Oppure leggere qui e comprare il libro. Oppure non leggere qui, non comprare il libro, non occuparsi di Pelonga, di cocci vecchi, di tombe antiche e di strade romane e contribuire alle attivit\u00e0 della associazione, che sono molto pi\u00f9 serie di questo minimo esercizio di antiquaria. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Mi pare che le idee fondamentali di <i>Pelonga<\/i> siano state accettate. Quell\u2019area, adesso, \u00e8 considerata di altissimo significato archeologico e viene, finalmente, un poco protetta. Ma \u00e8 stata saccheggiata senza misericordia per decenni. Comunque sia andata: siamo sicuri che tutto l\u2019ampio anfiteatro naturale disteso tra Monte Capraro, Monte Lungo e Colle del Drago, che comprende la vallata di M. San Marino: \u00e8 stato abitato in modo stabile nell\u2019et\u00e0 della pietra, durante le et\u00e0 del bronzo e del ferro e nel periodo, diciamo cos\u00ec per capirci, romano. Secondo me, anzi, per quel che si vede sul terreno, il popolamento antico \u00e8 stato molto pi\u00f9 intenso che l\u2019attuale. Penso che, quando avremo finito , sarete d\u2019accordo con me: Pelonga \u00e8 stato un posto molto importante del Lazio mediano in et\u00e0 antica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Per noi, invece, Pelonga \u00e8 un luogo periferico. Meglio: una specie di non-luogo intermediario collocato tra due comunit\u00e0. Sospeso tra due comunit\u00e0. Dove non c\u2019\u00e8 ragione di andare perch\u00e9 non porta da nessuna parte. In et\u00e0 romana, invece, ci passava una strada importante. Uno dei tre grandi assi viari che collegavano Roma con l\u2019Italia meridionale. Sulla costa c\u2019era l\u2019Appia, che \u00e8, verosimilmente, la prima strada della storia umana con fondo artificiale. All\u2019interno, distesa lungo la valle Latina, c\u2019era la via Latina, che seguiva, approssimativamente, il tracciato della nostra Casilina e si ricongiungeva all\u2019Appia nei pressi di Capua. Ancora pi\u00f9 all\u2019interno, tagliando le prime elevazioni dell\u2019Appennino, correva la via Tiburtina, che saliva fino alla valle dell\u2019Aniene, raggiungeva Subiaco e di l\u00e0, per <i>Tibur<\/i>, che noi chiamiamo \u201cTivoli\u201d, arrivava a Roma. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Se, per qualche motivo, le vie Appia e Latina fossero state interrotte, metti per allagamenti o altri malestri di tempo o perfidia di uomini, la via Tiburtina, che non si poteva allagare perch\u00e9 stava a mezza costa, sarebbe rimasta sempre disponibile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Sulla <i>Tabula Peutingeriana<\/i> questa via Tiburtina \u00e8 segnata soltanto fino a Subiaco. Ma, come sanno tutti, la <i>Tabula<\/i> rappresenta i percorsi ordinari del <i>cursus publicus \u2013<\/i> diciamo cos\u00ec, giusto per capirci, il sistema postale romano -, non l\u2019intero sistema della viabilit\u00e0 antica. Noi, per\u00f2, sappiamo che questa Tiburtina c\u2019era e che arrivava fino alla via Latina. Il <i>compitum<\/i>, il bivio tra via Latina e Tiburtina stava a <i>Frusino<\/i>, proprio a Madonna della neve, dove sono affiorate sepolture romane.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Di passaggio: le localit\u00e0 individuate dal toponimo \u201cMadonna della neve\u201d corrispondono ad insediamenti antichi precedenti che erano caratterizzati dalla presenza di un nevaio. Durante l\u2019inverno, la neve veniva trasportata dalle montagne e compressa in accumuli sotterranei. In questo modo, rimaneva disponibile per il resto dell\u2019anno. Questa pratica \u00e8 rimasta in uso sui nostri monti fino a qualche decennio fa. I pastori, d\u2019inverno, accumulavano grandi quantit\u00e0 di neve nei canaloni meno esposti al sole. Durante il periodo del pascolo estivo, la facevano sciogliere un poco alla volta per le necessit\u00e0 proprie e degli animali. Per noi, il nevaio \u00e8 un indizio importante perch\u00e9 doveva stare per forza vicino ad una strada che potesse essere percorsa con i carri.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Tutti sanno che le reliquie di S. Sisto sono arrivate ad Alatri per una provvidenziale deviazione di percorso. Venivano condotte, a dorso di mula, lungo la via Latina, da Roma, verso Sud, con l\u2019idea di arrivare ad Alife, ma l\u2019animale, passata Anagni, devi\u00f2 a sinistra e arriv\u00f2 ai piedi della collina di Alatri, nei pressi della chiesa di S. Matteo dove, fuori dell\u2019abitato, c\u2019era un lazzaretto, o \u201cospitale\u201d. Adesso, se avete la pazienza di rimanere e sentire la storia che sto per raccontare, vedrete che S. Sisto \u00e8 passato proprio per questa strada di cui stiamo cominciando a parlare. L\u2019esistenza di questa strada, che andiamo cercando, \u00e8 confermata dalla narrazione della venuta di S. Sisto e, a sua volta, la conferma. \u201cL\u2019impervia strada in salita\u201d percorsa dalla mula per arrivare ad Alatri \u00e8 proprio la Tiburtina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Ritrovare questa strada ci aiuta a capire meglio noi stessi, il nostro territorio e la nostra storia perch\u00e9 la Tiburtina ha avuto, per i nostri avi, un ruolo essenziale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Sappiamo che questa Tiburtina c\u2019era ma non sappiamo dove passava esattamente. Ne abbiamo perso il tracciato. Non \u00e8 strano. Per qualche motivo, che non ho mai capito, gli studi di archeologia hanno ignorato per secoli le strade e gli acquedotti di Roma. Finch\u00e9 sono rimasti in funzione, nessuno li ha considerati degni di attenzione. Li adoperavano e basta l\u00e0. Le strade romane hanno continuato a costituire i vettori fondamentali della viabilit\u00e0 italiana fino alla seconda guerra mondiale. L\u2019esercito tedesco, nel 1943, dopo la sbarco alleato e la liberazione della Sicilia, risal\u00ec la penisola lungo l\u2019Appia e ne fece saltare i ponti per rallentare gli anglo-americani. Poi sono venuti gli anni Cinquanta, il \u201cmiracolo economico\u201d, la speculazione edilizia e, nel gran fracasso di quella immensa babilonia, ci siamo mangiati, col resto, anche quel che era rimasto delle strade di Roma. Non solo delle strade di Roma, per la verit\u00e0. Sono spariti, in pochi anni, centinaia di chilometri di Appia. L\u2019ILVA di Taranto, per un esempio, l\u2019hanno costruita esattamente sopra l\u2019Appia. Dicono anche che i basoli dell\u2019Appia siano stati, qua e l\u00e0, scavati con la ruspa e adoperati per pavimentare cortili e rustici di ville e casali. Da Benevento in poi, \u00e8 come se fosse scomparsa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Questa brutta storia l\u2019ha raccontata Paolo Rumiz in <i>Appia<\/i>, che \u00e8 un magnifico libro di viaggio: la storia dell\u2019Appia, che \u00e8 storia della relazione tra l\u2019Appia e noi, ci pu\u00f2 aiutare a capire chi siamo diventati. Ci consente di intravedere la direzione verso la quale siamo incamminati. E allora, se mi permettete un consiglio: leggete il libro di Rumiz. Lasciate perdere per qualche sera la televisione e i social. Vale la pena.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 C\u2019\u00e8 anche quest\u2019altro libro, che non si studia nei corsi di latino delle scuole e neppure delle universit\u00e0, ma \u00e8 un peccato: <i>de aquis urbis Romae<\/i>, di un <em>Sextus Iulius <\/em><i>Frontinus<\/i>, del quale non sappiamo molto. <i>Tacit<\/i><i>us<\/i>, in <i>Agricola<\/i> XVII, lo ricorda, con molto rispetto, governatore provinciale in Britannia, probabilmente dopo il 74 del nostro tempo: <i>sustinuitque molem Iulius Frontinus, vir magnus<\/i>. Nel 97 ricevette da Nerva l\u2019incarico di <i>curator aquarum<\/i>: soprintendente agli acquedotti di Roma. C\u2019\u00e8 un tubo di piombo, una conduttura d&#8217;acquedotto, che in latino si chiama\u00a0<em>fistula<\/em>, ritrovato a Roma, lungo la via Tiburtina, che reca l\u2019iscrizione SEXTIULIFRONTINI. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Il libro di <i>Frontinus<\/i> \u00e8 un magnifico trattato di ingegneria romana e i Romani sono stati i pi\u00f9 grandi ingegneri della storia. L\u2019autore \u00e8 sostenuto da un altissimo e purissimo senso del dovere nel confronti del bene comune, che in latino si dice <i>res publica<\/i>. Incaricato di provvedere alla manutenzione del sistema di rifornimento idrico della citt\u00e0, assolve al proprio compito con scrupolo, disciplina e onore. Nel primo libro, descrive il tracciato e le caratteristiche degli acquedotti di Roma. Li colloca nello spazio riferendoli sempre ad una strada. Dove c\u2019\u00e8 un acquedotto, c\u2019\u00e8 anche una strada. Tra gli acquedotti e le strade romane intercorre una relazione assai stretta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"><i>Appius Claudius <\/i><i>Caecus<\/i>, censore dal 312 al 308, volle la costruzione del primo acquedotto e della prima strada a fondo artificiale. In una iscrizione celebrativa si legge: <i>viam Appiam stravit et aquam in urbem adduxit.<\/i> Lastric\u00f2 la via Appia e port\u00f2 l\u2019acqua in citt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 La strada \u00e8 una metafora potente. Ci consente una considerazione ulteriore a proposito della relazione tra i Romani e noi, e tra noi ed il senso del bene comune, della <i>res publica<\/i>: ad un certo punto del suo libro, che \u00e8 molto tecnico, tanto da mettere alla prova la conoscenza del sistema numerale romano di qualsiasi studioso di latino, <i>Frontinus<\/i> perde la pazienza e scrive:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 40px;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"><i>Tot aquarum tam multis necessariis molibus pyramidas velicet otiosas\u00a0\u00a0 compares aut cetera inertia sed fama celebrata opera Graecorum. <\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">\u00a0\u00a0 \u201c<span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Provati un po\u2019 a confrontare le piramidi, che non servono proprio a niente, o le altre opere dei Greci, tanto famose e celebrate ma assolutamente inutili, con questo imponente sistema di strutture, cos\u00ec vitali, che trasportano cos\u00ec tante acque\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Noi abbiamo distrutto le strade di Roma e lasciato che gli acquedotti andassero in rovina senza prenderci neppure pensiero di studiarli come si dovrebbe. Per\u00f2, celebriamo le piramidi e leviamo al cielo le lodi dell\u2019arte greca, i cui capolavori accumuliamo nei musei come tesori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Capisco che stiamo vagabondando ma qualche volta, se vai cercando la strada, c\u00e0pita. D\u2019altra parte, cercare una strada non \u00e8 privo di senso. Significa sforzarsi di intravedere la direzione giusta e il modo corretto per arrivare ad una meta. Vi chiedo, dunque, un poco di pazienza. Dobbiamo rimettere insieme i pezzi di un rompicapo abbastanza complicato. Alla fine, quando saremo arrivati, andr\u00e0 tutto a posto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Dunque: Pelonga \u00e8 stato un posto molto importante. In uno studio recente, curato dalla prima universit\u00e0 di Roma, che dovrebbe indicare su mappa tutti i luoghi di interesse archeologico del Lazio centrale e meridionale, sono stati inseriti anche alcuni dei tumuli di pietra di Pelonga, che erano stati considerati a lungo \u201cmanufatti agricoli\u201d o pure \u201crisultato di lavori di sgombero dei terreni\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">La mappa \u00e8 disponibile sul web: lazioantico.it. Ci sono alcuni errori, parecchie omissioni, varie imprecisioni ma, complessivamente, \u00e8 uno strumento importante in cui, finalmente, i tumuli di Pelonga non sono considerati pi\u00f9 semplici \u201cmucchi di sassi\u201d. La datazione attribuita \u00e8 ipotetica e molto alta: 925-726, ma i resti ceramici circostanti e i pochi studi precedenti puntano in quella direzione. A me interessa la specificazione \u201cnon identificato\u201d, che significa: questi manufatti debbono essere studiati e la loro natura precisata in modo pi\u00f9 specifico. Non sono, in nessun caso, banali \u201cmucchi di sassi\u201d. Bisogna che, prima o dopo, qualcuno se ne occupi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Nei decenni, il territorio di Pelonga \u00e8 stato sottoposto ad una costante e perfino minuta azione di asporto dei reperti antichi pi\u00f9 significativi. Non ha funzionato qualcosa nella comunicazione tra chi vive o lavora o frequenta quei luoghi e chi \u00e8 preposto allo studio ed alla tutela della memoria del passato. Ci siamo occupati troppo di speculare su quel che conoscevamo e troppo poco di studiare quel che non conoscevamo e non riuscivamo ancora a vedere. Intanto, appassionati, entusiasti e curiosi accumulavano ricordini. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Consideriamo ancora il lavoro, cos\u00ec utile, della universit\u00e0 di Roma. Se guardate l&#8217;area tra Alatri e Ferentino, con Monte San Marino al centro, vedete che dal <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">versante di Ferentino, a sinistra, \u00e8 stata segnalata e acquisita agli studi una quantit\u00e0 notevole di reperti, che hanno reso possibili molte ricerche e ritrovamenti ulteriori. Sul versante di Alatri, a destra, le segnalazioni sono pochissime. Ci si aspetterebbe, al contrario, che il versante di Alatri, esposto a Sud-Ovest e protetto verso Nord dal crinale montuoso, fosse stato, in et\u00e0 antica, pi\u00f9 frequentato. Sul terreno, infatti, \u00e8 rimasta una quantit\u00e0 notevolissima di reperti ceramici minuti. Si pu\u00f2 ritenere, allora, senza timore di sbagliarsi, che i pezzi pi\u00f9 vistosi e pi\u00f9 grossi siano stati asportati. Che il motivo della scarsit\u00e0 delle segnalazioni sia questo. Chi porta via qualcosa, dopo ha timore di parlare. Perci\u00f2, nella tradizione degli studi, per la scarsit\u00e0 dei dati, s\u2019\u00e8 concluso che il sito sia stato, in antico, poco frequentato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Se riuscissimo a costruire un dialogo, a diffondere una consapevolezza nuova e pi\u00f9 autentica, a comunicare che un reperto antico, un pezzo di coccio rotto, in se stesso, non vale niente e per\u00f2 contiene un valore inestimabile di conoscenza a condizione che possa essere studiato dove le vicende complicate degli uomini e delle cose lo hanno lasciato e viene rinvenuto: lo sforzo di comprensione del nostro passato potrebbe essere molto pi\u00f9 efficace e fecondo di risultati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Si pu\u00f2 fare. \u00c8 stato gi\u00e0 fatto. La storia esemplare di Pofi <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">e del sindaco Pietro Fedele dimostra che, se si <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">attivano e si <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">tengono aperti i canali della comunicazione tra <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">la <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">comunit\u00e0 e <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">le <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">istituzioni, si ottengono risultati notevolissimi. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">A proposito: quando avremo finito qui, credo sia una buona idea guardare www.museopreistoricopofi.com. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">O proprio fare una passeggiata fino a Pofi. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Un museo, gestito in modo intelligente, pu\u00f2 essere motore e lievito di cultura all\u2019interno di una comunit\u00e0. L\u2019idea del compleanno al museo \u00e8 tanto bella che merita di essere replicata anche altrove. Un museo ed un compleanno hanno in comune il tempo. Parlano entrambi del tempo, del trascorrere, <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">del senso dell\u2019essere e dell\u2019essere stati<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">. Perci\u00f2, del significato e del valore della vita. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Per questo, l<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">e immagini dei bambini che giocano e festeggiano dentro <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">il<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"> museo sono belle e commoventi. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">I bambini sono il futuro. Il museo testimonia le et\u00e0 trascorse. I bambini che imparano, giocando, cosa siamo stati, chi siano i nostri avi: saranno adulti consapevoli e pensosi del bene della comunit\u00e0. Un museo che si limiti ad esporre tesori: \u00e8 un luogo che parla soltanto di morte, di lussi esibiti, di ricchezze, di potere. Come un Trimalchione dall&#8217;animo disordinato qualunque. Tutta roba poco umana. Agghiacciante come la palude di Cocito. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Una imboccatura di dolio \u2013 un dolio \u00e8 una specie di grossa botte sferica di terracotta di due metri di diametro \u2013 non ha un valore economico. Se te la porti a casa diventa soltanto un soprammobile parecchio ingombrante e ti tocca pure spolverarlo ogni settimana. Magari, ti pare carina, almeno all\u2019inizio. La puoi mostrare a qualche amico fidato: ma con il vincolo del segreto, per carit\u00e0. Forse, il fatto di possederla ti comunica un senso di orgoglio. Ti pare accresca il valore di quel che tu significhi nel mondo. Ma, in se stessa, non significa assolutamente pi\u00f9 niente. \u00c8 una cosa morta. Se lo lasci dove l\u2019hai trovato e avverti qualcuno \u2013 il direttore del museo, prima di tutto, che sta l\u00e0 apposta, oppure il sindaco, che \u00e8 il custode del patrimonio archeologico, o i carabinieri, benemeriti anche nella tutela delle testimonianze della storia \u2013 quel pezzone di coccio pu\u00f2 servire a individuare l\u2019area di una fattoria romana. Lo studio di quella fattoria pu\u00f2 consentire di identificarne altre. Lo studio di un complesso di fattorie romane pu\u00f2 aiutare a ricostruire la storia del territorio in et\u00e0 antica e, perci\u00f2, a comprendere le nostre radici e il nostro passato. Ci pu\u00f2 aiutare a capire chi siamo. A guardare negli occhi i nostri antenati. Ad immaginare da dove veniamo. A leggere lo spazio in cui viviamo. E, magari, a dare un miglior senso al nostro futuro perch\u00e9 la parte veramente importante di un albero sono le radici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Allora: mettersi in tasca un pezzo di coccio non \u00e8 un gesto banale o privo di conseguenze. Meglio di no.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Per chi vive ad Alatri, dicevamo, oggi Pelonga \u00e8 un posto periferico. Conosco un sacco di gente che non c\u2019\u00e8 mai stata. In questi anni, quasi tutte le persone che mi accade di frequentare, qui ad Alatri, m\u2019hanno detto, prima o dopo:\u201dMi devi portare a Pelonga\u201d. Rispondo sempre allo stesso modo: \u201cQuando vuoi. Chiamiami e andiamo\u201d. Non ha mai chiamato nessuno. Anche se saranno al massimo dieci minuti di automobile. \u00c8 come se un artefatto culturale, un interdetto mentale di qualche tipo ci separasse, ci tenesse lontani da Pelonga. Venti secoli fa, invece, ci passava un sacco di gente per andare verso la via Latina o per venire dalla via Latina ad <i>Aletrium<\/i> e, passata <i>Aletrium<\/i>, arrivare fino a <i>Tibur<\/i> e a Roma.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Se avrete pazienza, credo che alla fine di questa storia riusciremo anche ad intravedere la radice, l&#8217;origine remota di questo interdetto e di questo artefatto a causa del quale Pelonga \u00e8 diventato un non-luogo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 La via Latina percorreva la valle Latina, che \u00e8 stata l\u2019orto, il pascolo ed il primo granaio di Roma, e ed entrava a Roma per porta Latina. Nell\u2019altro senso, si allungava fino a Capua. Non porta il nome del costruttore ed \u00e8 il risultato della sistemazione \u2013 come la via Labicana e la via Tiburtina &#8211; di tracciati precedenti che, probabilmente, risalivano alla preistoria. La via Latina \u00e8 certamente pi\u00f9 antica dell\u2019Appia. Metteva in comunicazione, prima di tutto, Roma con i <i>socii<\/i>, gli alleati del <i>nomen<\/i> <i>Latinum<\/i>: i Latini in senso proprio e gli Ernici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Era un luogo centrale della identit\u00e0. I consoli di Roma, subito dopo l\u2019elezione, salivano per la via Latina fino al tempio di <i>Iuppiter Latiaris<\/i> in cima al <i>mons Albanus<\/i>. Nel territorio di Rocca di Papa. L\u00ec compivano una speciale cerimonia augurale. Guai al console che avesse esercitato i propri poteri <i>inaugurato<\/i>. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Sul <em>Mons Albanus<\/em> si celebravano le <i>Feriae Latinae<\/i>, una festa antichissima, che riuniva tutte le citt\u00e0 della Lega Latina. Si offriva in sacrificio un toro bianco che non avesse mai sentito il peso del giogo. I rappresentati di ogni citt\u00e0 ricevevano una parte delle carni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Se il console eletto non avesse compiuto questa cerimonia prima di entrare in carica &#8211; <i>Latinis feriis actis, sacrificio in monte perfecto<\/i> -: il destino avrebbe riservato per lui e per Roma gravi sventure.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"><i>\u00a0\u00a0 Livius<\/i> racconta, tra la fine del XXI e l\u2019inizio del XXII libro, che <i>Gaius Flaminius<\/i> assunse il comando dell\u2019esercito <i>inauspicato<\/i>, senza aver compiuto i riti prescritti. Sia stata protervia, sia stata ignoranza della tradizione, come sostenne in senato <i>Quintus Fabius<\/i>: l\u2019inosservanza dei riti provoc\u00f2 l\u2019ira degli dei e cost\u00f2 la sconfitta del Trasimeno, che era stata annunciata da presagi funesti di ogni tipo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Se guardate in <i>Valerius Maximus<\/i>, <i>de religione <\/i>e <em>de auspicio<\/em>, trovate altre storie simili.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00a0\u00a0 Adesso: va<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">le la pena di <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">guardare<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"> una <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">carta<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">\u00c8 la mappatura dello spazio di Roma cui stanno lavorando <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Johan \u00c5hlfeldt <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">e<\/span> <span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">il <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Centre for Digital Humanities <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">University of Gothenbur<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">g<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">La trovate qui: <a href=\"https:\/\/imperium.ahlfeldt.se\/\">https:\/\/imperium.ahlfeldt.se<\/a>. Per chi si occupa della storia di Roma antica, \u00e8 uno strumento fondamentale. Io la tengo sempre davanti quando leggo <em>Caes<\/em><i>ar, <\/i><\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"><i>Livi<\/i><\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"><i>us, Tacitus, Ammianus<\/i><\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">. Ci<\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\"> torneremo tra un po\u2019. <\/span><span style=\"font-family: Courier New, monospace;\">Intanto, siccome abbiamo finito, per oggi, vi chiedo di studiare il sistema della viabilit\u00e0 tra <em>Roma<\/em> ed <em>Aletrium<\/em>. Guardate la linea rossa che parte dalla via Latina dove c&#8217;\u00e8 la nostra Madonna della Neve e taglia dritto fino ad Aletrium. Il tracciato \u00e8 completamente sbagliato ma \u00e8 la strada che stiamo cercando.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0 Due anni, fa alla biblioteca comunale di Alatri, ho presentato le conclusioni di una indagine cui avevo dedicato un poco di tempo libero. Mi pare ancora che quel lavoro abbia qualche senso e che, perci\u00f2, vada reso disponibile a chiunque si interessi di queste faccende. Ho un poco rielaborato l\u2019originale ma le idee di &#8230; <a title=\"Escape Tiburtina I\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.angeloboezi.net\/?p=285\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Escape Tiburtina I\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[63,14,64,65],"class_list":["post-285","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-latino","tag-alatri","tag-angelo-boezi","tag-pelonga","tag-via-tiburtina"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/285","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=285"}],"version-history":[{"count":22,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/285\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":344,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/285\/revisions\/344"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.angeloboezi.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}